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TRUMPERIE 15 Giugno Giu 2017 1659 15 giugno 2017

House of cards? Ho una serie tivù migliore: Dalla Russia con amore

Un presidente agitato. Il suo ex consigliere alla Sicurezza nazionale che neanche Andreotti. Tweet rabbiosi e un capo Fbi silurato. Flashback su Nixon. Primo episodio di una storia di politica-fantasy da non credere.

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Proposta per una serie tivù su Netflix

TITOLO PROVVISORIO. Dalla Russia con amore?

Personaggi e interpreti

DONALD TRUMP. Presidente degli Stati Uniti.

MICHEAL FLYNN. Consigliere per la Sicurezza nazionale e amante della Russia di Putin.

JAMES COMEY. Ex direttore dell’Fbi.

HILLARY CLINTON. Quella che ha perso le elezioni a novembre.

JEFF SESSIONS. Procuratore generale con idee neonaziste.

ROD ROSENSTEIN. Il suo vice.

ROBERT MUELLER. Consigliere speciale indipendente scelto da Rosentein per seguire le indagini sui rapporti Russia-campagna elettorale di Trump, ma anche tutto quello che vuole sul presidente e sulla sua amministrazione.

Micheal Flynn, ex consigliere alla Sicurezza nazionale.

Primo episodio

PRIMA SCENA. Voce narrante: Dopo soli 24 giorni di mandato, il National security advisor Micheal Flynn viene licenziato perché stanno venendo fuori delle notizie su di lui un po’ sporche: pare infatti che avesse preso dei soldi dai russi, cosa che una persona che ha il suo ruolo non può fare. L’Fbi, il cui direttore è James Comey, un’entità separata dal governo, che agisce in piena indipendenza, apre un’indagine sulla campagna elettorale di Trump e la Russia, e vengono fuori degli altarini su Flynn che neanche Andreotti.

SECONDA SCENA. Flashback del passato: James Comey, il direttore dell’Fbi responsabile delle indagini, è quello che aveva messo in difficoltà la campagna elettorale di Hillary Clinton annunciando la riapertura parziale dell’indagine sulle famose email a pochi giorni dalle elezioni.

TERZA SCENA. Pentagono: Comey apre le indagini. Si sentono gli agenti che ridacchiano e mormorano: «Dai che questa volta lo facciamo fuori!».

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James Comey, ex direttore dell'Fbi.

QUARTA SCENA. Camera da letto della Casa Bianca: Trump è agitato e non riesce a dormire. Decide di chiedere al procuratore generale Jeff Sessions (un pazzo, ma questa è un’altra storia) di trovare il modo di fermare Comey. Lo chiama al telefono. Sessions: «Ma io non posso intromettermi nella vicenda, sono anche io indagato. Chiedo al mio vice, Rosentein, facciamo fare a lui. Dai, dormi!».

QUINTA SCENA. (Musica da thriller). Primo piano su Rosenstein mentre scrive una relazione in cui suggerisce di licenziare Comey per avere trattato ingiustamente la povera Hillary. “I can’t believe I am doing this”, dice sottovoce.

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Jeff Sessions, procuratore generale.

SESTA SCENA. Sala da pranzo della Casa Bianca: tavolo apparecchiato per due. Candele accese. Musica di sottofondo. Qualcuno bussa alla porta: è Comey, che era stato invitato a cena personalmente da Trump, il quale gli aveva fatto credere che ci fossero altre persone e invece sono solo loro due. Primo piano su Comey, stupito. Trump fa l’occhiolino e gli chiede per la terza volta di chiudere le indagini su Flynn. Comey rifiuta di farlo.

SETTIMA SCENA. Camera da letto della Casa Bianca: primo piano di Trump che piangendo trama di licenziare Comey. Scrive un tweet pieno di rabbia e si addormenta felice.

OTTAVA SCENA. Conferenza stampa. Mille giornalisti, mille clic di macchine fotografiche. Entra Trump e annuncia che Rosentein nella sua relazione gli dice di licenziare Comey, per cui a lui non resta che seguire gli ordini.

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Rod Rosenstein, vice procuratore.

NONA SCENA. Casa di Rosenstein, salotto: Ron è davanti alla tele. Sorseggia un brandy, sente quello che dice Trump e dalla rabbia si mangia un cuscino. “Gliela faccio pagare, a quel bugiardo di Trump! Assumo un Consigliere speciale che continui le indagini e lo schiaccio come un moscerino!”. Si alza e freneticamente chiama Robert Mueller: “Cosa fai domani? Aperitivo? Ti devo chiedere un favore”. Tossisce.

DECIMA SCENA. Camera del Senato: alcuni senatori sono seduti a semicerchio. Nel mezzo della stanza, una scrivania. Dietro la scrivania, James Comey. Inizia una specie di processo, in cui gli vengono chiesti nei minimi particolari informazioni sugli incontri con Trump. Comey è sicuro, professionale e convincente. Intanto Mueller inizia le indagini su Trump e Russia, ma Rosenstein gli dà carta bianca: «Sbizzarrisciti! Indaga su tutto quello che vuoi».

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Robert Mueller, consigliere speciale indipendente che segue le indagini sui rapporti Russia-Trump.

UNDICESIMA SCENA. Camera da letto della Casa Bianca: Trump ascolta la testimonianza di Comey e come sempre in questi casi, piange: «Quasi quasi licenzio Mueller…».

SCENA FINALE. Flashback. Ottobre 1972: Nixon cerca di licenziare il Consigliere speciale che sta indagando sul Watergate e, prima di ricevere l’impeachment, dà le dimissioni. Famosa scena di lui che esce dalla Casa Bianca e dà la mano a tutti, piangendo.

Fine prima puntata

Titoli di coda

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