Orlando
13 Giugno Giu 2017 1843 13 giugno 2017

Regionali Sicilia, il modello Palermo tenta il centrosinistra

Pd, centristi e Sinistra italiana progettano un fronte largo all'insegna del civismo politico. Ma serve un candidato capace di federare le diverse anime.

  • ...

Apre nuovi scenari politici in Sicilia il trionfo di Leoluca Orlando a Palermo, tanto che nel centrosinistra, dal Partito democratico ai centristi fino a Sinistra italiana, c'è voglia di replicare alle elezioni regionali d'autunno quello che già è stato ribatezzato il "modello Palermo": un fronte largo capace di condurre al successo del candidato, all'insegna di un civismo politico attorno al quale si sono aggregate sette liste senza simboli di partito, ma che è servito a rianimare gli stessi partiti.

UN NOME PER FARE DA COLLANTE. Trovare la sintesi e soprattutto il nome che faccia da collante è la sfida che i partiti del centrosinistra sono pronti a cogliere, pur sapendo che l'intesa non sarà semplice. «La coalizione che ha vinto a Palermo può avere un grande potenziale anche alle regionali con uno spettro largo e innovativo», spiega il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti. Il quale, più che di "modello Palermo", preferisce parlare di coalizione, dai moderati alla sinistra-sinistra. «A Palermo la coalizione in termini percentuali ha ottenuto un risultato persino superiore a quello del sindaco», dice ancora Raciti, «per le regionali dobbiamo mettere in campo una proposta politica, non serve fare somme algebriche, è necessario trovare un elemento di sintesi. E in questo quadro penso che debba trovare spazio nella coalizione formata dalle forze politiche anche il civismo politico rappresentato da Orlando».

COALIZIONE? MEGLIO CONFLUENZA. A breve, Raciti convocherà la direzione regionale del Pd, coinvolgendo il presidente della Regione Rosario Crocetta e gli esponenti del partito a livello nazionale. Anche per il segretario di Sinistra italiana in Sicilia, Luca Casarini, il "modello Palermo" può essere replicato alle regionali, «ma non parliamo di coalizione, piuttosto di confluenza, che può avvenire tra forze che si controbilanciano e si riconoscono in un progetto chiaro e definito di valori e scelte, oltre che nel candidato alla presidenza della Regione, che deve riuscire a federare». Secondo Casarini l'eventuale accordo tra sinistra, Pd, moderati e centristi non può prescindere dal metodo del civismo politico, che a Palermo «ha impedito che ci fossero simboli di partito e ha costretto tutti, anche la sinistra, a fare uno sforzo». In questo quadro, sostiene Casarini, «le primarie di partito o di coalizione sono cose assurde, servono solo a produrre lotte intestine tra correnti».

VIA LIBERA ANCHE DAI CENTRISTI. Via libera al "modello Palermo" anche dai centristi di Giampiero D'Alia e Pier Ferdinando Casini. Perché, osserva il segretario regionale Adriano Frinchi, «non è un civismo alla De Magistris, ma cammina con la buona politica. Serve una personalità che faccia da collettore come ha fatto Orlando». L'attuale presidente del Senato, Pietro Grasso, può essere il profilo giusto? «Mi tolgo il cappello, ma possono esserci altri percorsi», prosegue Frinchi. Non le primarie, però, «che sono divisive e spesso servono a rese dei conti interni ai partiti». Mercenari e trasformisti, inoltre, «non devono avere cittadinanza nella coalizione».

IL RUOLO DEL MOVIMENTO DEI SINDACI. Per il leader di "Sicilia futura" Totò Cardinale, tra gli artefici del "modello Palermo", «la coalizione va costruita attorno a un progetto politico e non partendo da un nome, solo così possiamo vincere le regionali sconfiggendo il pressappochismo e il populismo dei 5 stelle. Non può essere un uomo solo a farlo e non sono ammissibili fughe in avanti, l'esperienza di Crocetta ce lo insegna». Una delle chiavi dell'eventuale successo di una coalizione ampia di centrosinistra, secondo Cardinale, sarà «il movimento dei sindaci di Orlando», anche perché «c'è un centrodestra spaccato e depresso, che a Palermo ha colto un risultato risibile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati