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8 Giugno Giu 2017 1121 08 giugno 2017

Legge elettorale, i franchi tiratori in Aula contro il patto

L'intesa sul Tedeschellum affossata dal voto segreto sul primo emendamento. Il tabellone elettronico di Montecitorio mostra per errore favorevoli e contrari. Pd contro M5s: «La vostra parola non vale nulla». Oltre ai pentastellati altri 59 deputati hanno "tradito" l'accordo. Il testo torna in commissione.

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Un emendamento di Forza Italia alla legge elettorale, che riguarda l'assegnazione dei seggi in Trentino-Alto Adige e cancella il Mattarellum ancora in vigore nella regione, è passato nell'Aula di Montecitorio con il parere contrario della commissione Affari costituzionali. Dai banchi del Movimento 5 stelle i deputati hanno urlato: «Libertà, libertà!». E il relatore del testo, Emanuele Fiano, ha certificato il naufragio dell'intesa: «La legge elettorale è morta». Perché se l'accordo non regge su un emendamento localistico come questo, è il ragionamento, chissà cosa succederebbe su temi sensibili come le preferenze o il voto disgiunto.

IL TESTO TORNA IN COMMISSIONE. I franchi tiratori, il cui spauracchio si era già manifestato con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, sono quindi entrati in azione e il patto a quattro (Pd, Forza Italia, Lega e M5s) sul proporzionale alla tedesca si è rotto definitivamente. Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, ha stigmatizzato l'episodio: «Il Movimento 5 stelle ha dimostrato che la sua parola non vale nulla». Poi ha aggiunto: «La legge elettorale va fatta», chiedendo una sospensione della seduta. La richiesta è stata accolta e l'esame è stato sospeso fino alle 15. Alla ripresa dei lavori, Rosato stesso ha chiesto il rinvio del testo in commissione. L'Aula ha approvato il rinvio.

L'emendamento "incriminato", che porta la firma della deputata azzurra Micaela Biancofiore, è passato con il voto segreto (o quasi, visto l'incidente occorso al tabellone elettronico). I deputati pentastellati, per dimostrare la loro trasparenza, avevano annunciato che avrebbero filmato le operazioni di voto. Al momento, però, non è stato diffuso alcun video. Danilo Toninelli ha replicato in Aula all'intervento di Rosato: «Noi abbiamo detto che avremmo votato sì a questo emendamento. Pd e maggioranza non devono pensare neanche lontanamente di addebitarci delle responsabilità. Hanno oltre 300 deputati. Se qualcuno è responsabile sono loro. L'emendamento che è passato era un emendamento di giustizia, per non consentire che il Trentino-Alto Adige diventasse un feudo del Pd».

Il giallo del tabellone elettronico

All'esito del voto, di per sé drammatico, si è aggiunto il giallo del tabellone elettronico di Montecitorio. Questi i fatti: la presidente della Camera Laura Boldrini ha indetto la votazione, precisando che sarebbe avvenuta a scrutinio segreto. Ma sul tabellone, anziché le palline tutte azzurre che caratterizzano questa modalità, sono spuntate quelle rosse (voto contrario), quelle verdi (voto favorevole), quelle bianche (astenuti) e quelle prive di colore (assenti o deputati che non avevano ancora premuto alcun pulsante), come in occasione del voto palese. L'Aula si è accorta dell'imbarazzante inconveniente e la presidente Boldrini ha chiesto di rimediare. Le palline sono quindi diventate tutte azzurre, ma le proteste non si sono affatto placate. Anche perché il dem Fiano ha fatto in tempo a fotografare il tabellone, postando poi l'immagine su Twitter.

«C'è stato un errore materiale, non lo nego. Mi dispiace che sia accaduto. Io ho provveduto a specificare che il voto era segreto e ho portato a termine la votazione, com'è nelle mie facoltà», ha detto la presidente Boldrini. A conti fatti l'emendamento è passato con 270 sì, 256 no e un astenuto. Ciò significa che, oltre ai pentastellati, altri 59 deputati che militano in Forza Italia, nella Lega e/o nello stesso Pd si sono espressi a favore della proposta di modifica, "tradendo" l'intesa raggiunta in commissione. Le tante assenze hanno fatto il resto. Mancavano in tutto 103 onorevoli, di cui 18 assenti "ingiustificati" (non in missione) nel Pd, cinque nel M5s, quattro in Forza Italia e uno nella Lega. «Noi abbiamo votato in modo compatto, il Pd non ha votato così ed è matematica pura, sono in difficoltà. Chi dice il contrario è in malafede e in questo caso Rosato è in malafede. Si tratta di un messaggio interno al Pd, da una banda ad un'altra», ha dichiarato il grillino Roberto Fico.

La Lega chiede un decreto, il M5s si oppone

L'emendamento approvato alla Camera elimina il maggioritario che la legge elettorale manteneva in Trentino-Alto Adige, introducendo nella Regione a Statuto speciale il riparto proporzionale dei collegi, come per il resto del territorio nazionale. Sul piano politico è uno schiaffo al Pd, che si era fatto garante con la Südtiroler Volkspartei (Svp) del mantenimento del Mattarellum. Tale sistema era stato confermato sia nel Rosatellum, sia nel Fianum. Ragion per cui l'Svp era il quinto partito a sostenere l'intesa, assieme a Pd, M5s, Forza Italia e Lega. Una nuova ipotesi adesso si fa strada nei corridoi di Montecitorio: «Ci sono due leggi elettorali per definizione auto-applicative, quelle uscite dalla Consulta. Andremo al voto con quelle», ha detto all'Huffington Post il presidente del Pd, Matteo Orfini.

ORLANDO: «NO AGLI SBALZI D'UMORE». All'interno del Pd, però, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha assunto una posizione più interlocutoria: «Noto un eccesso di sbalzi d'umore. Ieri sembrava che tutto fosse fatto. Oggi sembra che tutto sia finito. Cercherei di capire se ci sono le condizioni per proseguire un ragionamento sulla legge elettorale e magari per introdurre alcuni elementi di correzione maggioritaria. Riflettiamo, e vediamo se riusciamo a riportare nella direzione sempre auspicata, quindi rafforzando le possibilità di governabilità, l'asse del lavoro che deve andare avanti».

LEGA: «SERVE UN DECRETO». Sulla stessa linea di Orfini si schiera invece Giancarlo Giorgetti, della Lega Nord: «Gentiloni prenda atto che non c’è più una maggioranza per fare una legge elettorale, si dimetta e chieda a Mattarella di poter fare un decreto» per armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato uscite dal vaglio della Consulta, poi «si torni a votare».

TONINELLI: «SAREBBE EVERSIVO». Il Movimento 5 stelle si mette di traverso: «L’ipotesi di un eventuale decreto legge in materia elettorale, oltre che incostituzionale, sarebbe un atto eversivo», ha detto infatti Danilo Toninelli, «il testo torna in commissione? No, è finito». «Noi abbiamo accolto tutti gli appelli del Capo dello Stato, ma adesso basta. Si deve andare a votare al più presto possibile», ha aggiunto Lugi Di Maio.

BRUNETTA: «RICOMINCIAMO IN COMMISSIONE». Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, ha chiesto il rinvio della legge elettorale in commissione Affari costituzionali: «Per ricominciare, perché le regole vanno scritte insieme. Non è dignitoso per il parlamento andare alle elezioni con i due testi scritti dalla Consulta messi insieme da un decreto all'ultimo momento. Non stanno insieme».

RICHETTI: «DECIDEREMO DOPO LE AMMINISTRATIVE». Alle 15 si è riunita anche la segreteria del Partito democratico. L'appuntamento era previsto, ma ha acquistato un significato diverso alla luce della rottura che si è consumata in Aula. «Il Movimento 5 stellle ha dimostrato un'inaffidabilità patologica. Ora affrontiamo le amministrative, la prossima settimana decideremo cosa fare», ha detto Matteo Richetti, portavoce del Pd, al termine della riunione.

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