D'angelo Melito
9 Giugno Giu 2017 1600 09 giugno 2017

Melito di Napoli, inciucione dalemiano fra sinistra e destra estreme

Nel Comune l'aspirante sindaco D'Angelo è appoggiato dalla deputata di Articolo 1-Mdp Rostan e dai post fascisti di Fratelli d'Italia. Dimenticate le polemiche passate sulle infiltrazioni camorristiche. Il caso.

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Si scrive convergenza politica, si legge inciucio. Melito di Napoli, 37 mila abitanti. Qualcuno dice che sia la dépendance del capoluogo. Il dormitorio. Qualcun altro la paragona al cortile. Al balconcino di servizio. Perché Melito è Comune a sé solo dal punto di vista amministrativo ma fa parte di Napoli sotto tutti i profili. A Melito però hanno fatto qualcosa che, dalle parti di Partenope, mai si era vista. Alle elezioni di domenica 11 giugno 2017 si è presentato un aspirante sindaco che è sostenuto, in contemporanea, dalla sinistra radicale e dalla destra radicale. Il classico degli opposti che si toccano agli estremi.

L'EX RENZIANA CON TAGLIALATELA. Chi ha fatto il «miracolo»? Si chiama Pietro D'Angelo ed è una vecchia conoscenza della politica di paese. È stato presidente del Consiglio comunale una quindicina di anni fa quando l'amministrazione comunale fu sciolta per infiltrazioni camorristiche. Oggi però il suo nome mette d'accordo la deputata dalemiana di Articolo 1-Mdp Michela Rostan e il leader campano dei post fascisti di Fratelli d'Italia, Marcello Taglialatela. Uno che dei compagni dell'epoca di Pietro D'Angelo, e quindi della coalizione di cui lui stesso faceva parte, diceva il peggio del peggio.

D'Angelo beve un caffè durante la campagna elettorale.

Taglialatela scriveva infuocati comunicati stampa dopo le dimissioni dell'allora sindaco di Melito Giampiero Di Gennaro, sponsor politico di D'Angelo: «La presenza massiccia della camorra, che ha esercitato un ruolo attivo sia nella campagna elettorale delle comunali che nell'attività amministrativa del Comune di Melito, è stata segnalata già nel luglio del 2003 al ministero dell'Interno con due interrogazioni parlamentari». Poi aggiungeva: «Più in generale, va segnalato che la vicenda di Melito […] è la conferma che i partiti del centrosinistra, e in particolare “La Margherita”, risultano sempre più collusi con le attività della malavita organizzata».

TRACCE DI PATTI TRA PALAZZINARI E CAMMORRA. Ecco, Taglialatela si ritrova oggi a fare la campagna elettorale per D'Angelo insieme alla giovanissima deputata Rostan, ex renziana folgorata sulla via della scissione sinistrorsa di Bersani e compagni. La sua famiglia, tra le più ricche del posto, è stata talvolta associata, in informative e appunti della polizia giudiziaria sguinzagliata sulle tracce dei patti scellerati tra palazzinari e camorristi, alle sospette fortune personali dell'ex sindaco Alfredo Cicala, arrestato e condannato per associazione mafiosa perché in combutta col potente clan Di Lauro. Quello capeggiato dal boss Ciruzzo 'o milionario, uno che per 20 anni ha guadagnato 500 mila euro al giorno grazie alla vendita di migliaia e migliaia di dosi di droga tra Secondigliano e Scampia.

L'isola di calcestruzzo di Melito (cementificazione al 90%) da quasi un quarto di secolo non vede esaurirsi, per naturale conclusione del mandato, le consiliature uscite dalle urne

D'Angelo si difende dicendo di non essere di destra né di sinistra, ma orgogliosamente ex democristiano - quindi equidistante o equivicino a tutto e a tutti, dipende dai punti di vista - tant'è che, annuncia, pure movimenti di ispirazione civica e ambientalista starebbero facendo un pensierino. Su Facebook ha chiarito: «La mia candidatura a sindaco è espressione di un cartello di liste civiche capaci di dare voce alle persone che hanno portato e portano avanti battaglie sul fronte comunale per la loro città, condividendo una visione di Melito improntata su una migliore qualità della vita attraverso servizi efficienti, politiche familiari, anziani, disabili decoro e sicurezza».

IL PADRINO SCAMBIATO PER IL PATRONO. L'isola di calcestruzzo di Melito (che, ha ricordato il candidato al Consiglio comunale nella lista "deMa" Stefano Sodano, ha un territorio «interessato dalla cementificazione al 90%») da quasi un quarto di secolo non vede esaurirsi, per naturale conclusione del mandato, le consiliature uscite dalle urne. Colpa di crisi politiche, di giochi di palazzo e di scioglimenti anticipati. E soprattutto di amministratori locali che hanno scambiato il padrino per il patrono.

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