Marra
23 Giugno Giu 2017 1723 23 giugno 2017

Le amnesie di Raggi e le verità di Marra

Dal ruolo del suo ex braccio destro al dossier nomine. Dai contatti con Casaleggio all'affaire Muraro. I non detti o detti male della sindaca nel suo primo anno di mandato. Che cominciò con le omissioni nel cv.

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Com'era prevedibile Raffaele Marra continua a sparigliare le carte. L'ex braccio destro di Virginia Raggi lo aveva detto chiaramente, senza sapere di essere intercettato, a un fedelissimo della sindaca poco prima del suo arresto lo scorso dicembre: «Se parlo vi rovino tutti». Rovinare o no, è presto per dirlo. Certo è che anche dagli ultimi sms pubblicati emerge un sottobosco di accordi, contatti, rapporti non solo tra Raggi, Marra e il resto dei quattro amici al bar (e cioè Daniele Frongia e Salvatore Romeo), ma anche tra la prima cittadina e Davide Casaleggio. Uno scenario ben diverso da quello tinteggiato dalle dichiarazioni ufficiali di Virginia, scesa in un anno dal piedistallo (scomodo) allo zerbino pentastellato.

L'ANNUS HORRIBILIS. Se a ridosso dall'elezione i portavoce si litigavano la nuova e più brillante pentastar, col tempo ne hanno preso con discrezione le distanze. A cambiare è stata anche la percezione della Capitale 5 stelle. Da banco di prova per un futuribile governo, come sosteneva pure Casaleggio senior, è stata derubricata dal leader in pectore Luigi Di Maio una questione locale. «Roma», ha messo in chiaro il deputato di Pomigliano durante un comizio elettorale a Guidonia, «è sempre stata usata dagli altri partiti come trampolino di lancio per le politiche. Noi vogliamo fare le cose che si devono fare». Anche in questo caso però Di Maio dimostra di avere la memoria corta. Per Beppe Grillo infatti la presa della Capitale non era solo un trampolino, ma proprio una rampa di lancio. «L’aereo dell’impossibile è decollato», commentava entusiasta il capo politico il 20 giugno 2016, «e ora deve salire di quota», alludendo all'atterraggio su ben altri palazzi. Vero è che Grillo aveva anche profetizzato per Roma e Torino un futuro di «bellezza e semplicità» peccando di eccesso di ottimismo.

L'«avventura straordinaria» (cit. sempre Grillo) di Virginia si è arenata nelle secche di faide interne al Movimento, protagonismi, errori, inesperienze. La situazione disastrata della Capitale (una città «stuprata da anni di cattiva politica», la definì la sindaca) poi non ha aiutato. Come non hanno aiutato - almeno alla causa pentastellata - alcune amnesie della sindaca.

I BUCHI NEL CURRICULUM. Da subito Virginia si era dimenticata di annotare sul suo curriculum ufficiale di aver svolto il praticantato presso lo studio Previti. «Ho fatto per lo studio Previti i famosi giri di cancelleria che si fanno quando si è praticanti», puntualizzò una volta beccata. Raggi non dichiarò nemmeno di essere stata presidente della società Hgr di Gloria Rojo, segretaria dell'ex ad Ama Panzironi, coinvolto nell'inchiesta di Mafia Capitale. «Nello svolgimento del mio lavoro con lo studio Sammarco», chiarì la sindaca su Facebook, «mi è stato chiesto di svolgere un ruolo tecnico e di rappresentanza per una società cliente dello studio, quale la Hgr, senza percepire alcun compenso... si tratta dunque di una comune prassi professionale, tant'è che sono stata presidente di garanzia per Hgr fin quando la società è rimasta cliente dello studio. Una volta cessato il rapporto io ho lasciato l'incarico».

L'UNITÀ DI FACCIATA. Un'amnesia che non l'ha mai abbandonata del tutto. Esultante dalla kermesse Italia 5 stelle di Palermo, Virginia assicurava unità all'interno del M5s, probabilmente non ricordando la battaglia portata avanti con i suoi fedelissimi alle Comunarie online contro l'altro candidato forte: Marcello De Vito, sostenuto da Roberta Lombardi. Alla quale, nonostante i sorrisi in favore di obbiettivi, sempre nella chat Telegram 4 amici al bar Virginia rivolgeva parole non esattamente amichevoli: «Lei è proprio l'ultima dalla quale accetto lezioni di moralità. Da quella poco di buono che ha fatto passare la baby sitter come assistente parlamentare, facendola pagare con i soldi dei cittadini». Dal canto suo, anche Lombardi in un primo momento aveva negato le tensioni, derubricandole a «divergenze». Salvo poi tornare a rivendicare la sua superiorità stellare con l'esplosione del caso Marra definito dalla Faraona «un virus in grado di infettare il Movimento». A sua volta l'ex braccio destro di Virginia l'apostrofava nelle sue conversazioni «mignotta mentale». Epiteto riservato pure a Carla Ruocco e Paola Taverna. Insomma, una famiglia.

E dire che stando alla versione di Marra i rapporti con Lombardi parevano essere così tesi a inizio consiliatura. In una intercettazione di ottobre il dirigente capitolino raccontava: «A giugno, dopo che lei aveva vinto le elezioni, Marcello De Vito che è uno delle persone più legate alla Lombardi mi chiese se volevo collaborare con lui... ti volevo nominare direttore al terzo Municipio... dico “se il Sindaco dà l’ok, io sono disponibile”. Dice “sai, ci tiene pure la Lombardi... vanno a parla’ col Sindaco per dire “allora abbiamo deciso, Marra viene a fare il direttore del Municipio”, lei disse “che cosa avete deciso? Marra rimane co’ me! Anzi, io lo sto per nominare vice-capo di Gabinetto”. Di tutto ciò io non sapevo un c...». Passare dall'ipotesi di direzione del III Municipio a «virus» del M5s non è certo andato giù al funzionario che si era sfogato duramente: «La Lombardi è stata la più bastarda di tutte... mi ha massacrato, che ha parlato coi giornali, che mi ha remato contro...». Ma non è tutto. A luglio 2016, Raffaele Marra consigliava al fratello Renato come muoversi: «Devi farti amico De Vito, lui è potente. Se diventa tuo amico metà strada è fatta». Questo perché era «vicino a Casaleggio».

MARRA? «UNO DEI 23 MILA DIPENDENTI». Quisquiglie di fronte alle dichiarazioni di Raggi sul ruolo di Marra e sulla nomina del fratello a capo del dipartimento Turismo del Campidoglio che potrebbero portare la sindaca a un rinvio a giudizio per falso e abuso d'ufficio. Dopo l'arresto del capo del Personale del Campidoglio Raggi si era affrettata a prendere le distanze. «Marra era già un dirigente di questa amministrazione e noi ci siamo fidati», aveva detto in conferenza stampa. «Probabilmente abbiamo sbagliato. E di questo mi dispiace. Mi dispiace nei confronti dei cittadini romani e nei confronti del MoVimento 5 Stelle e di Beppe Grillo che aveva sollevato qualche perplessità». E ancora: «Voglio evidenziare che il dottor Marra non è un esponente politico di questa giunta, ma un dirigente dell’amministrazione da oltre 10 anni. [...]. Il dott. Marra, come ho sempre detto, è uno dei 23 mila dipendenti capitolini e non un esponente politico. Il mio unico ‘braccio destro’ sono i cittadini romani. È per loro che ogni giorno lavoriamo senza sosta».


PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA SQUADRA. Le intercettazioni, passate e presenti, raccontano però una storia diversa. Marra era un punto di riferimento, per la sindaca e per i suoi fedelissimi. L'allora vicesindaco e ora assessore allo Sport Daniele Frongia in un'occasione si era rivolto a lui con un «ciao caro» per chiedergli chiarimenti su «una cosa». «Perché non l'ho capita», spiegava. «Virginia mi ha detto di chiedere a te perché... per capire meglio. Io non ho capito per quale motivo non si possono cambiare le deleghe adesso, perché io ho ancora quelle vecchie e sto impazzendo». Marra però nutriva dubbi sulla gestione pentastellata che 17 ottobre aveva bollato come «un disastro vero». «In questi giorni», confessava a un'amica, «sono stati là impegnati al ping pong tinc tenc... co’ ‘ste stronzate che... il pensatoio e ho detto: “Ma per fare il pensatoio devi porta’ gente pensante, se tu porti cerebrolesi ma che vuoi conta’?».

Raggi per mesi ha fatto quadrato intorno al suo braccio destro, che pareva intoccabile. Tanto da assumersi la completa responsabilità della nomina di Renato Marra a capo dipartimento del Turismo. Dopo i rilievi mossi dall'Anac circa il rischio di conflitto di interessi, Raggi dichiarò di aver deciso autonomamente la promozione mentre il suo fedelissimo avrebbe dato solo «mera pedissequa esecuzione alle determinazioni assunte». Una versione che però è stata smentita da diverse intercettazioni. «Raffaele, questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire», si lamentava la sindaca.

DA «SCARICAMI A «NON C'HA LE PALLE?». Marra dal canto suo era arrivato a chiederle di essere scaricato, «così togli le persone dalla tua giugulare». «Smettila», rispondeva lei. «Sai bene che avrei subito attacchi. E non mi dici nulla?». E lui: «Mi stai dando del disonesto. Non ti ho mai nascosto nulla. Te l’ho detto! Evidentemente non troppe volte! Se lo avessi fatto vicecomandante la fascia era la stessa. È solo a tua tutela che ha fatto un passo indietro. Purtroppo l’onestà non paga». Il dossier promozione dunque era stato gestito in comune. O, quantomeno, Marra era a conoscenza di ogni dettaglio. A novembre, ormai in pieno occhio del ciclone, Raffaele però si era sfogato con un'amica deluso dal comportamento della sindaca sulla nomina del fratello. «Non c'ha le palle? E allora che c... lo fai a fa' 'u sindaco, scusami?».

L'AVVISO FANTASMA PER MURARO. Virginia si è confusa anche su Paola Muraro, l'ex assessore all'Ambiente dimessasi a dicembre. La sindaca infatti era al corrente delle indagini a suo carico già a metà luglio. Non solo: il 14 agosto in un messaggio inviato a Davide Casaleggio poi girato nella chat la sindaca esprimeva una certa preoccupazione: «Non è un avviso di garanzia ma potrebbe diventarlo». Eppure il 10 agosto aveva definito questa evenienza «un'ipotesi al momento irreale». Sull'affaire era scivolato pure Di Maio che disse di non aver ben compreso la mail in cui il minidirettorio lo aggiornava sulle indagini. La questione, per lui, si risolse con un mea culpa sul palco di Nettuno. Anche se in Rete la sua leggerezza gli è costata il soprannome di Di Mail.

Virginia Raggi e Beppe Grillo.

ANSA

Le carte sul caso Marra svelano anche altri scampoli di verità. Raggi è sempre stata accusata di essere teleguidata dai vertici e il contratto firmato con la Casaleggio non depone certo a suo favore. Eppure lei ha sempre rivendicato indipendenza. In un colloquio con Salvatore Romeo però si lamentava di come «le nomine di Minenna e Raineri» fossero state «imposte». Puntando i piedi: «Ma il sindaco sono io».

I CONSIGLI DALL'ALTO. Di sicuro, a leggere le carte, se non eteroguidata Virginia considerava fondamentali consigli e direttive da Milano. A Marra per esempio inoltrò un messaggio che le aveva inviato Davide Casaleggio sull'emergenza abitativa: «Sì, anche capire se questi sono veramente nelle case che dovevano essere per emergenza abitativa o meno credo debba fare la parte della replica». Ad agosto nella famosa chat riportava un altro messaggio «inviato a Davide Casaleggio». Oggetto: Marra e Muraro. «Se a tuo avviso la non opportunità politica della nomina risiede nel fatto che alcune persone hanno lavorato con le amministrazioni precedenti, circostanza normale essendo dipendenti, e quindi non "vergini", allora lo stesso ragionamento deve essere applicato all'assessora all'Ambiente Paola Muraro». I contatti dunque erano costanti e frequenti. Nulla di male, certo. Eppure a Palermo dopo il ballo liberatorio Raggi aveva assicurato ai cronisti che le chiedevano del suo colloqui con Grillo circa l'impasse della Giunta: «Sui nomi mi confronto con assessori e consiglieri». Quasi a escludere ogni pressione. Poco dopo a riempire la casella dell'assessorato al Bilancio arrivò Massimo Colomban: veneto, amico di Zaia, con esperienze politiche alle spalle e uomo vicinissimo alla Casaleggio. Ma anche lui dopo l'estate lascerà la Capitale.

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