I 400 colpi

Renzi Prodi
19 Giugno Giu 2017 0910 19 giugno 2017

Renzi offra alla rockstar Prodi la presidenza del Pd

Come federatore il segretario dem non è credibile. Istituzionalizzi il ruolo del professore, il popolo di sinistra applaudirebbe.

  • ...

Pare che ogni giorno Matteo Renzi faccia un’ora di training autogeno per imparare a essere inclusivo, cosa che almeno finora non sta producendo gli effetti sperati. Battute a parte, il problema è molto serio. Nel Pd hanno capito tutti, anche i suoi collaboratori più fedeli (ricordate i fuori onda di Del Rio in cui lamentava che il capo non si era degnato di una telefonata per dialogare con i futuri scissionisti?) che la mediazione non è proprio dote di cui il segretario abbondi. Anzi, quando intravvede l’occasione di isolare chi non è sua copia conforme, l’ex premier per carattere non si tira indietro.

RENZI PERDE PEZZI. Così facendo però perde pezzi per strada: prima la minoranza di Bersani, ancora prima Pippo Civati che in origine gli fu compagno di strada. Poi, flirtando assiduamente con Berlusconi per quella che prometteva essere molto di più che un’alleanza tattica per cambiare la legge elettorale, ha rischiato di veder andar via anche la componente cattolico-popolare. Qui bisogna essere molto chiari, a costo di risultare sgradevoli: l’uomo solo al comando esiste, in politica come altrove, solo se te lo puoi permettere. Solo, per citare le vicende d’Oltralpe, se ti chiami Macron, fondi un partito, diventi presidente della Repubblica e poi ottieni la maggioranza assoluta del parlamento.

L’uomo solo al comando esiste, in politica come altrove, solo se te lo puoi permettere

È comprensibile che Renzi guardi con una punta di invidia e rammarico all’affermazione del quasi coetaneo astro francese, ma il suo percorso non è lo stesso. Poteva esserlo, forse, se all’indomani della plebiscitaria vittoria alle elezioni europee – il famoso 41% - avesse capitalizzato quel risultato andando subito al voto. Ci ha poi pensato il disastroso esito del Referendum a far capire che non era più aria per imprese solitarie.

IL RITORNO DI PRODI IL PACIFICATORE. E arriviamo a oggi dove, fallito il velleitario tentativo di forzare la mano e andare a elezioni anticipate, Renzi sta cercando di recitare un ruolo che però non è il suo. Indossati i panni stretti del federatore di una sinistra che più divisa non si può ha cercato con scarso esito la sponda prima di Pisapia e poi di Prodi. Dismesso un letargo che durava dalla rocambolesca vicenda della mancata elezione al Quirinale, il professore bolognese è tornato in pista sua sponte per fare il pacificatore. A Repubblica, che con un eccesso d’enfasi lo ha definito una rockstar del centrosinistra, Prodi ha più realisticamente optato per la metafora del vinavil. Insomma, non è uno che scalda gli animi ma che incolla i pezzi.

Matteo Renzi e Romano Prodi.

Vinavil Prodi, dopo aver cercato finora con scarso esito di riconciliare Renzi con Pisapia, si accinge a osare l’inosabile tentando la medesima operazione con #enricostaisereno Letta. A questo punto, visto anche il consenso che accompagna il pacificatore, consiglieremmo a Renzi di istituzionalizzarne il ruolo. Offra a Prodi la presidenza del Pd, che tanto tra le prerogative di Orfini non vi è certo l’insostituibilità e oltretutto l’ex servant dalemiano è fonte di inesauste tensioni interne. Conoscendo un po’ la psicologia del professore, non è detto che rifiuti. Ma se così fosse, l’ex premier incasserebbe comunque un risultato di immagine, il plauso dal popolo della sinistra per averci provato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso