Pisapia
MAMBO 14 Giugno Giu 2017 1025 14 giugno 2017

Quattro ipotesi per un Professore

Un omaggio. Un richiamo all'Ulivo come orizzonte del centrosinistra. E, ancora, un messaggio a Renzi o il tentativo di sparigliare Articolo 1, tenendo fuori D'Alema. Ecco perché l'ex sindaco di Milano ha tirato fuori il nome di Prodi. 

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Giuliano Pisapia ha auspicato che sia Romano Prodi il prossimo candidato premier del centrosinistra. Non lo ha proposto in modo formale ma ha fatto il suo nome e, dati i buoni rapporti col Professore, non voleva di certo bruciarlo. Non so che reazioni avrà questa idea buttata là. Potrà provocare consensi, ripulse, indifferenza. Probabilmente potrà provocare un diniego dell’ex premier che, di fronte a reazioni negative, vorrà sottrarsi a una nuova inutile esposizione. Bisogna però chiedersi perché Pisapia abbia fatto quel nome.

VOGLIA DI ULIVO. La prima ipotesi è che sia un atto di omaggio verso colui che ha vinto due volte con l’Ulivo, sulle cui cadute ormai girano leggendarie ricostruzioni, che è molto conosciuto nelle cancellerie internazionali. Insomma, una riserva della Repubblica. Un atto d’omaggio dopo lo sfregio dei 101 che gli impedirono, con scarsa lealtà, di salire al Quirinale. Può darsi che sia un pietra lanciata nello stagno per veder quanti cerchi fa. Prodi può ricevere qualche no, silenzi ostili, ma può anche coagulare alcune forze convinte che l’Ulivo resti ancora l’orizzonte insuperabile del centrosinistra, magari più attento alle disuguaglianze.

SERVE UN NUOVO CANDIDATO. Può darsi che col nome di Prodi Pisapia abbia voluto mandare un messaggio a Renzi sulla linea: «Vuoi allearti con me? Allora fai le nuove primarie». Questa volta gli manda a dire più esplicitamente che serve un altro candidato premier e va cercato fuori dal recinto claustrofobico dei giovani-vecchi fiorentini. Infine può darsi che sia il tentativo di spaccare Articolo 1 nella previsione che possa esserci il “si” di Bersani e il “no” o il “ni” di D’Alema e di quell’ampia fetta di personalità da Enrico Rossi ad Anna Falcone che lavorano per una formazione di sinistra, meglio ancora neo-socialista, alleata con altri.

LA TENTAZIONE DI GIULIANO. Tutte queste ipotesi non risolvono il problema Prodi che ormai è sul campo della politica qualunque cosa il professore dica, ma danno il senso di quello che potrà accadere. Accadrà che Renzi e i suoi possono dimenticare il sogno di “ospitare” Pisapia nelle loro liste. O patteggiano o non se ne fa niente. E il patteggiamento riguarda anche la leadership comune. Accadrà che Pisapia si mostrerà sempre meno guidato dall’ansia dell’alleanza a sinistra, cercando invece di farsi una sua sinistra che chiamerà “Nuovo Ulivo” con la benedizione prodiana. Accadrà che la sinistra che sarà esclusa o messa ai margini cercherà di fare da sola.

D'ALEMA RESTA L'UOMO NERO. Questa non è solo una partita fra politici. Qui conterà l’atteggiamento di alcun "poteri forti” compreso quello dei giornali di Carlo De Benedetti. A me scappa sempre da ridere quando penso che tutto questo è provocato dalla voglia di tener fuori D’Alema. Questo strano amico mio è protagonista anche quando non c’è. È una bella soddisfazione stare nei sogni o negli incubi di vecchi della politica, di emergenti, di colleghi giornalisti che raccontano la storia come piace a loro.

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