I 400 colpi

La Vardera: riprese? Nessun bluff
16 Giugno Giu 2017 0926 16 giugno 2017

Politica, fiction e show business: cosa ci insegna il caso La Vardera

Il finto sindaco candidato a Palermo ha fatto scalpore e sollevato grida d’indignazione. Ma è più cinica, bassa e spregiudicata la candid camera o ciò che essa ci mostrerà?

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Che dire del caso di Ismaele La Vardera, il finto candidato sindaco di Palermo con tanto di lista, sponsor di rango (Salvini e Meloni), e oltre 7 mila voti raccolti? Lo spettro è ampio: si va dal genio all’impostore, passando per l’attore-autore di una tivù estrema che sacrifica tutto, anche i nobili valori (e la politica in teoria dovrebbe esserlo) pur di portare a casa qualche punto in più di share. Sta di fatto che la sua vicenda ha fatto scalpore, sollevato grida d’indignazione, imbestialito le vittime del raggiro, non si sa bene se per il fatto di non essersene accorte o perché indignate per la dissacrante messa in scena.

TRA FICTION E VITA REALE. Insomma, siamo uomini o attori di una fiction perpetua che coincide sempre di più con la vita reale? Su questo si può dibattere all’infinito, pescando nella sterminata ermeneutica che va dal Truman Show al Grande fratello. Non troviamo nulla di così trasgressivo nelle gesta di La Vardera, se mai gli riconosciamo una indubbia perizia nell’essere riuscito a reggere la finzione per la durata dell’intera campagna elettorale senza farsi scoprire. Non c’è alcuna differenza tra la tivù che strumentalizza la politica (i caposcuola sono Le Iene, da cui il finto candidato sindaco proviene) e quella che quotidianamente inscena lo spettacolo del dolore trasformando la disperazione di molti in propellente per palinsesti.

Non c’è alcuna differenza tra la tivù che strumentalizza la politica e quella che quotidianamente inscena lo spettacolo del dolore

Ma in attesa della messa in onda del programma il cui titolo già campeggiava nei manifesti elettorali del buon Ismaele, un dubbio ci sorge. Non sarà che tanto risentimento e indignazione da parte dei raggirati si spiega con il terrore che quanto detto e fatto mentre venivano ripresi a loro insaputa abbia disvelato cose che noi umani… È più cinica, bassa e spregiudicata la colossale candid camera palermitana o ciò che essa ha mostrato? Naturalmente i suoi ignari protagonisti hanno detto di non aver nulla da nascondere, e che lo scandalo sta solo nella intollerabile trasformazione dei candidati in comparse, dei luoghi della politica in set cinematografico. Resta a questo punto la curiosità di vedere il film, anche se possiamo sin d’ora scommettere che faticherà a trovare spazio nelle sale e nella programmazione di qualche emittente. Far fatica non vuol dire però che non lo vedrà nessuno. Nella guerra tra censura e show business, ha da tempo stravinto il secondo.

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