I 400 colpi

Renzi Grillo 151216211537
14 Giugno Giu 2017 0918 14 giugno 2017

Renzi, Grillo e co: quando la convenienza sostituisce le idee

Basta uno stormir di fronde, il sentore di qualcosa che va storto, e i politici di oggi modificano credo, prospettive e alleanze con la facilità di un cambio d’abito.

  • ...

Siamo ormai al puro gioco delle geometrie variabili, e frenetiche: basta uno stormir di fronde, il sentore di qualcosa che va storto, e si cambia prospettiva con la facilità di un cambio d’abito. Perse, e male, le elezioni comunali, ecco che Grillo alza perentorio la voce sui migranti facendo il verso ai leghisti, con un «basta rom» i cui toni sinistramente evocano la pulizia etnica.

M5S INCAPACE DI ANDARE OLTRE LA PROTESTA. Uno potrà obiettare che, essendo la protesta il principale collante dell’ideologia pentastellata, non c’è nessun cambio di rotta rispetto a prima. Il Movimento, del resto, è montaliano nella sua visione del mondo (coincidenza, Montale è genovese proprio come il suo fondatore): sa ciò che non è e ciò che non vuole. Ma quando si tratta di mostrare dei tratti identitari che vadano oltre il mero antagonismo, il buio è totale.

UNA SVOLTA COMINCIATA A ROMA. Questo brandire il pugno di ferro contro i migranti perciò non sorprende, così come che a farsene per primo latore sia stata la sindaca di Roma. Grillo ha scientemente voluto che il nuovo corso partisse da Virginia Raggi, nella speranza che il farle alzare la voce potesse compensare almeno in parte l’endemica debolezza di pensiero e azione. Per inciso, e lo nota perfidamente Sebastiano Messina su Repubblica, non risulta che la perentoria svolta sia stata benedetta dalla Rete, ovvero il tribunale di ultima istanza che vidima le scelte del movimento.

Tanto è bastato per far rimare grillini con Salvini, avendo l’editto contro i profughi rinfocolato le aspettative di quanti intravvedono nell’asse con la Lega una possibile alleanza di governo. Dalla quasi intesa col Pd sul piano delle riforme istituzionali all’abboccamento con il campione italiano del populismo non sono serviti referendum online, congressi straordinari, lunghi e tormentati revisionismi, ma solo poche ore.

RENZI E LA RUOTA DI SCORTA PISAPIA. Addirittura una sola, secondo Giuliano Pisapia, quella che invece è servita a Matteo Renzi per scaricare Berlusconi e il nuovo sentore di Nazareno e mettersi a corteggiare lui. Offeso per la strumentalità di un gesto che ne fa un estemporaneo ripiego, l’ex sindaco di Milano ha respinto le profferte. D’accordo che, sulla scorta di quel che fu l’Ulivo, per costruire una sinistra di governo bisogna essere inclusivi, ma non si può soprassedere a tanta spregiudicatezza.

I CAMBI DI LINEA DEVONO ESSERE CREDIBILI. Va bene che in politica regnano compromessi e tatticismi, ma passare in 60 minuti da un opposto all’altro nella affannosa ricerca di un compagno di strada è troppo anche in una stagione in cui le ideologie sono date per morte e sepolte. Il fine giustificherà anche i mezzi, ma se vuole arginare la disaffezione alla politica e la crescita costante dell’astensionismo al voto deve renderli almeno plausibili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso