I 400 colpi

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25 Maggio Mag 2017 0931 25 maggio 2017

Modesto appello a Calenda perché resista alle sirene della politica

Non commetta l'errore di Monti e Passera. Scelga invece il mestiere per cui sembra perfettamente tagliato: la guida degli industriali italiani.

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Carlo Calenda è un giovane ministro dello Sviluppo economico rampante, competente e ben impostato, dai tempi del governo Renzi un tecnico prestato alla politica. Come purtroppo capita, però, e come dimostrano molti esempi recenti, da Corrado Passera a Mario Monti, chi si ritiene prestato alla politica finisce prima o poi per innamorarsene. Di qui al disastro il passo è breve. All’inizio il tecnico esordisce sulla scena rimarcando il suo status e la provvisorietà del ruolo. A un certo punto comincia a fare discorsi del tipo che non sta scritto da nessuna parte che un tecnico non possa fare politica. Per poi finire, inevitabilmente e sciaguratamente, a farsi un partito.

SI FERMI FINCHÉ È IN TEMPO. Fu così per Monti, che fondò la sua Scelta (ora sciolta) civica – ove militò il Calenda medesimo - col grottesco naufragio che sappiamo. Lo stesso per Passera, la cui Italia unica era talmente unica che a un certo punto e senza particolari rimpianti si auto-estinse nell’indifferenza di tutti. Ecco, ammesso che Calenda non abbia già deciso, gli consiglieremmo caldamente di fermarsi finché è in tempo. Di non fare l’esiziale errore che porta in sé un copione già scritto. E soprattutto, di non comportarsi come ha fatto all’assemblea di Confindustria: ovvero fare un discorso tutto politico, tanto che molti ci hanno ravvisato un vero e proprio programma di governo, per poi dire che lui alla discesa in campo non ci pensa neanche lontanamente.

Calenda non si infili nella impossibile missione di fare concorrenza a Renzi e Berlusconi che già si sono spartiti la torta

Un discorso stile Macron, lo hanno definito, preludio a quella che alle prossime elezioni potrebbe essere una sua corsa solitaria, con l’appoggio degli imprenditori e della borghesia illuminata (un ossimoro, visto le recenti prove), la stessa che accompagnò Monti a schiantarsi. Invece, prima che il peggio accada, ci permettiamo di suggerire a Calenda il mestiere per cui sembra perfettamente tagliato: la guida degli industriali italiani.

IL SUO POSTO È IN VIALE DELL'ASTRONOMIA. L’attuale ministro dello Sviluppo ha l’esperienza e le physique du rôle per provare risollevare le sorti di quella che fu la più blasonata e influente associazione di categoria, e che oggi langue a livello di sgangherato club della caccia dove a spararsi l’uno con l’altro sono i suoi iscritti. Diciamo la verità, se non fosse stato per l’intervento di Calenda, che tutti i giornali hanno enfatizzato all’interno del dibattito sulla riforma elettorale, l’evento sarebbe finito in un trafiletto a pagina 23. Del resto, per come ha gestito la vicenda del Sole 24 Ore, Confindustria è titolata a dare consigli sull’economia italiana come lo era Henri Landru a parlare di femminismo.

VISITI LE AZIENDE, RACCOLGA IDEE E SUGGERIMENTI. Quindi faccia così: ultimata l’esperienza di governo (mancano pochissimi mesi), Calenda non si infili nella impossibile missione di fare concorrenza a Renzi e Berlusconi che già si sono spartiti la torta. Approfitti invece del tempo che lo separa dalle prossima elezione del presidente di Confindustria per visitare aziende e territoriali, parlare con chi l’economia la fa sul campo, raccogliere idee e suggerimenti per ridare all’imprenditoria italiana la rappresentanza che la sua tenacia e laboriosità merita. Gli assicuriamo che, per come stanno messi in Viale dell’Astronomia, la sua corsa non avrà rivali.

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