Grillo Auriti
2 Giugno Giu 2017 1800 02 giugno 2017

Giacinto Auriti, il guru monetario anti-euro di Beppe Grillo

Potere economico da restituire ai cittadini. Lotta al signoraggio bancario. Esperimenti con valute parallele locali. Così il docente vicino alla destra radicale ispirò le teorie finanziarie del leader del M5s.

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Sovranità monetaria e ritorno alla lira. Questo, da anni, è il cavallo di battaglia del comico genovese Beppe Grillo e un punto fermo del Movimento 5 stelle: «Subito un referendum che consenta agli italiani di decidere se lasciare o meno l'euro». Urge una domanda: chi è l’ispiratore del pensiero economico grillino?

TEMATICHE DEL 1998 ANCORA ATTUALI. Milano, Filaforum d’Assago, 2 aprile 1998. Sull’emittente Tele+ venne trasmesso lo spettacolo Apocalisse morbida, dove Grillo, ormai fuori dalla Rai dopo lo spettacolo del 1993 Beppe Grillo Show, affrontò temi che oggi sono il pane quotidiano dell'attualità, dall’Aids definita «la più grande bufala di questo secolo», passando per il tema dei vaccini che farebbero male o sarebbero inutili perché le malattie si estinguono da sole, alla prevenzione oncologica che sarebbe una tecnica pericolosa perché produce falsi positivi e quindi favorirebbe gli interessi delle big pharma, fino al tema economico del “signoraggio bancario”, che accomuna portali di “controinformazione” come losai.eu e informarexresistere, vasti settori del M5s e la destra italiana, da quella populista vicina all’area post fascista (An, la “destra sociale” e oggi Fratelli d’Italia) a quella più radicale, fino alla Lega Nord, e che ha in Giacinto Auriti il suo mentore.

Per Auriti le banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla emissione di cartamoneta, cosa che influisce anche sul vertiginoso aumento del debito pubblico

Giacinto Auriti.

Chi è Auriti? Abruzzese doc nato a Teramo nel 1923, è stato docente universitario e cofondatore dell’università di Teramo, dove organizzava convegni anche internazionali sulla moneta; fondò poi la scuola di Teramo di diritto monetario. Studioso di economia, saggista, imprenditore, militante del Movimento sociale italiano (Msi) prima e vicino alla destra radicale poi (si candidò alle Europee del 2004 con Alternativa sociale, il cartello elettorale di Alessandra Mussolini, con Forza nuova, Msi-Fiamma tricolore e Fronte sociale nazionale), è morto nel 2006.

SI ISPIRÒ ALLE TEORIE DI EZRA POUND. Poundiano di ferro, ispirandosi cioè alle teorie economiche del poeta britannico Ezra Pound (che aderì addirittura alla Repubblica sociale italiana, divenendo un punto di riferimento per tutta la destra radicale, fra cui, non casualmente, CasaPound), Auriti elaborò negli Anni 70 una teoria tesa a provare che la proprietà della moneta sarebbe dovuta essere restituita ai cittadini. Per Auriti, in sintesi, le banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla emissione di cartamoneta, cosa che influisce non poco anche sul vertiginoso aumento del debito pubblico.

Beppe Grillo.

Il nome di Giacinto Auriti, “consulente economico” di Grillo per Apocalisse morbida, comparve il 24 maggio 1973 su La Stampa, dove si parlava di un documento stilato da un'associazione neofascista nata nel 1966, il Raggruppamento italico, a cui Auriti aveva aderito da ragazzo, che già all’epoca faceva dell’idea di lotta al signoraggio il suo perno.

«TRATTATI DI PACE ILLEGITTIMI». Raggruppamento italico denunciava l’«illegittimità delle clausole dei trattati di pace», rivendicando «l’intangibilità della sovranità nazionale, vulnerata dalla cessione della sovranità monetaria», dichiarando di voler «additare alla nazione i responsabili di ogni rinuncia di sovranità come traditori del mandato politico e burocratico e come complici dello straniero per le punizioni conseguenti alle leggi di guerra che dovranno essere ripristinate», cioè la condanna a morte per socialcomunisti, liberali, massoni e filoamericani.

AMBIENTI DI DESTRA FASCISTA. Due anni prima dell’inizio della stagione delle bombe e a due anni dal “Piano Solo”, il tentato golpe ideato dal capo dell'Arma dei carabinieri, il generale Giovanni Di Lorenzo, il Raggruppamento Italico ebbe come reggenti, oltre che Auriti, Alberto Milani e il conte Paolo Sella di Monteluce, e fu guidato da personaggi del calibro di Alberto De Stefani, deputato del Partito nazionale fascista fin dal 1921 ed ex ministro delle Finanze e del Tesoro per il governo Mussolini dal 1922 al 1925, morto nel 1969, e vari membri del Msi, come l’onorevole Giuseppe Gonella, fondatore dei Gruppi universitari fascisti, e Ottavio Gorgini.

Auriti diede vita alle sue tesi negli Anni 70, durante il percorso accademico, con la pubblicazione di Principi e orientamenti per una moneta europea (1977), in cui descriveva le linee guida per una eventuale adesione a una valuta comune europea, il tutto in un’epoca in cui ancora non si parlava di euro, ma al massimo si pensava all’Ecu (acronimo di European Currency Unit, ovvero "unità di conto europea"), che non fu mai realizzato, e con l’articolo La proprietà di popolo, pubblicata sui Quaderni de l’Alternativa, periodico del Centro studi politici e costituzionali, di destra.

IL COMICO AFFASCINATO DAL PROF. Fu da preside dell’Università di Teramo che intrecciò la sua amicizia con Grillo. Intervistato dalla figlia su Oggi, nel 1999 Auriti spiegava che un giovane comico, Beppe Grillo, lesse i suoi libri sulla moneta, se ne innamorò, andò a conoscerlo e strinsero un ottimo rapporto, che portò l’anziano docente a fargli da “guru” economico. E Grillo, negli anni degli spettacoli che affascinavano tutti, da sinistra a destra, frequentò il prof attingendo dalle sue analisi.

Auriti nel suo comune natale fece emettere nel 2000 una valuta detta Simec per provare le sue teoria sulla creazione di valore della moneta da parte dei cittadini

Auriti fu protagonista di numerose denunce contro la Banca d’Italia per una serie di accuse, e portò davanti al giudice la questione del “signoraggio bancario”. Nel suo comune natale, Guardiagrele (provincia di Chieti, Abruzzo), avviò nel 2000 l’esperimento monetarista, emettendo, col permesso del sindaco del centrosinistra Mario Palmerio, una moneta detta Simec, per provare le sue teoria sulla creazione di valore della moneta da parte della cittadinanza.

PUNTAVA SUL REDDITO DI CITTADINANZA. L’esperimento partì emettendo il Simec negli usi della comunità come valore indotto che lo oggettivizza come bene reale, oggetto di proprietà del portatore, divenendo una moneta parallela all’euro. Più tardi creò l’Assessorato per il reddito di cittadinanza - altro cavallo di battaglia del M5s - promuovendo un’iniziativa che inizialmente ebbe successo: i Simec, infatti, erano ceduti a parità di cambio con la lira, e ritirati al doppio del valore originario, in base ad una convenzione fra i commercianti della cittadina.

CONVINSE "ESTREMISTI" COME BORGHEZIO. I costi furono sostenuti da Auriti, ma la cosa durò poco: la Guardia di finanza intervenne e, nonostante la successiva revoca del sequestro, l'iniziativa fu interrotta. Ma la vicenda affascinò altri con un passato nel radicalismo di destra, come Mario Borghezio, che nel 2000, documentava Libero, proponeva che ogni comune amministrato dal Carroccio - quando ancora soffiava il vento federalista del Nord e Salvini non lanciava liste al Sud - doveva battere come il Simec una propria “local money”, dicendo di rifarsi platealmente alle teorie di Auriti, perché «sarà pure meridionale, ma come racconta lo stesso vecchio docente, "con i Simec la gente è felice, Guardiagrele è diventata una piccola Svizzera". E questo a Borghezio basta», scriveva Libero.

Mario Borghezio.

Il “signoraggismo” portò Grillo a partecipare nel 1996 a un convegno sugli “Studi dei valori giuridici e monetari” a fianco del professore, dove, al tavolo dei relatori, c'era Giano Accame, esperto di economia e giornalista missino e gollista, noto per lo studio delle idee monetarie ed economiche di Ezra Pound e, oltre ad aver sdoganato Israele nel Msi, per aver apprezzato Bettino Craxi per il suo “socialismo tricolore”, vedendo nel leader socialista, l’uomo di Sigonella, una personalità capace di ricondurre a destra i temi del socialismo e a sinistra quelli del patriottismo, venendo additato come «fascista di sinistra», criticato da Fini e apprezzato a sinistra.

GRILLO SULLA RIVISTA DELLA DESTRA. Questo spinse Grillo a scrivere sull’organo della “destra sociale” di Alemanno e Storace, Area, nel numero 30 del novembre 1998. Commentando il libro di Accame Il potere del denaro svuota le democrazie (Settimo Sigillo, 1997) dove si contestava lo strapotere delle multinazionali sulla vita delle democrazie, Grillo disse: «Quando parla del potere del denaro che svuota le democrazie, Accame ha perfettamente ragione, dice una cosa che dovrebbe essere chiara agli occhi di tutti, se solo si smettesse di fare demagogia […] Per questo mi son trovato assolutamente in sintonia col libro di Accame. Così dovrebbe essere la vera sinistra, invece questi discorsi li fa la destra».

POPULISMO POST IDEOLOGICO. Grillo, che ora pare aver accantonato il monetarismo, è dunque di destra? Probabilmente no, Grillo non è di destra, neppure di sinistra o fascista, checché ne dicano i detrattori che citano il papà di Di Battista e di Di Maio, entrambi missini. Il suo potrebbe essere definito populismo post ideologico e, cavalcando gli squilibri sistemici ha fatto sue certe tesi, indifferentemente da chi le proponeva, proprio perché reputate di rottura, arrivando a pescare da quell’elettorato che un tempo votava a sinistra (ma pure a destra) l’evoluzione di un vuoto interiore che il Paese s’è portato appresso con la disillusione di una Tangentopoli mai veramente conclusa, sotterrata dal duopolio Polo-Ulivo, e che è risorto più volte, come un fiume carsico in movimenti come i Girotondi o l’Italia dei valori di Di Pietro. L’autobiografia di una nazione.

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