Vaticano
19 Giugno Giu 2017 0800 19 giugno 2017

Chiesa, tracce di una storica svolta sul testamento biologico

La rivista dei gesuiti apre alla legge passata alla Camera. E considera nutrizione e idratazione artificiali pratiche rifiutabili. Così in Vaticano avanza la rivoluzione silenziosa sugli ex principi non negoziabili.

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La legge sulle “disposizioni anticipate di trattamento” (Dat), cioè la nuova versione del testamento biologico, già approvata dalla Camera e ora all’esame del Senato, ha ricevuto il giudizio positivo di Aggiornamenti sociali, la rivista dei gesuiti italiani che spesso interviene sui temi politici più rilevanti e delicati. È stata infatti considerata una buona mediazione fra diverse esigenze, soluzione equilibrata che può dunque essere condivisa. La presa di posizione della testata, avvalorata dal suo “gruppo di studio sulla bioetica”, è un punto di svolta.

MANDATO UN "VIA LIBERA" AI POLITICI. Il mondo cattolico esce dalla cittadella fortificata dei principi non negoziabili assunti come dogma politico-teologico degli ultimi decenni, per dare un consenso ragionato e inclusivo a una legge attesa da molti anni in Italia e che per altro non ha ancora visto la luce. Ma c’è da credere che, per varie ragioni, la posizione espressa da Aggiornamenti sociali sia destinata a pesare nel proseguimento del dibattito e dell’iter legislativo. Si tratta di un "via libera" che parla inevitabilmente almeno a una parte del mondo cattolico impegnato in politica e che è schierato trasversalmente nei vari gruppi parlamentari.

«NIENTE DERIVE VERSO L'EUTANASIA». In sintesi, si spiega nel lungo articolo, «il progetto di legge promuove la consapevolezza della complessità delle questioni, afferma il principio del consenso ai trattamenti e il rifiuto di ogni irragionevole ostinazione terapeutica, imposta una relazione tra medico e paziente centrata sulla pianificazione anticipata delle cure, non presta il fianco a derive nella direzione dell’eutanasia».

Da sinistra Vincenzo Paglia, Andrea Riccardi e Mario Marazziti in una foto di gioventù con papa Wojtyla.

D’altro canto il progetto è andato avanti tenendo conto delle diverse sensibilità presenti anche a livello politico, è stato oggetto di emendamenti e di discussione accese; per esempio si stabilisce che di fronte a progressi in campo medico tali da poter indurre il dottore a compiere una scelta diversa da quella richiesta nelle Dat, ciò è consentito; ma si tratta pur sempre di eccezioni all’interno di un quadro normativo abbastanza coerente.

QUANTI "MONTIANI" DIETRO LA LEGGE. A lavorare fino all’ultimo a un testo che tenesse conto anche delle sensibilità cattoliche è stato il deputato Mario Marazziti, ex portavoce della Comunità di Sant’Egidio, presidente della Commissione affari sociali della Camera, entrato in parlamento con il gruppo centrista legato all’ex presidente del Consiglio Mario Monti, ora disperso in vari rivoli. E in effetti proprio con il governo Monti il professor Andrea Riccardi, storico e fondatore di Sant’Egidio, ricoprì la carica di ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, mentre tuttora Mario Giro, altro esponente della Comunità con sede nel quartiere romano di Trastevere, è vice ministro agli Affari esteri del governo Gentiloni.

IL "NO" VATICANO SI AMMORBIDISCE. Ma oltre al côté politico conta quello vaticano. Un altro dei fondatori di Sant’Egidio, monsignor Vincenzo Paglia, è stato nominato da papa Francesco presidente della Pontificia accademia per la vita, l’organismo che fino a qualche anno era il "ministero del No" d’Oltretevere in materia bioetica, il dicastero insomma che custodiva con intransigenza inappellabile i principi non negoziabili. E la cosa, vedremo, ha la sua importanza; ma andiamo con ordine.

La Nia è un intervento medico e non sfugge al giudizio di proporzionalità. Talvolta essa non è più in grado di procurare nutrimento al paziente o di lenirne le sofferenze

Aggiornamenti sociali, rivista dei gesuiti

Nel testo pubblicato da Aggiornamenti sociali c’è un punto destinato a far crollare le certezze delle posizioni cattoliche più chiuse in materia, quello che riguarda idratazione e alimentazione nei pazienti in coma. Si ricorderà come proprio l’equiparazione di questi due fattori a terapie mediche - tali quindi da poter essere interrotte - fu alla base delle violentissime contestazioni nel caso di Eluana Englaro da parte di alcuni vescovi e gruppi integralisti; i tribunali decisero allora di riconoscere le volontà della ragazza che erano appunto quelle di non restare in vita artificialmente in stato vegetativo (durato 17 anni).

CITATI CASI COME QUELLO DI ELUANA. Sulla rivista della Compagnia di Gesù si legge: «Una questione controversa riguarda la nutrizione e idratazione artificiali (Nia), che il progetto di legge include fra i trattamenti che possono essere rifiutati nelle Dat o nella pianificazione anticipata». Nella riflessione cattolica «si è spesso affermato che questi mezzi sono sempre doverosi; in realtà la Nia è un intervento medico e tecnico e come tale non sfugge al giudizio di proporzionalità. Né si può escludere che talvolta essa non sia più in grado di raggiungere lo scopo di procurare nutrimento al paziente o di lenirne le sofferenze. Il primo caso può verificarsi nella malattia oncologica terminale; il secondo in uno stato vegetativo che si prolunga indefinitamente, qualora il paziente abbia in precedenza dichiarato tale prospettiva non accettabile. Poiché non si può escludere che in casi come questi la Nia divenga un trattamento sproporzionato, la sua inclusione fra i trattamenti rifiutabili è corretta». E questo è appunto il cuore della svolta (il secondo caso, lo stato vegetativo che si prolunga indefinitamente era appunto quello di Eluana Englaro) che d’altro canto accetta quanto la medicina e la scienza hanno dato per acquisito ormai da tempo.

FRONTE MEDICO-TEOLOGICO ALTERNATIVO. Interessante anche la composizione del gruppo di studio sulla bioetica di Aggiornamenti sociali che ha redatto il parere sulla legge relativa alle disposizioni anticipate di trattamento. C'è infatti don Maurizio Chiodi, teologo della Facoltà teologica dell'Italia settentrionale di Milano e neo componente della Pontificia accademia per la vita, Alberto Giannini, responsabile della terapia intensiva pediatrica al Policlinico di Milano, don Pier Davide Guenzi, docente di Teologia morale alla facoltà teologica di Milano, Mario Picozzi, medico legale, Massimo Reichlin, filosofo dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il gesuita Giacomo Costa e Paolo Foglizzo, rispettivamente direttore e redattore di Aggiornamenti sociali. Emerge insomma un fronte medico-teologico di fatto alternativo a quello che per molto tempo ha dominato la scena pubblica e quella ecclesiale, capace soprattutto di lavorare per trovare il famoso “punto di equilibrio” fra differenti visioni, cioè negoziando proprio nel merito di problemi complessi che toccano credenti e non credenti.

Beppino Englaro con una foto della figlia Eluana.

E qui appunto gioca anche il suo ruolo la nuova Pontificia accademia per la vita di cui lo stesso papa Francesco ha nominato 50 membri, di cui cinque ad honorem (33 conferme rispetto al passato e 17 nomi nuovi; tre non cristiani) escludendo alcuni dei teologi più conservatori; allo stesso tempo l’istituzione è stata dotata di un nuovo statuto in base al quale fra le altre cose le nomine degli accademici non sono più "a vita", ma rinnovabile ogni cinque anni, mentre fra i dicasteri vaticani con cui dovrà collaborare sono scomparsi la Congregazione per la dottrina della fede (il suo posto è stato preso dalla Segreteria di Stato), come pure quelli della cultura e dell’educazione cattolica; inoltre c’è un’apertura al confronto con studiosi «non cattolici e non cristiani» impegnati nella difesa della dignità umana, mentre si dà spazio alle implicazioni sociali, economiche ed ecologiche relative al tema della vita.

LETTURA NON PIÙ RIGIDAMENTE DOGMATICA. Non solo: se il presidente è monsignor Paglia, fa pure parte di diritto del consiglio direttivo dell’Accademia, il preside del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per la famiglia e il matrimonio, vale a dire monsignor Pierangelo Sequeri, nominato anch’esso da papa Francesco, teologo schierato con Bergoglio, favorevole a una lettura non rigidamente dogmatica del magistero sulla famiglia, sostenitore della comunione ai divorziati risposati civilmente e più in generale di un rinnovamento in quest’ambito. L’istituzione inizia i lavori nella sua veste rinnovata a ottobre 2017 (dal 5 al 7) quando, alla presenza del papa, è in programma l’assemblea ordinaria della nuova Pontificia accademia per la vita.

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