Bersani
MAMBO 19 Maggio Mag 2017 1000 19 maggio 2017

Qualcuno fermi Bersani, Articolo 1 non è solo il suo partito

Non è segretario, ma si comporta da tale. Ma non sta dimostrando di aver imparato dai suoi insuccessi ed errori. E, con l'apertura al M5s, limita le anime di sinistra di Mdp.

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Mi capita spesso di diventare antipatico ad alcuni lettori di sinistra perché scrivo cose sgradite. Niente di eroico. Forse è solo la faccia tosta dell’apolide, l’insofferenza per cordate e correnti e la sfrontatezza di una vecchiaia vissuta senza ambizioni, come dovrebbe essere per i mei colleghi giornalisti e politici di pari età, e quindi senza problemi. Sta di fatto che talvolta le mie osservazioni riguardano il campo a cui sono politicamente più vicino. Questa volta mi riferisco ad Articolo1, che nacque da una scissione imprevista e improvvisa e interruppe il cammino di una associazione politica, quella dei democratici-socialisti di Enrico Rossi, che stava tentando una operazione di lungo periodo per dare al Pd una componente socialista.

LA FRETTA DI COSTITUIRSI COME PARTITO. Andò come sapete, ci fu chi spinse per la scissione, in primo luogo Renzi che non voleva fra i piedi alcuno che fosse di sinistra, tranne quelli addomesticati, tipo Orfini, o un po’ ingenui, come l’amico Andrea Orlando, e la scissione ebbe luogo. Doveva, avrebbe dovuto, nascere una formazione politica plurale e anche provvisoria in attesa di conflui re in uno schieramento più grande: Pisapia era già in gioco con il suo Campo progressista, Romano Prodi si era giustamente ritagliato un ruolo da “grande vecchio” che tutti avrebbero avuto interesse a far decollare. Si scelse invece di fare un partito, Articolo1, e un partito con un segretario, giovane. Roberto Speranza venne indicato in riunioni riservate ed Enrico Rossi avrebbe dovuto essere il presidente di questo partito che aveva nella componente Scotto-Smeriglio l’apporto di una esperienza più radicale e in Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani i due ispiratori. Su D’Alema ovviamente si scatenò l’invettiva renziana, ma questo faceva parte dello “spettacolino” dell’ex premier.

A distanza di pochi mesi, e in concomitanza con la prima uscita pubblica di Articolo 1, dobbiamo osservare che quella pluralità di soggetti, a cui vanno aggiunti i capigruppo parlamentari e una lista lunga di eletti nelle regioni e province (non una faccia nuova però!), si è ridotta a un uomo solo al comando: Pierluigi Bersani. Dalla legge elettorale, all’economia, alle trasmissioni più importanti della tivù, alle alleanze con annessi moniti a Prodi e Pisapia, c’è sempre l’ex segretario del Pd a dire la sua, mentre il segretario facente funzione Roberto Speranza è un desaparecido che deve concludere i convegni ed Enrico Rossi è chiamato a qualche intervento dopo essere praticamente sparito dalla televisione. Resiste Massimo D’Alema perché è famoso del suo.

UN POLITICO AMATO, MA DAI TRAGICI INSUCCESSI. Bersani è una figura singolare della sinistra. Non si può negare, anzi bisogna entusiasticamente ammetterlo, che sia un uomo molto popolare e molto amato. Le ragioni stanno nella sua apparente bonomia, nel fatto che ha lasciato un buon ricordo come ministro e nel suo essere un “compagno”. Le sue qualità di direzione politica, con annesso staff dotato delle medesime caratteristiche, sono state però più volte messe in discussione non da analisi malevole, ma dalla tragica verità degli insuccessi.

Bersani ha lanciato una Opa vincente su Articolo1 che lo soffocherà

Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema.

Ora, con i suoi, ha lanciato una Opa vincente su Articolo1 che lo soffocherà. Mi dite chi vorrà entrare, fra le personalità della sinistra, nel partito di Bersani – così Articolo 1 è ormai definito su giornali e tivù - mentre sarebbe disponibile a entrare in un rassemblement plurale? Il tema non è rottamare Bersani, per carità di dio, ma di contenerlo, di fargli capire che non può ogni giorno invadere un campo in cui ci sono molti giocatori della sua stessa squadra e altri che potrebbero entrare in squadra.

CHI VUOLE ANDARE COL M5S, CI VADA. Né che bisogna tenere fermi come giudizi assoluti le interpretazioni generose e del tutto infondate sui 5 Stelle e trovare il pelo nell’uovo in Pisapia e Prodi. Se una parte di Articolo1 vuole andare con iil M5s così come Renzi vuole andare con Verdini e Berlusconi lo si dica. Chi non è d’accordo si organizzerà da un’altra parte. E se è di sinistra cercherà un campo nuovo, con facce nuove, idee nuove, facendo tesoro delle sconfitte non trasformandole in medaglie che danno diritto a comandare.

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