Francia

Elezioni francesi

Getty Images 675393806
12 Giugno Giu 2017 1304 12 giugno 2017

Francia, ora l'opposizione di Macron sarà la piazza

Mentre in Italia si celebra il trionfo di En Marche!, Oltralpe ci si interroga sul crollo della partecipazione. E per il presidente si apre una nuova sfida, tra i frondisti interni e la protesta sociale.

  • ...

Una rivoluzione fatta da 11 francesi su 100. Il trionfo senza argini di Emmanuel Macron, inquilino dell’Eliseo capace di conquistare una maggioranza schiacciante al parlamento di Parigi con un movimento nato appena 16 mesi fa e candidati per lo più sconosciuti, è coinciso con un'astensione record di più di metà degli aventi diritti al voto. Così all’indomani del primo turno delle Legislative, mentre lo spread crollava e i leader tedeschi si felicitavano della garanzia di stabilità rappresentata dai vicini, il mensile Les Inrockuptibles ha calcolato che se la Francia fosse un villaggio di 100 abitanti Macron avrebbe raccolto la preferenza di meno di 11 persone. Molto peggio ovviamente avrebbero fatto i suoi oppositori. Otto avrebbero scelto il centrodestra, meno di cinque il Front National e un'altra manciata la sinistra di Jean-Luc Mélenchon alleata al partito comunista.

UN 1994 ALLA FRANCESE. Il sistema politico d’Oltralpe è dunque rovinato su se stesso, un 1994 in salsa parigina e con tutt'altri protagonisti, ma tale per profondità della cesura. Macron si trova con oltre 400 deputati all’Assemblée Nationale, troppi secondo gli analisti e persino per i suoi consiglieri più fidati, secondo quanto rivelato quando ancora non erano stati dichiarati i risultati ufficiali. E con questo monocolore, per il nuovo inquilino dell'Eliseo le sfide cambiano, mentre si riapre il dibattito mai del tutto sopito sulla rappresentatività del sistema presidenziale della Quinta Repubblica. E su quale possa essere la vera opposizione al leader di En Marche!.

Emmanuel Macron.

ANSA

In Italia, dove si legge la politica nazionale altrui come un riflesso diretto di quella nostrana, si tende a sottovalutare il dibattito francese sulla rappresentatività. Anche perché il tema è stato subito sfruttato dai tanti sconfitti della rivoluzione di En Marche!, a partire da Marine Le Pen. La leader dell’estrema destra, che aveva raccolto più del 30% dei consensi alle ultime Presidenziali, si era preparata a una sconfitta annunciata e aveva già spolverato tutto il corredo di argomentazioni contro l'attuale sistema elettorale, definendo le previsioni sul Front un problema della democrazia.

LE ACCUSE DELLA SINISTRA. Anche il segretario del partito socialista, Jean-Christophe Cambadelis, uno degli elefanti mandati al cimitero dalla squadra giovane di En Marche!, ha dichiarato addirittura che se le previsioni sulla vittoria del partito di Macron fossero rispettate per il secondo turno «non ci sarebbe spazio per il dibattito democratico». E Mélenchon, candidato presidente della sinistra radicale della France Insoumise, ha messo le mani avanti sulle riforme: «L'astensione dimostra che non esiste una maggioranza per applicare il programma di distruzione dei diritti del lavoro». Il primo ministro Édouard Philippe ha giustamente ricordato che l'astensione è dovuta alla smobilitazione di forze politiche che «non hanno saputo trovare lo slancio dopo le Presidenziali». Come a dire, problema tutto vostro. E però non si tratta soltanto di questo.

L'ASTENSIONE PRODOTTO DEL PRESIDENZIALISMO. «L'astensione record è il prodotto della Quinta Repubblica di un presidenzialismo che fa girare tutta la vita politica attorno a un solo uomo», ha scritto il direttore di Le Monde, Jerome Fenoglio, all'indomani del voto. «In Francia», conferma a Lettera43.it Armel Le Divellec, docente di diritto pubblico all'Università di Parigi II Pantheon, «tutta la lotta politica si è riorganizzata attorno alle presidenziali. I cittadini pensano al match tra i due contendenti, i deputati si presentano come sostenitori dell'uno o dell'altro candidato». Nel caso di Macron, nessuna personalità era in grado di reggere la sfida. E gli oppositori più radicali si sono rassegnati. «Il meccanismo politico istituzionale», ha spiegato il politologo Dominique Reinyé a Les Echos, «fa in modo che alle legislative preferiscano spesso l'astensione o il voto contestario». Il risultato è che la maggioranza della stampa d'Oltralpe individua già la nuova debolezza del presidente. E cioé che la sua opposizione rischia di trovarsi più dentro al suo partito che negli altri o direttamente fuori dal parlamento.

Le proteste dei sindacati a Parigi all'indomani delle Presidenziali.

Il quotidiano conservatore Le Figaro già parla di pericolo frondisti. E nel quartiere generale del presidente ne sembrano consapevoli e hanno posto come priorità l'accento sulla disciplina interna: «Nel 2012 quelli che erano stati eletti con François Hollande sono stati eletti grazie a lui e certi l'hanno dimenticato in fretta. Quindi non posso garantire che non succeda per la totalità degli eletti della République en Marche. Ma sarà nostra responsabilità ricordarlo», ha subito fatto sapere il portavoce del governo Christophe Castaner durante una trasmissione di France Info. Mentre la stampa estera, seppur celebrando il trionfo storico, sottolinea come la questione della legittimità democratica rischi di divenire centrale.

LA PROTESTA INIZIERÀ DALLA STRADA. «Come risponderanno i movimenti sociali a un potere che sembra quasi egemonico?», si è chiesto per esempio lo svizzero Courrier. «Saranno in grado di sollevarsi contro un governo che continuerà a brandire l'argomento della legittimità democratica, dopo due vittorie alle elezioni di maggioranza? L'opposizione ricorderà a Emmanuel Macron che in realtà rappresentano solo un quarto dell'elettorato?». E ha concluso con una fosca previsione: «La protesta inizierà... nella strada».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso