Pisapia, vediamo congressi Pd e SI
MAMBO 18 Maggio Mag 2017 1018 18 maggio 2017

Pisapia metta con le spalle al muro il Pd e si imponga come leader

Deve dire ai suoi interlocutori dem che senza di lui non vanno da alcuna parte. Per emergere ci deve mettere “cazzimma”. E pure subito.

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Giuiano Pisapia ha parlato (sul Corriere della sera con un’intervista e su Repubblica con indiscrezioni che risarcivano il giornale del “buco” preso con il dialogo con il giornale rivale) e ha detto poche parole abbastanza chiare. In sostanza ha proposto al Pd una cosa che sta fra un’alleanza politica vera e propria o un patto di desistenza nel caso passi una legge elettorale (come quella che vuole in Pd) in cui sono previsti un certo numero di collegi.

UN CAMPO PROGRESSISTA TROPPO FRAMMENTATO. Nel caso dal Pd venisse un no, Pisapia è pronto a una lista elettorale che chiama di centro-sinistra con tutte le forze che non si raccolgono nel Pd. Questa forza non la descrive se non nella formula, peraltro felice, di «campo progressista» mentre lascia sullo sfondo il modo in cui si comporrà anche se il riferimento alle adesioni di singoli rivela l’imbarazzo ovvero la difficoltà di trattare con i partitini già esistenti o appena nati. Ovviamente l’unità si farà sul programma ma l’unità, dice intelligentemente Pisapia, è già un programma.

DUE STRADE PER IL PD: ALLEANZA A SINISTRA O SCONTRO. La prima ipotesi, quella in cui nell'alleanza c’è anche il Pd, con una leadership di schieramento indicata da nuove e appassionate primarie, sarebbe la soluzione migliore per chi ha in testa di vincere le elezioni. L’altra ipotesi, Pisapia non può non saperlo, crea un concorrente anche, e soprattutto, elettorale al Pd e assegna al “campo progressista” l’ambizione di cercare da solo il primato. Insomma Pisapia, con la sua notoria cortesia, dice a Renzi: insieme possiamo vincere, tu col tuo Pd mentre io ti porto una nuova sinistra e possiamo vincere guidati da te o da altri con una scelta che si farebbe nelle primarie. Il fatto che lo Statuto del Pd prevede che il segretario sia candidato è affare di un Partito. Lo Statuto non vale erga omnes.

Con le sue “uscite” Giuliano Pisapia non deve però credere di aver fatto il suo lavoro. Ha fatto il minimo sindacale

Nell’ipotesi che ciò non avvenga, le forze messe insieme da Pisapia dovrebbero raccogliersi, darsi una struttura leggerissima, indicare un leader, Pisapia ovviamente, e con un programma di riforme avanzate (ci sta lavorando Vincenzo Visco per Articolo 1 e ce ne sono nel libro di Prodi), candidarsi a guidare nel medio periodo tutto l’arco delle forze che si oppongono alla destra e agli sfasciacarrozze del M5s.

LE AMBIZIONI DI PISAPIA. Realisticamente questa seconda ipotesi appare la più probabile perché Renzi è sopraffatto dall’Ego e perché il gioco stupido dei veti reciproci immobilizza il centro-sinistra. Con queste “uscite” Giuliano Pisapia non deve però credere di aver fatto il suo lavoro. Ha fatto il minimo sindacale. Sappiamo bene che è persona cortese, educata, che non cerca la prima scena, ma non la disprezza, che insomma non è un prepotente (come lui è Enrico Rossi che, infatti, la lobby bersaniana di Articolo 1 tiene a bada), ma la leadership è una cosa “forte”, è una proposta dirompente, è una ambizione di comando, anche se gentile.

SERVE UN AUT AUT DALL'EX SINDACO. Pisapia deve dire ai suoi interlocutori che senza di lui non vanno da alcuna parte. Prodi e Parisi ebbero tante testardaggini che portarono alla rovina il professore, ma per lungo tempo la leadership del premier dell’Ulivo fu indiscussa e lo fu perché, pur dopo tanti episodi di salite e cadute, di accordi e di tradimenti, fu con un atto di imperio, con un esercizio di egemonia che nacque il Partito democratico che Renzi vuole trasformare in un partito personale. Pisapia ci deve mettere “cazzimma”. E pure subito.

P.S. Non mi occupo di intercettazioni, di papà e di nonne perché questo aspetto della vita politico-mediatica-giudiziaria è avvilente. Renzi, secondo me, non deve essere considerato nella sinistra un nemico, è il leader di una parte, non mio ad esempio, ma ci si deve augurare di sostituirlo creando consenso intorno ad un’altra figura o a un’altra politica, non che cada per un titolo di giornale o per un’inchiesta giudiziario.

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