Pisapia
MAMBO
20 Giugno Giu 2017 1044 20 giugno 2017

Nessuno dei balbettanti partitini di sinistra parla di cambiamento

Ora ci sono persino due schieramenti targati la Repubblica. Un vero affare. Da Pisapia a Fratoianni, passando per Falcone e Bersani, la strada per costruire un polo progressista oltre Renzi è accidentata.

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Fra domenica 18 giugno e sabato primo luglio 2017 a sinistra si gioca una partita decisiva. La posta in gioco è l’esistenza di un polo di sinistra slegato dal progetto di Renzi. Sembra facile, invece è una strada molto accidentata.

UNA MIRIADE DI PICCOLI SOGGETTI. A questo appuntamento arriva una miriade di soggetti politici di scarso valore elettorale, presi uno a uno. C’è un’area più radical, di cui capofila è l’erede di Nichi Vendola, il tosco-pugliese Nicola Fratoianni che con Giuliano Pisapia, dopo averci fatto alcuni partiti assieme, non prenderebbe più neppure un caffè. C'è Pippo Civati di cui è ignota la forza del raggruppamento che guida, ma che da tempo ha scelto di togliersi dai riflettori cercando un ruolo “unitario”.

INTELLETTUALI RADICAL RADDOPPIATI. Tutto questo precipita nella proposta di Anna Falcone e Tomaso Montanari, che avrebbe l’ambizione di essere una proposta neo-socialista, ma in realtà non si distacca dalle tematiche, e spesso dagli intellettuali radical ospitati da la Repubblica. Lo dico di passaggio: la stessa cosa accade nello schieramento di Pisapia. La novità principale di questa fase politica è che siamo passati da un trasversale partito de la Repubblica a due. Un vero affare.

Nessuno ha fatto bene con l’Ulivo, l’Ulivo è da buttare oggi, ma era da buttare anche prima

Torniamo al nostro ragionamento. Falcone e Montanari aprirebbero a una parte di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista (Mdp), addirittura al perfido Massimo D’Alema, solo che gli propongono di impiccarsi a un ramo solo per il fatto di aver avuto un ruolo nell’Ulivo. A Montanari non sta bene nulla di quello che ha fatto il centro-sinistra e oggi alla cara Daniela Preziosi su il manifesto D’Alema affida la sua replica respingendo soprattutto i giudizi sulla guerra del Kosovo.

MONTANARI-FALCONE ESCLUDENTI. L’altra area di Mdp è stata invece sonoramente fischiata per il tramite dell’uomo-ombra di Pier Luigi Bersani, cioè il senatore Miguel Gotor. La cosa va affrontata da due punti di vista. Il primo dice che il polo Montanari-Falcone è un polo di passioni politiche ma si sta rivelando escludente. Nessuno ha fatto bene con l’Ulivo, l’Ulivo è da buttare oggi, ma era da buttare anche prima. Nessuno si salva dal giudizio sul voto referendario, quindi chi non ha votato secondo la maggioranza un problema ce l’ha. Se questo raggruppamento avesse un sostrato religioso potremmo immaginare un momento in cui riti di pentimento e di rigenerazione potrebbero svolgersi sulla riva di un fiume. O puri o pentiti. C’è in questo una certa assonanza col grillismo iniziale o con Scientology.

PISAPIA CEDE LO SCETTRO A PRODI. Pisapia, dal canto suo, ha ceduto lo scettro del comando a Romano Prodi che cerca di metter su un rassemblement di puristi dell’Ulivo non trascurando l’ipotesi di un dialogo con un Renzi deberlusconizzato. Questa formazione o alleanza vederebbe confluire pezzi di Pd, tipo Gianni Cuperlo e parte dell’area di Andrea Orlando, ma soprattutto Bersani e la sua nutrita truppa. Sempre nell’intervista a il manifesto D’Alema critica il Brancaccio di domenica per l’estremismo e per la prima volta dice parole benevole su Pisapia. Sa infatti che gran parte di Mdp, compreso i fuoriusciti dal partito di Vendola, piuttosto che tornare a fare cose con Fratoianni se ne vanno con Pisapia.

Nemmeno uno dei partiti che pur si proclamano in prima linea contro l’ingiustizia ha una sola, dico una sola, proposta per dire agli italiani: Vedete, da qui parte il cambiamento

È un vero casino, come si vede. L’unica cosa chiara è che il più recente partito nato a sinistra, cioè Mdp-Articolo 1, è già morto perché tirato per la giacchetta verso i due rassemblement concorrenti. Montanari commentando le proprie cose dice che con il suo movimento non vuole creare parlamentari (a partire da sé), ma cercare un popolo. Peccato che l’idea di Montanari, così come specularmente quella di Prodi-Pisapia, sia che il popolo si cerca su tematiche già sollevate dal grillismo o dal renzismo della prima ora.

SEMPRE E SOLO BALBETTANTI. Nessuno di questi partiti che pur si proclamano in prima linea contro l’ingiustizia ha una sola, dico una sola, proposta per dire agli italiani: «Vedete, da qui parte il cambiamento». È il dramma della sinistra che dopo “elettrificazione più soviet” ha sempre e solo balbettato.

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