Zanda, canguro può avere maggioranza
20 Giugno Giu 2017 1132 20 giugno 2017

Consip, mozioni al voto in Senato: il governo ha retto

Palazzo Madama ha approvato la proposta del Pd con 185 voti favorevoli, 76 contrari e cinque astenuti. Bocciata la mozione di Articolo 1-Mdp, che chiedeva al ministro Lotti di rimettere le deleghe.

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La maggioranza di governo ha retto al Senato sulle mozioni che riguardano il caso Consip. L'Aula di Palazzo Madama ha infatti approvato quella proposta dal Partito democratico con 185 voti favorevoli, 76 contrari e cinque astenuti. Respinta, invece, la mozione di Articolo 1-Mdp, con 182 voti contrari, 69 favorevoli e 16 astenuti. Approvata (244 si, 17 no e 11 astenuti) anche la mozione presentata dal senatore Andrea Augello, del gruppo Idea, riformulata come richiesto dall'esecutivo. Escludendo, cioè, il punto in cui si invitava il governo a sospendere le gare per le quali i vertici Consip sarebbero stati oggetto di presunte «richieste di favori».

IL TENTATIVO DI RINVIARE IL VOTO. La seduta si è aperta con la lettera che il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha indirizzato al presidente del Senato Pietro Grasso: «Appare opportuno informarla», riportava la missiva, «che l'amministratore delegato» di Consip «ha informato questo dicastero che il 17 giugno scorso sono state presentate le dimissioni da parte di due consiglieri (il presidente Luigi Ferrara, indagato per false comunicazioni ai pm, e Marialaura Ferrigno, ndr) e che, con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, si intende dimissionario l'intero cda».

ZANDA: «LE MOZIONI HANNO RAGGIUNTO IL LORO EFFETTO». Un assist subito colto dal capogruppo del Partito democratico, Lugi Zanda, che aveva chiesto al presidente Grasso di rinviare il voto: «Le mozioni, alla luce della comunicazione del ministro Padoan, hanno raggiunto i loro effetti. Il consiglio è decaduto. Sarebbe quindi più utile tenere il dibattito dopo il 27, data della riunione dell'assemblea Consip, dopo la nomina dei nuovi vertici».

LA MAGGIORANZA ERA A RISCHIO. Il problema, però, è che nel frattempo l'amministratore delegato della società, Luigi Marroni, resta formalmente in carica. Quindi la questione, dal punto di vista politico, non poteva considerarsi superata. Grasso, preso atto che la maggioranza dei gruppi parlamentari non voleva il rinvio, ha quindi avviato le procedure che hanno portato alla pronuncia dell'Aula. Le mozioni presentate, sei in tutto, sono una conseguenza delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la Centrale acquisti della Pubblica amministrazione. Quella della procura di Napoli è finita al vaglio del Csm per presunte irregolarità. La maggioranza che sostiene il governo Gentiloni rischiava di scivolare e sulla graticola c'era soprattutto il ministro dello Sport, Luca Lotti. Contro di lui la mozione di Articolo 1-Mdp, formalmente non all'opposizione, ma che chiedeva comunque al fedelissimo di Matteo Renzi di rimettere le deleghe da ministro.

Questa parte della mozione è stata dichiarata inammissibile prima del voto dal presidente Grasso. Mdp ha quindi presentato un nuovo testo, per chiedere al governo di valutare comunque la posizione di Lotti. La versione finale della mozione è stata bocciata dall'Aula.

IL BERSAGLIO ERA MARRONI. La mozione presentata dal Pd e dalle altre forze di maggioranza, invece, è stata approvata e invita l'esecutivo a procedere al più presto all'individuazione di un nuovo consiglio di amministrazione per la Consip. Tutto ruota attorno alla rimozione dell'amministratore delegato, Luigi Marroni. Il quale non solo non è indagato, ma ha denunciato ai magistrati le pressioni ricevute da Carlo Russo, l'imprenditore di Scandicci amico di Tiziano Renzi, tirando in ballo anche il ministro Lotti.

L'AFFONDO DI GOTOR. In Aula il senatore di Articolo 1-Mdp, Miguel Gotor, ha attaccato frontalmente il governo: «Le vicende del ministro Lotti e quello dell'ad Marroni sono indissolubilmente intrecciate. Uno dei due ha mentito davanti all’autorità giudiziaria e continua a farlo all'opinione pubblica. La loro contemporanea permanenza in carica costituisce un segnale di arroganza politica. Il caso Consip la dice lunga sul ruolo del familismo, della messa in pratica di una sorta di chilometro zero del potere, in cui si ha l’impressione che il perimetro del potere sia troppo spesso stato tracciato con la squadra e il compasso toscani».

Il senatore dem Andrea Marcucci, dopo l'intervento di Gotor, ha chiesto una verifica di governo: «Gentiloni non è in pericolo, ma queste prese di distanza di Mdp sono preoccupanti. Il premier dovrà farsi carico di una verifica politica per uscire dall'ambiguità».

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