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15 Giugno Giu 2017 1145 15 giugno 2017

M5s e Lega, l'alleanza su molti temi c'è già

Migranti, rom, Ius soli, anti-europeismo. Ma anche lotta all'obbligo vaccinale. Sono i temi che accomunano da tempo pentastellati e leghisti. E che potrebbero gettare le basi per un'intesa. Che negli intenti già esiste.

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«Il Movimento 5 stelle non fa alleanze né con il Pd, né con la Lega, né con altri. Quando andremo al governo presenteremo al parlamento i nostri punti del programma di governo». I "puntini sulle i" li ha messi Beppe Grillo in persona sul Blog. L'accelerata a destra dei 5 stelle su migranti e rom, che si situa sulla scia della guerra alle Ong nel Mediterraneo e ai delinquenti importati dalla Romania, non deve quindi essere letta come una prova di accordo con Matteo Salvini o con Giorgia Meloni. Smentito anche l'incontro segreto che Davide Casaleggio avrebbe avuto secondo Repubblica con il segretario del Carroccio.

LA RISPOSTA DI CASALEGGIO. Fake news, denuncia l'imprenditore web et orbi. «Non ho mai incontrato Matteo Salvini. Non è mai avvenuto nessun incontro segreto né con lui né con altri rappresentanti della Lega. Primo perché non ci interessa, secondo perché il MoVimento 5 Stelle agisce sempre nella massima trasparenza: gli incontri segreti non fanno parte della nostra cultura». Casaleggio jr, però, dimentica o omette per esempio la riunione tra il presidente del Consorzio laziale rifiuti Candido Saioni, Stefano Vignaroli e la non ancora nominata assessora all’Ambiente Paola Muraro nello studio di architettura di Giacomo Giujusa, assistente parlamentare di Vignaroli alla Camera poi nominato miniassessore nel Muncipio XI; il pranzo di Luigi Di Maio con i membri italiani della Trilateral presso l'Ispi di Milano e anche la trattativa a Bruxelles tra David Borrelli e i liberaldemocratici di Verhofstadt poi naufragata malamente. Tutti incontri rigorosamente senza streaming.

Il #MetodoRepubblica e la morte dell'informazione Oggi La Repubblica apre con una notizia falsa in prima pagina. Non ci...

Geplaatst door Davide Casaleggio op donderdag 15 juni 2017

Al di là degli incontri al vertice, il fatto è che di un'alleanza formale tra M5s e Lega non ce ne sarebbe proprio bisogno perché in fondo su molti temi - nonostante le scaramucce di facciata - i due sono già alleati. E non da oggi. In un futuro parlamento dunque è lecito immaginare che su diversi argomenti i voti potrebbero convergere. Non l'ha nascosto il portavoce Carlo Sibilia che alla Stampa due giorni fa ha dichiarato: «Con la Lega Nord ci può essere una convergenza sui migranti, a patto che il Carroccio si liberi dei suoi elementi più propagandistici: penso per esempio a quando Bossi diceva di voler sparare sui barconi».

IL CASO DI LAIVES. Va poi ricordato che mentre continuano a fioccare retroscena e smentite su incontri e possibili accordi tra Grillo-Casaleggio e Salvini, un'alleanza tra M5s e Lega esiste già. A Laives, Leifers per i suditirolesi, il Movimento nel 2015 ha eletto due consiglieri che hanno deciso di appoggiare il sindaco leghista (ex Fdi) Christian Bianchi. In cambio hanno ottenuto che il primo cittadino inserisse nella sua agenda alcuni punti del programma pentastellato. L'appoggio esterno era stato benedetto sia dagli attivisti sia dai vertici nazionali. Che Laives diventi il paradigma di una possibile XVIII Legislatura?

Luigi Di Maio.

1. Immigrazione: dallo Ius soli alle Ong, tante affinità elettive


L'affinità elettiva tra le due forze politiche sul tema migranti è più che evidente: no ai clandestini sì ai regolari. Ma soprattutto: prima gli italiani. Già nel 2013 Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo firmarono un post sul reato di clandestinità prendendo le distanze da un emendamento firmato da due senatori M5s che ne proponeva l'abolizione. «La loro posizione espressa in commissione Giustizia è del tutto personale. [...]. Questo emendamento è un invito agli emigranti dell'Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l'Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice "La clandestinità non è più un reato". Lampedusa è al collasso e l'Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?». I due capi poi furono sconfitti dal voto degli attivisti. I leghisti, che ora con i 5 stelle che lamentano un'emergenza immigrati a Roma (emergenza non supportata da numeri, anzi) rinfacciano loro il "fattaccio", sul reato di clandestinità non hanno mai cambiato idea. «Ogni atto, ogni legge che faccia pensare che l'Italia sia più avvicinabile dai clandestini è contro gli italiani e contro il buon senso», è tornato all'attacco Salvini, «quindi ci siamo opposti e ci opporremo alla cancellazione». Già perché nel frattempo il reato in questione esiste ancora.

AIUTARE I MIGRANTI A CASA LORO. Nell'ottobre 2014 in un altro post Grillo aveva già messo in chiaro: «Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: va identificato immediatamente, i profughi vanno accolti; gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano. Chi entra in Italia sia sottoposto a visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la salute sua e degli italiani». Indicativo il tweet che scrisse nel 2016 contro il sindaco Ignazio Marino in cui chiedeva di andare al voto subito prima che la città venisse «sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai clandestini». Tweet corretto subito dopo con la dicitura «campi di clandestini». Aiutare i migranti a casa loro è un vecchio refrain leghista, declinato in più versioni nel corso degli anni. Salvini nel 2015 per esempio proponeva di «allestire centri di identificazione, soccorso e smistamenti in nord Africa, quanto meno nei Paesi stabili. Quindi, se non in Libia, nei paesi vicini». Di «affondare i barconi e arrestare gli scafisti». Costringendo «l’Europa a fare l’Europa, visto che è da un anno che se ne frega». Un po' quello che sostiene Di Maio che chiede espressamente più aiuti da parte dell'Ue. Lo scorso aprile a tornare sul tema è stata la pentastellata Maria Edera Spadoni: «Dobbiamo dare una mano nei Paesi di origine, di certo non nei Paesi d’arrivo. Anche perché, se i fondi sono aumentati, il 34% di questi viene assorbito dall’emergenza profughi».

IUS SOLI, TRA DIRITTO E SICUREZZA. Il M5s ha deciso di non esprimersi sullo ius soli al Senato uscendo dall'Aula. Il che equivale a un voto contrario. «Un bambino è giusto che dove nasce abbia quella cittadinanza, ma va fatta una cosa seria, ordinata e fatta con il resto dell'Unione europea», ha però spiegato Roberto Fico. «Non è il principio della legge che non ci piace, siamo stati su tutti diritti, ma in questa legge non c'è niente dello ius soli». «Lo ius soli è stato storicamente adottato da Paesi come Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada. Paesi con una fortissima immigrazione ma, al contempo, con un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente», ha spiegato l'eurodeputato Ignazio Corrao. «Condizioni del tutto difformi rispetto a quelle che riguardano il vecchio continente». E, ancora: «Purtroppo il mondo non è fatto solo di rose e fiori e l’Italia ha già dimostrato di essere facilmente permeabile a qualsiasi forma di speculazione da parte di criminalità organizzate [...]. Lo fanno con uno ius sanguinis abbastanza rigido, immaginate con uno ius soli più accessibile rispetto agli altri Paesi d’Europa, per questo è fondamentale adottare una soluzione unitaria». Riflessioni che il Movimento evidentemente non si poneva nel 2013. «Io sono per lo ius soli», dichiarava Alessandro Di Battista. «È più italiano il figlio di immigrati nato e cresciuto in Italia piuttosto che un argentino, nipote di italiani, che l’Italia non l’ha mai vista. È una questione di diritti fondamentali tra cui il diritto alla cittadinanza». La Lega invece è nettamente contraria. «Mai come ora, dopo l'orrore di Manchester», ha commentato il senatore Roberto Calderoli, è «inopportuno» dare la cittadinanza italiana ai bimbi immigrati.

Il tweet di Grillo poi cancellato.

Il 25 ottobre 2016 M5s e Lega presentarono addirittura due mozioni abbinate a firma di Fabiana Dadone e Massimiliano Fedriga su «iniziative a sostegno dei cittadini colpiti dalla crisi economica, anche in relazione alle risorse attualmente destinate all’accoglienza dei migranti extracomunitari». La pentastellata sul suo sito scrisse: «Ho presentato una mozione, è da ritenersi abbinata a quella di Fedriga (Lega Nord) che chiede di stornare le risorse per i migranti, per darle ai Comuni in modo che questi ultimi possano usarle per sostenere i cittadini italiani colpiti dalla crisi». Per poi specificare: «Nella nostra mozione noi critichiamo indirettamente la posizione della Lega e di Fedriga». Molto indirettamente visto che i testi presentavano evidenti punti in comune. Due anni prima, il 30 ottobre 2014, il M5s votò insieme con la Lega contro l'estensione del Bonus bebè ai migranti. Il provvedimento non passò, ma l'accoppiata non passò inosservata.

LA COMUNE BATTAGLIA ALLE ONG. L'immigrazione per M5s e Lega è un business. Soprattutto per qualche forza politica. L'attacco alle Ong, nonostante molti pentastellati vengano dal mondo della cooperazione e fino a poco tempo fa sponsorizzavano il lavoro delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo, non poteva che trovare sponda nella Lega. Sulla questione M5s e Lega hanno dirittura dato vita a una sorte di riedizione del «chi ce l'ha più duro» in voga ai tempi del Senatur.

2. I rom, invasione e insicurezza

Recentemente anche sui rom Lega e M5s paiono andare e d'accordo, se non altro sui toni. Presentando il piano per lo smantellamento dei campi a Roma il Movimento ha usato termini da ruspata salviniana, riducendo la questione a «roulotte e caravan» in mezzo alle strade della città. Incendi «occasionali», «furti di corrente», «borseggi. Auto di lusso senza dichiarare un euro di reddito. Insomma, illegalità e degrado. Una prosa cara al leader della Lega che invoca da sempre la ruspa. La ricetta del padano è chiara: «Do un preavviso di sfratto di sei mesi e preannuncio la ruspa. Nel frattempo i rom, come tutti gli altri cittadini, si organizzano: comprano o affittano casa». Scaduti i termini via libera a «spianare e radere al suolo» tutto.

QUANDO GRILLO ACCUSAVA LA LEGA DI LUCRARE SUI CAMPI. Eppure nel 2014, il gruppo M5s al Senato scrisse un post sul Blog dal titolo: «I leghisti vanno rinchiusi nei campi rom» in cui accusava il Carroccio ai tempi di Roberto Maroni al Viminale di aver finanziato con decine di milioni di euro i campi per poi impedirne la chiusura. Altrettanto duro era stato il commento sulla «sinistra buonista radical chic, che fa finta di lottare per l'inclusione dei nomadi e degli immigrati, ma in realtà specula e mangia su questa situazione esattamente come tutti gli altri». Tavolate alle quali il M5s non si sarebbe mai accomodato. Nel 2007 però Grillo in un post intitolato «Confini sconsacrati» era stato ben più netto: «Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. È un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata. Un governo che non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini a cosa serve, cosa governa? Chi paga per questa insicurezza sono i più deboli, gli anziani, chi vive nelle periferie, nelle case popolari. Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati».

Salvini inseguito da un maiale al campo rom Chiesa Rossa, Milano.

3. Europa a targhe alterne

Salvini, che siede ed è pagato lautamente dal parlamento Ue, si è più volte ribellato a un'Europa che toglie a suo avviso sovranità ai cittadini. «Darei l’ultima possibilità all’Europa di cambiare tutti i Trattati che riguardano l’agricoltura, la pesca, le banche, il commercio, il turismo l’immigrazione», ha concesso recentemente dal salotto di Di Martedì. «O l’Europa cambia e ha un senso continuare a pagarla, oppure gli italiani debbono tornare a fare gli italiani, per la moneta vale lo stesso discorso». Il leader della Lega giudica però l'idea di un referendum sulla permanenza o meno nell'euro una «truffa grillina». Dal canto loro, i pentastellati - che a Strasburgo siedono ancora nel gruppo Efdd di Nigel Farage dopo aver tentato rovinoisamente l'approdo nell'Alde di Guy Verhofstadt - a ondate tornano all'attacco dell'Europa e dell'euro. Andiamo, restiamo, cambiamo, facciamo un referendum sull'euro. Due anni fa consegnarono 200 mila firme al Senato di cui però non si seppe più nulla.

SOVRANITÀ E AUTODETERMINAZIONE. La parola d'ordine comune è sovranità. «Siamo sempre stati considerati quasi una meteora, invece siamo più forti che mai, prendete sul serio il nostro programma», ha detto Di Battista ad aprile presentando le linee di un programma di governo. «Non siamo populisti, crediamo nella autodeterminazione dei popoli, nella pace e nel disarmo». «Sovranità, controllo confini, ribaltamento dell’Europa, stop pretese islamiche, dogane da ripensare», è la ricetta di Salvini.

4. Politica estera: la via della Russia

Se su Donald Trump il M5s ha scelto di non uscire troppo allo scoperto, un altro nome mette d'accordo 5 stelle e Carroccio: Vladimir Putin. Salvini lo considera un alleato, il M5s pure. Di ritorno dal convegno di Russia Unita, un entusiasta Manlio Di Stefano scrisse: «Noi abbiamo voluto parlare di una cosa molto importante. Oggi abbiamo un nemico comune che si chiama terrorismo. Dovremmo smetterla di vedere il nemico nella Russia e trovare dei nuovi accordi per far sì che anche la lotta al terrorismo diventi un campo di cooperazione» .E dire che fino a qualche anno fa la Russia con cui ora il M5s discute di terrorismo, di abolizione delle sanzioni economiche e possibilità di sviluppo per le nostre imprese, era il nemico numero uno tanto che nel 2013 i parlamentari criticarono duramente la visita di Putin nel nostro Paese. Ma le cose cambiano.

Manlio Di Stefano, deputato M5s.

5. Vaccini: il nodo dell'obbligatorietà

Sui vaccini il M5s ha fatto negli anni capriole e carpiati. Buona parte dell'elettorato pentastellato resta no-vax. Nonostante l'ultimo aggiustamento di tiro di Grillo & Co su posizioni filo-vaccini, la pancia del Movimento ribolle. Soprattutto dopo l'approvazione del decreto Lorenzin sull'obbligatorietà delle immunizzazioni. Ed è proprio su questo che si è creato un inedito asse con la Lega. Il governatore veneto Luca Zaia infatti ha annunciato un ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto. «Io non incontro mamme che mi dicono ‘no senza se e senza ma’ ma mamme che sono preoccupate dal numero dei vaccini e dall’impossibilità di scegliere un programma vaccinale», ha spiegato il leghista. «L’obbligatorietà non risolve il problema del dialogo con le famiglie e in Veneto l’abbiamo dimostrato».

IN LIGURIA INTESA CON LA REGIONE. Stessa linea per Sonia Viale vicepresidente e assessore regionale alla Sanità della Regione Liguria non a caso segrertaria regionale della Lega che ha dichiarato: «I vaccini sono uno strumento di prevenzione fondamentale, ma serve informazione, non metodi coercitivi, il Decreto Lorenzin è irricevibile». D'accordo con lei si sono detti i consiglieri M5s Gabriele Pisani e Andrea Melis. «Non viene messa in discussione l’importanza fondamentale della prassi vaccinale come strumento di prevenzione, semmai la scelta di utilizzare un approccio coercitivo, che sta provocando una pericolosa spaccatura nel nostro Paese», ha spiegato il secondo. «Purtroppo davanti ai dubbi e alla disinformazione della popolazione non si è intrapreso un percorso di dialogo, ristabilendo un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, ma si è scelto di intervenire con l’imposizione».

Matteo Salvini e Luca Zaia.

ANSA

6. Difesa della Pmi e delle produzioni italiane


Sia Lega sia M5s difendono la produzione italiana e le Piccole medie imprese. «L’idea di Italia che abbiamo è un Paese dove la gente torna a credere nel proprio futuro», ha spiegato Salvini in una intervista al Sole 24 Ore. «Dove le banche, invece di essere trappole per i risparmiatori, tornino a fare credito alle nostre piccole e medie imprese e alle famiglie senza trincerarsi dietro i protocolli assurdi di Basilea costruiti su standard tedeschi. Dove l’imposta diretta per persone fisiche è del 15%, così come quella per le società come negli Usa. Dove i nostri giovani hanno l’opportunità di trovare un lavoro ben pagato senza dover fuggire all’estero». I pentastellati hanno basato buona parte della loro campagna elettorale sul fondo di garanzia per la piccola media impresa in cui versano parte degli stipendi. Sia M5s sia Lega sono poi difensori della nostra produzione agricola (e non solo) e non escludono l'introduzione di dazi. Unica nota dolente per i pentastellati la battaglia contro il grano saraceno, creduto una specie non autoctona.

NO AI TRATTATI INTERNAZIONALI. M5s e Lega poi sono strenui oppositori del Ttip, trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico. «Un tentativo di genocidio per i popoli europei», lo ha definito senza mezzi termini Salvini. «Gli Stati Uniti gettano la maschera», hanno scritto sul Blog gli europentastellati. «Con il Ttip vogliono invadere il mercato europeo». Con l'elezione di Donald Trump la situazione è cambiata: Sibilia ha addirittura twittato al neo presidente congratulandosi per il ritiro dal dal Ttip. Peccato che il tycoon avesse firmato la recessione dal Tpp e cioè la partnership transpacifica.

Il tweet del deputato Carlo Sibilia.

6. Uniti contro la Fornero

Le battaglie comuni di M5s e Lega sono state tante: il no al referendum, ma anche Equitalia e la riforma Fornero. Lo scorso marzo i due partiti sono tornati all'attacco promettendo una modifica al sistema pensionistico targato Monti. «Ridurre le tasse e cancellare la legge Fornero», ha tuonato Salvini. «Sono stanco d'incontrare centinaia di ragazzi napoletani, siciliani, calabresi costretti ad andare all'estero per cercare lavoro». Modifiche che sono state richieste anche dal Movimento. «Il nostro obiettivo», ha dichiarato due settimane fa Di Maio, «è andare al governo ed eliminare subito tre leggi: la Fornero, il Jobs act e la Buona Scuola. Queste tre leggi le potrà abolire solo chi non le ha votate. Abbiamo un'unica opportunità per far saltare un po' di vergogne in questo Paese, affidarci e fidarci di chi queste vergogne non le ha votate».

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