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5 Giugno Giu 2017 1736 05 giugno 2017

Appendino in tribuna a Cardiff, ma per il Blog non era un privilegio da abolire?

La sindaca di Torino ha seguito Juve-Real allo stadio con Marco Minniti e la famiglia Agnelli. Eppure nel 2010 Grillo lanciava la fatwa contro la Casta che popolava gli spalti degli stadi. E il M5s di Milano rinuncia ai ticket omaggio.

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Mentre in piazza San Carlo a Torino si scatenava il panico, il sindaco Chiara Appendino (tifosa juventina) si trovava nella tribuna vip dello stadio di Cardiff ad assistere con la famiglia Agnelli e pure il ministro dell'Interno Marco Minniti alla finale della Champions League (foto scovata da Daniele Cinà). Nessuno scandalo: è giusto che un sindaco partecipi in prima persona alle gesta (sfortunate in questo caso) di una delle due squadre della città che amministra.

Chiara Appendino, Marco Minniti, John e Lapo Elkann a Cardiff.

Eppure la sola idea di tribuna vip dobrebbe fare arricciare il naso ai pentastellati doc. Il Movimento infatti si è sempre dichiarato contro i benefit, i privilegi. Appendino, che tra parentesi ha tenuto per sé le deleghe alla Sicurezza, si conferma quindi una M5s sui generis. Fa un certo effetto però rileggere un post del Blog di Beppe Grillo del 2010. A ispirare la tirata era stata la foto di Renata Polverini durante un derby Lazio-Roma in compagnia di Paolo Bonaiuti, Clemente Mastella, Maurizio Gasparri, Francesco Rutelli, Fabrizio Cicchitto, Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica. Insomma una compagnia ben poco rassicurante per il Movimento anti-Casta. «La foto della tribuna Vip alla partita Lazio-Roma di domenica scorsa può sembrare innocente, una cosa da niente, invece è la dimostrazione dell'esistenza di un virus che colpisce i politici. Un morbo che infetta anche i neo eletti e che stabilisce di fatto due classi sociali in Italia: i Vip e tutti gli altri», scriveva il comico.

QUANDO I SIMBOLI ERANO IMPORTANTI. E, ancora: «I simboli sono importanti, una tribuna ripiena di dipendenti pubblici che si atteggiano a padroni è la prova della nostra minorità. Il padrone è servo e colui che dovrebbe servire è diventato un arrogante parvenu. Milioni senza lavoro, decine di suicidi di disoccupati per disperazione e un Paese allo sfascio economico e morale non turbano i VIP. Sono "rilassati", non hanno un cartellino da timbrare, obblighi lavorativi, qualcuno che li controlli. Possono, con elegante metafora, fare il cazzo che gli pare e riscuotere uno stipendio favoloso». Già allora, ben prima che le truppe pentastellate entrassero in Parlamento promettendo di rovesciare le Camere come una scatoletta di tonno, per Beppe era arrivata l'ora della «resa dei conti». E invitava i suoi lettori seguaci a denunciare questi "abusi". «Se incontriamo per strada un nostro dipendente con la scorta, o fermo al semaforo con la macchina blu e autista o all'ingresso di una partita importante o alla prima della Scala o presso uno studio televisivo o in un qualunque posto diverso dal Parlamento dove dovrebbe lavorare... in quel caso ricordiamogli garbatamente i suoi doveri nei confronti di chi gli paga lo stipendio con le trattenute delle sue tasse». A seguire questa logica bene dunque ha fatto chi ha denunciato sui social la presenza della sindaca torinese sugli spalti di Cardiff.

Il post del Blog.

Si potrebbe obiettare che in sette anni è lecito cambiare visione. Del resto Grillo e il M5s ci ha abiutuato a cambi di marcia e giravolte. Non la pensano così però i pentastellati milanesi che hanno rivendicato la loro rinuncia a posti gratis allo stadio. Va detto che anche il sindaco Beppe Sala ha rinunciato al privilegio insieme con altri dem. Ma all'opposizione i 5 stelle Patrizia Bedori, Gianluca Corrado e Simone Sollazzo sono gli unici a non aver mai usufruito del ticket omaggio.

Il post di Gianluca Corrado (9 marzo 2017).

Quella della tribuna vip non è però l'unica contraddizione pentastellata circa i fatti di piazza San Carlo. «Sui fatti di Torino aspettiamo gli inquirenti, questo non è il momento di strumentalizzare i fatti in chiave politica», ha ribadito il 5 giugno il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Lo staff M5s ha inoltre preso le distanze dal post poi cancellato di Alberto Airola che aveva definito farlocco e in chiave anti-Appendino il primo bilancio dei feriti. Di Maio la pensava allo stesso modo anche a luglio 2015? Già perché la deputata Roberta Lombardi non aveva certo avuto remore nello strumentalizzare la morte di un bambino caduto nella tromba dell'ascensore della metro alla fermata Furio Camillo. «È un evento che non può accadere», twittava l'ex Faraona romana. «Chi manutiene l'impianto, chi fece il collaudo? La Roma di Marino, reduce da quella di Alemanno, è degna del terzo mondo». In casa M5s il potere sembra logorare chi ce l'ha.

Un bimbo muore precipitando nella tromba dell'ascensore della metro a Roma. E' un evento che non può accadere. Chi...

Geplaatst door Roberta Lombardi op donderdag 9 juli 2015
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