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ANSA1
2 Luglio Lug 2017 1500 02 luglio 2017

La politologa Urbinati: «Il M5s? Gentista e opportunista»

La non-sconfitta di Grillo, la débâcle (negata) di Renzi che paga una politica troppo personalistica. La possibile alleanza con Berlusconi. La professoressa sullo scenario post voto.

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Mentre il centrodestra reduce dalla vittoria alle Amministrative discute sull'identità di un'eventuale coalizione - se a trazione liberal-moderata o salvian-lepenista - e Matteo Renzi si lecca le ferite minimizzando la débâcle in centri storici della sinistra - da Genova a Sesto San Giovanni - pagando lo scotto di una politica personalistica che si è rivelata un boomerang, il Movimento 5 stelle cerca di fare buon viso a catttivo gioco. Gli otto ballottaggi vinti su 10 con l'unica vittoria "importante" nella rossa Carrara non bilanciano certo il riaffacciarsi prepotente del bipolarismo italico.

«IL M5S NON SI È ARENATO». Ma attenzione, da qui a decretare la crisi del Movimento ce ne passa. «Il M5s non si è arenato», spiega a Lettera43 Nadia Urbinati, politologa e docente alla Columbia University di New York, «ha in qualche modo mostrato di avere un potere di veto, di riuscire a determinare il successo o la sconfitta degli altri candidati. In questo caso, trasferendo le sue preferenze a favore della destra nel ballottaggio».

Nadia Urbinati.

DOMANDA. Al netto delle posizioni su Ius soli e immigrazione, è lecito registrare una virata a destra di Grillo & Co?
RISPOSTA. In realtà il M5s è e rimane un movimento essenzialmente populista. Come tutti i movimenti del genere, è opportunista nella sua ricerca di appoggio: è come un’ameba, come un polpo… Personalmente non l’ho mai considerato di sinistra. È gentista.

D. Resta stabile invece l'attrito tra i 5 stelle e il Pd...
R. Senz’altro. Dopo il fallito tentativo di accordo sulla nuova legge elettorale è come se si fosse consumata una vendetta anti-Pd ai ballottaggi.

D. Però Marco Travaglio sta suggerendo ai pentastellati un’alleanza con l'area a sinistra dei dem.
R. Potrebbe essere una buona idea, ma il M5s come tutti i partiti populisti forti fa tesoro della propria solitudine: proponendosi come movimento anti-establishment teme che, attraverso alleanze, non importa quali, perderebbe consensi.

È chiaro che Renzi sta minimizzando la sconfitta per rimanere in sella e in preparazione della sua campagna elettorale per le Politiche

D. Passando al Pd, crede che la sconfitta del centrosinistra sia dovuta all'antipatia crescente nei confronti di Renzi?
R. Sì, è indicativo per esempio che il Pd abbia vinto in Puglia dove c’è invece una simpatia per Emiliano e Vendola. Le recenti primarie poi non hanno facilitato la mediazione...

D In che senso?
R. O si è con Renzi o contro Renzi.

D. Cosa non piace nel segretario Pd?
R. La sua incapacità di essere autocritico. Va detto che proprio grazie a Renzi è quasi scomparsa la forma tradizionale di partito mentre il fattore emotivo o sentimentale assume una sempre maggiore importanza.

D. E in questo caso non gioca a suo favore...altro?
R. Aggiungerei anche il suo continuo attacco alla sinistra da posizioni vicine alla destra: questo ha alienato molta della costituency Pd. Credo che Renzi cominci a pagare il prezzo del tipo di leadership personalistica e senza mediazione che lui stesso ha portato avanti. A questo si aggiunge la sua affabulazione che non ha senso.

D. Cioè?
R. Parla dell’Italia come di un Paese meraviglioso: una valutazione estetica che però non ha senso. È intraducibile nel linguaggio politico.

D. È ipotizzabile una de-renzianizzazione del Partito?
R. In questo momento no, è prematuro: lui continua a voler far credere di non aver perso. È chiaro che Renzi sta minimizzando la sconfitta per rimanere in sella e in preparazione della sua campagna elettorale.

D. E una alleanza con Berlusconi?
R. Non è escluso. Renzi fondamentalmente è un uomo che guarda a destra e che si trova più a suo agio con Berlusconi che, per esempio, con Landini. La sua visione della scuola è un buon esempio di terreno in comune con il Cav.

D. Altri punti in comune?
R. La politica del lavoro e poi la sua insofferenza per concetti come “partecipazione”, “presenza dei cittadini”, ”inclusione democratica”: Renzi è fondamentalmente un dirigista.

D. Per Renzi quali sono le alternative a un'intesa con B?
R. Capire che gli conviene un vero spostamento a sinistra. Gli permetterebbe un’alleanza con le forze presenti su questo fronte, seppur divise.

D. Ha teso una mano a Pisapia...
R. Sì, ma il problema è che le forze di sinistra a loro volta se si alleassero con Renzi perderebbero consensi. Tra le due parti mancano reciprocità e fiducia.

Prodi era servito per cercare di mettere insieme le tradizioni democristiana e comunista. Ora tutto è cambiato. C’è solo un coacervo di personalità. Se ne aggiungiamo un’altra cosa facciamo: un’omelette?

D. Una sinistra unita potrebbe attirare voti dai delusi Pd e M5s e tra gli astenuti?
R. Non ne sono convinta: penso che il fenomeno dell’astensionismo sia più complesso.

D. In che senso?
R. C'è chi si astiene per una scelta ragionata, e quindi vota non votando, ma ci sono anche moltissimi che nel web e sui social vivono nell’illusione di partecipare alla vita politica attraverso le loro opinion e quindi reputano superfluo votare, pensando anche che, dopo tutto, il loro voto non conta. La chiamo «rappresentanza come solo giudizio».

D. Intellettuali di sinistra come Alberto Asor Rosa propongono una costituente di sinistra...
R. Anch’io ho lanciato qualcosa del genere sul web, con un elenco di pochi punti chiave su cui trovare un comune accordo. La mia idea di fondo è che in questo momento sarebbe bene allontanarsi il più possibile dai personalismi e concentrarsi su politiche serie di rinnovamento.

D. La leadership può aspettare?
R. L’importante è che si finisca di fare i galletti del pollaio dicendo: «O questo o non se ne fa nulla». Aspettiamo l'incontro del primo luglio promosso da Pisapia per vedere se riuscirà a mettere insieme tutte le schegge della sinistra.

D. Intanto Prodi si è proposto come Vinavil del centrosinistra.
R. Prodi può solo portare a divisioni: sarebbe come tornare indietro. Era servito per cercare di mettere insieme due tradizioni: quella democristiana e quella comunista. Ora tutto è cambiato. C’è solo un coacervo di personalità. Se ne aggiungiamo un’altra cosa facciamo: un’omelette?

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