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Arturo Lorenzoni
13 Giugno Giu 2017 1847 13 giugno 2017

Il laboratorio della sinistra che a Padova può far perdere Bitonci

Partiti sciolti in un'assemblea civica. Programmi scritti collettivamente. E una campagna a bordo dei bus. Così la piattaforma di Lorenzoni ha preso il 22%. E alleandosi col Pd insidierebbe la Lega al ballottaggio.

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Nessuno lo aveva previsto. Non lo avevano pronosticato i sondaggi, non se ne erano accorti gli avversari, non avevano sperato tanto nemmeno gli attivisti, come hanno confessato. E invece a Padova, dove cerca la rielezione Massimo Bitonci - il primo sindaco leghista della storia della città, organizzatore di fiaccolate anti profughi, schiacciasassi di politiche di accoglienza, confuso sui progetti urbanistici ma talmente protagonista da essere caduto a novembre 2016 per mano di alcuni suoi consiglieri di maggioranza -, la sorpresa è arrivata da sinistra. Anzi, per essere più precisi si dovrebbe dire dal basso. E cioè da una piattaforma completamente civica a cui hanno aderito circa 2 mila persone, da un programma scritto collettivamente con riunioni partecipate per mesi da centinaia di attivisti e da un candidato, Arturo Lorenzoni, che di Bitonci sembra l’opposto antropologico.

TERZO POSTO CON IL 22,8% DEI VOTI. Cinquant'anni, un'allergia al presenzialismo sui media, una vita spesa in università come professore di Economia dell'Energia e nel terzo settore come volontario e presidente di una fondazione che si occupa di istruzione nei Paesi del Sud del mondo, Lorenzoni ha vinto la sfida personale. La lista civica che porta il suo nome e la piattaforma di Coalizione civica hanno ottenuto il 22,8% dei consensi contro il 29,2% di Sergio Giordani, imprenditore e ex presidente del Calcio Padova, sostenuto dal Partito democratico, da Alternativa popolare e da un pezzo dei fuoriusciti di Forza Italia, e il 40,2% dell’ex primo cittadino del Carroccio, appoggiato dal centrodestra al completo.

«COME UN RISVEGLIO DEI SENSI». Nel Nord-Est dove il centrosinistra non ha mai conquistato la Regione e nella città che sembrava aver abbracciato definitivamente seppur da ultima la Lega, ora la forza di Lorenzoni potrebbe fare la differenza al ballottaggio. La candidata Adela Karapici, nata a Tirana, da 24 anni a Padova, due lauree e due figli che tiene d'occhio parlando al telefono mentre si infilano in una gelateria, racconta: «È stato come un risveglio dei sensi». Dopo mesi di impegno intenso, dopo la giornata da rappresentante di lista e due sole ore di sono, è soddisfatta: «Quando sono arrivata qui la città era viva, poi a un tratto e per anni è diventata come dormiente. Ecco, ora ci siamo risvegliati, ci siamo ritrovati».

Il risveglio civico però non ha coinvolto tutti. A guardare il dato complessivo, l'affluenza nella città del Santo è calata di quasi 10 punti dal 70% al 60,77%: quasi un padovano su tre ha disertato il voto. E l'alleanza guidata dal Pd, stando allo studio dei flussi elettorali realizzato dall'istituto Cattaneo, ha subito una significativa emorragia di consensi finiti nell'astensione, pari al 5,5% del corpo elettorale.

I VOTI DEL M5S SENSIBILMENTE CALATI. Al contrario Bitonci è riuscito a mantenere quasi tutte le preferenze ottenute nel 2014 e a rosicare pezzi di elettorato altrui. Mentre i voti del Movimento 5 stelle, sensibilmente calati, sono andati in molte direzioni. Coalizione civica e il suo candidato Lorenzoni hanno pescato da tutti questi bacini. In piccola parte anche dall'elettorato di Bitonci, ma soprattutto dai dem: i consensi della sinistra che tre anni fa si presentava con la sigla "Padova 2020" sono raddoppiati.

DAI TOUR SUGLI AUTOBUS AI QUARTIERI. La portavoce Elena Ostanel commenta così: «Ce lo aspettavamo, anche se i sondaggi ci tenevano bassi, per la campagna elettorale che abbiamo fatto e per il metodo di lavoro utilizzato; è normale che scaldino le persone». La campagna vuol dire tour elettorali sugli autobus a raccontare i programmi, flashmob con decine di persone pronte ad abbracciare simbolicamente un quartiere, gli incontri nei rioni e poi il porta a porta, il passaparola, il materiale elettorale finanziato in crowdfunding dagli stessi volontari: 9.500 euro raccolti da 133 sostenitori, sul modello "piccole donazioni, ma da tanti".

Alcuni scatti della campagna elettorale di Lorenzoni.

Il metodo però è più interessante. Il progetto parte da prima della caduta di Bitonci, racconta Ostanel, poi con il commmissariamento della città si è accelerato. La prima assemblea risale alla fine di dicembre 2016 e poi è cominciata la scrittura collettiva del programma, a cui hanno partecipato 300 persone divise in 15 gruppi di lavoro tematici ognuno declinato anche a livello territoriale, per ridare centralità alla dimensione di quartiere.

ALCUNI PUNTI INCOMPATIBILI COL PD. Il risultato sono 71 pagine di progetti che partono dall'analisi del bilancio comunale e dalle risorse a disposizione. Con punti difficilmente realizzabili in un'eventuale alleanza coi democratici - l'acqua da mantenere pubblica «come a Napoli» -, ma anche proposte concretissime su mobilità integrate e mutui del comune, sul patrimonio immobiliare e sull'eliminazione delle partecipazioni improduttive, sulla riduzione dell'indebitamento e una forte scommessa sulla partecipazione ai bandi Ue.

TANTI CANDIDATI FRA I 30 E I 35 ANNI. Ogni cosa è stata approvata in assemblee organizzate nei cinema, con il principio "ogni testa è un voto": al momento della scelta delle candidature i partecipanti erano 1.600, ora sono quasi 2 mila, più del doppio degli iscritti al Pd locale. «Anche per questo», dice Ostanel, «abbiamo attirato elettori del M5s perchè da noi hanno trovato quel metodo». Sottinteso: "che in casa non hanno". E poi i giovani, con gli stessi candidati che hanno tra i 30 e i 35 anni. «Quando ho iniziato a fare politica io qualche anno fa», ricorda la portavoce 34enne, «ero l’unica della mia età».

Togliendo i paletti dei partiti abbiamo attirato competenze di una qualità che non c’era precedentemente. E poi l’attenzione aumentava, si spargeva la voce, la passione anche

Chiara Gallani, candidata di Coalizione civica

Qualcosa è cambiato. La galassia della sinistra, da Sel ai Verdi, e dell'associazionismo, del resto, ci aveva già provato. Nel 2014, l’anno della disfatta del centrosinistra e del trionfo di Bitonci, avevano creato la piattaforma "Padova 2020". Il metodo partecipativo era simile. Ma c’era una differenza fondamentale: erano rimasti i partiti, con i loro apparati, le trattative, i posti in lista. Questa volta pur aderendo - tra i candidati ci sono alcuni nomi storici della politica cittadina - «le sigle si sono sciolte nell’assemblea», racconta Chiara Gallani, senza esperienza partitica alle spalle e ora pronta a entrare in Consiglio comunale.

PROGETTI POLITICI OLTRE LE IDEOLOGIE. «Togliendo i paletti dei partiti abbiamo attirato competenze di una qualità che non c’era precedentemente. E poi l’attenzione aumentava, si spargeva la voce, la passione anche. C’è stata l’idea di portare una proposta per tutta la città e la partecipazione dal basso si è allargata ancora. Certo, abbiamo i nostri fondamenti, ma non chiudiamo a nessuno», spiega Gallani. Anche Adela non era mai stata nei partiti. Mediatrice culturale nelle istituzioni pubbliche in una città dove il Comune ha tagliato i fondi per i servizi di integrazione dei migranti, ha scoperto l'iniziativa parlando con altre mamme: «Io mi baso sui principi, su progetti per il futuro che non siano emergenziali, non sulle ideologie. E questo è importante soprattutto per i giovani che cambiano luoghi, si spostano, non sono zavorrati dalle appartenenze».

I due sfidanti al ballottaggio: Massimo Bitonci della Lega Nord (a sinistra) e Sergio Giordani appoggiato dal centrosinistra.

Però nel rapporto con il Partito democratico le appartenenze tornano a pesare. E non poco. Le trattative in vista del secondo turno del 25 giugno 2017 sono già nel vivo. Bitonci, forte del suo 40,2%, invita a serrare i ranghi, spera nella divisione della sinistra e guarda al pacchetto di voti del Movimento 5 stelle «più vicini a noi che ad altri». Il 12 giugno ha dichiarato: «A Padova il centrodestra ha fatto il miglior risultato di tutta Italia e un elettore su quattro ha votato la mia lista, che da sola ha preso 11 punti più di un partito come il Pd». E ancora: «I voti degli altri candidati non sono sommabili, le somme non portano a nessun risultato e ho già letto che alcuni sostenitori di Lorenzoni sono contrari all'accordo con Giordani».

ZANONATO SPINGE PER L'APPARENTAMENTO. Ma Flavio Zanonato, l'uomo forte del centrosinistra padovano, tre mandati non consecutivi da sindaco prima di essere promosso ministro nell'esecutivo di Enrico Letta e poi europarlamentare a Strasburgo, amico di Giordani e oggi membro dei fuoriusciti dem di Mdp, il giorno dopo il voto già faceva campagna e tesseva le fila per un accordo: «Io sono sempre stato eletto con coalizioni che univano tutta la sinistra», ricorda a Lettera43.it spiegando di aver già sentito sia Lorenzoni sia Giordani entrambi favorevoli all'apparantamento. Per lui, che in questa campagna si è speso in prima linea per l'ex presidente dell'Interporto, sarebbe anche un modo di far pace con la città.

Grazie a tutte le persone che ci hanno dato fiducia ieri. Un risultato incredibile: 22357! Grazie!! Coalizione Civica per Padova e Lorenzoni Sindaco Lista Civica #padovamerita

Geplaatst door Arturo Lorenzoni sindaco per Padova op maandag 12 juni 2017

Alla fine della sua stagione, segnata dall'interruzione del dialogo coi giovani in nome delle ordinanze per il decoro cittadino, il centrosinistra ha vissuto una lunga stagione di veleni. Nel 2014, mentre Zanonato era già a Roma da un anno, il Pd non è riuscito a trovare l'accordo con il candidato della sinistra Francesco Fiore che dopo aver partecipato alle Primarie di coalizione ha deciso di presentarsi comunque alle elezioni. Il Pd denunciò il mancato rispetto delle regole, Padova 2020 quello degli accordi sul programma.

SCONTRO SULLE PRIMARIE NON FATTE. Questa volta la vicenda è ancora diversa, ma le distanze restano. I dem, ora a guida renziana, hanno formato una coalizione con pezzi di centrodestra in chiave anti-Lega, aprendo a Barbara Degani, ex presidente della provincia ed ex segretaria di Giancarlo Galan, e a Maurizio Saia, ex missino, ex assessore alla sicurezza e "traditore" di Bitonci. E i dirigenti del Pd sono stati accusati di aver scelto il candidato in incontri di vertice ristretti. «Siamo stati chiamati qui a cose già fatte», aveva tuonato il parlamentare Alessandro Naccarato a febbraio 2017, ricordando come in Coalizione civica ci fossero tantissimi «nostri iscritti o ex iscritti». Le Primarie, chieste dalla piattaforma che sostiene Lorenzoni, non si sono fatte. Ma il dialogo è stato comunque avviato. E oggi il segretario cittadino Antonio Bressa parla di «uno schema a due punte» che può funzionare.

UNA MOBILITAZIONE CHE CONTINUERÀ. La politica corre, l'intesa è all'orizzonte, ma dalla parte di Coalizione civica provano a mantenere un punto fermo: tutto deve essere deciso in assemblea. «Ogni ragionamento si fa dopo i risultati, e i risultati dicono che abbiamo un'enorme possibilità di incidenza, ma valuteremo tutte le possibilità», spiega Gallani. «I programmi sono simili su molti temi, quando pensavamo alle Primarie abbiamo avviato un confronto pubblico toccando tutti i punti». Le distanze sono ampie sulla gestione dei servizi pubblici locali, ma a Coalizione civica preferiscono parlare di spesa sociale: «Tra tagli già realizzati e previsti, Bitonci ha decurtato fondi per 9 milioni. La nostra priorità è rimetterli a bilancio». La decisione ufficiale è attesa a breve, poi bisogna vedere se gli elettori seguiranno le indicazioni dell'assemblea votando Giordani e se dall'altra parte nascerà un asse tra cinque stelle e Lega. Ma, comunque vada, la consigliera assicura che il lavoro di mobilitazione continuerà: a Nord Est è nato un nuovo laboratorio poliitico.

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