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Migranti: Libia, 800.000 pronti partire
4 Luglio Lug 2017 1918 04 luglio 2017

Migranti, così l'Italia limiterà le Ong con il sostegno dei Paesi Ue

Più trasparenza e ipotesi di controlli a bordo: il codice per le organizzazioni è un assist a Roma. Ma la regionalizzazione di Triton è in salita. E resta l'incognita dell'affidabilità dei centri in Libia, Tunisia ed Egitto.

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Il governo italiano non poteva sperare in una sponda maggiore da parte della Commissione europea. Con l’Austria che schiera i mezzi dell’esercito al confine, nonostante nell’ultima settimana di giugno siano stati più i migranti passati dal suolo austriaco a quello italiano che viceversa, e la Francia che chiude a ogni ipotesi di aprire i suoi porti e di fatto fa capire che la questione Libia è roba nostra, il piano di sostegno dell'esecutivo europeo è l'assist cercato dal premier Paolo Gentiloni e soprattutto del ministro degli Interni Marco Minniti. L'Ue infatti fa sua l'idea tutta italiana di un codice di condotta per le organizzazioni non governative, che salvano il 60% dei rifugiati che arrivano in Italia (o, detto nel linguaggio politico di questi giorni, che sono responsabili del 60% degli sbarchi). E lo fa chiedendo anche al Consiglio Ue di sostenerlo in modo di fatto da far condividere le responsabilità politiche di Roma con tutti gli Stati membri. E non è un dettaglio da poco.

TRASPARENZA FINANZIARIA E ORGANIZZATIVA. «In consultazione con la Commissione e dialogando con le Ong», come recita il documento, il governo si appresta dunque a varare un codice restrittivo per le associazioni attive sulla rotta centrale del Mediterraneo. Secondo quanto risulta a Lettera43.it Roma sta valutando di imporre limiti ai segnali luminosi rivolti ai barconi e alle comunicazioni via telefono. Regole di trasparenza finanziaria e organizzativa. E la presenza a bordo di un ufficiale di polizia giudiziaria che possa monitorare possibli traffici di essere umani. Non sarebbe inoltre ancora tramontata l'ipotesi - assai discutibile - di portare i controlli a bordo ancora prima di fare sbarcare i naufraghi.

Assieme al codice per le Ong, però, Roma vuole far fruttare anche altro. E cioè quell'esame urgente delle proposte italiane sull'operazione Triton che la Commissione chiede all'European Board and Coast Guard Agency. L'agenzia è una delle ultime emanazioni di Frontex: in concreto significa che l'Italia sottoporrà al board di Frontex, composto da rappresentanti dei 26 Paesi firmatari di Schengen, la sua idea di condivisione delle attività di ricerca e salvataggio con le nazioni della costa settentrionale del Mediterraneo, cercando di prendere meno porte in facce delle tante sbattute in questi giorni.

PRESSING SU TUNISIA, EGITTO E LIBIA. Difficile che i risultati si ottengano. Il baricentro dell'azione europea sui migranti è tutto spostato sulla costa Sud del Mediterraneo: bloccare i flussi all'origine con accordi con i Paesi terzi, spostare il più possibile il confine, il punto di contatto. E il piano Ue infatti ribadisce e allarga tutti gli interventi fatti finora in Nord Africa. Ma chiede anche a Tunisia, Egitto e Libia di definire una volta per tutte la loro area di competenza per la ricerca e il salvataggio e di creare dei centri di coordinamento nel proprio Paese. Un regime militare, una democrazia fragile e un Paese non ancora uscito pienamente da una guerra civile possono essere la soluzione a un problema strutturale di flussi migratori?

OBIETTIVO: ALLONTANARE IL PROBLEMA. L'Italia in Libia ci ha provato con non grandi risultati e ci continua a provare: non solo coordina tutte le operazioni di controllo, ma ha anche già ricevuto un mandato di fattibilità per costruire un nuovo centro operativo per la guardia costiera libica. Il progetto dovrebbe realizzarsi per il 2018. Eppure è difficile trovare un diplomatico europeo che creda davvero in Tripoli e vicini, Paesi non sicuri dal punto di vista dei diritti umani o semplicemente considerati inaffidabili. Sarebbe stato più semplice se a essere coinvolte fossero state le nazioni dell'Europa mediterranea, confermano più diplomatici. Ma la linea è chiara: allontanare il problema e imporre dei limiti a chi "il problema", i migranti e i rifugiati, ce lo porta in casa. Per la Francia è l'Italia, per l'Italia le organizzazioni non governative.

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