Boschi Renzi 1000 Giorni
MAMBO 5 Luglio Lug 2017 0938 05 luglio 2017

Cari analisti, rendetevi conto che l'antirenzismo non esiste

Una buona parte di sinistra detesta il segretario. Ma nei suoi confronti non si è coagulato un fenomeno culturale di opposizione come accaduto con Craxi o Berlusconi. Le Boschi e i Guerini possono stare tranquilli: non sono i nostri avversari. Del resto De minimis non curat praetor.

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Sono rammaricato di dover dare questa notizia ad analisti, politici di lungo corso, cronisti del Transatlantico ma bisognerà pur dirlo: l’antirenzismo non esiste. Vorrei precisare per evitare scolastiche obiezioni. Ci sono molti avversari di Renzi, tanti cittadini (si stima che siano la maggioranza) a cui Renzi sta sui maroni, una gran parte di telespettatori quando lo vede in tivù cambia canale. Tutto vero. Tuttavia non esiste il fenomeno politico dell’antirenzismo.

GLI "ANTI" AUTENTICI: DAL CAV A CRAXI. Sono esistiti fenomeni “anti” legati a una persona o a un’idea. Per esempio c’è stato e un parte c’è ancora l’antiberlusconismo. L’anticraxismo ha avuto lungo corso. L’anticomunismo vive oltre la caduta del muro di Berlino. Si può aggiungere qualche altro caso. Si tratta, per tutti, di fenomeni di ripulsa che nascevano dall’avversione verso non solo il modo d’essere di un personaggio e/o di un movimento politico, ma di una rappresentazione estrema degli stessi che spingeva milioni di donne e uomini a immaginare che un mondo senza il soggetto, o il movimento, da loro detestato sarebbe stato migliore. Il tutto partiva dalla convinzione che il personaggio contro cui si combatteva incarnasse un modo di essere, una capacità di modellare la società, di intervenire sulle coscienze tale da rappresentare un pericolo. Berlusconi non solo è stato rappresentato come longa manus di tante associazioni criminali, ma come il plasmatore di coscienze attraverso le sue tivù, il corruttore di uomini, il Girolimoni miliardario. Non sono mai stato antiberlusconiano a questa maniera. Nel mio campo ho vissuto momenti di impopolarità perché proponevo il riconoscimento reciproco fra avversari e la fine dell’antiberlusconismo duro e puro e perché, soprattutto, riconoscevo che dietro di lui c’era un popolo pensante ancorché pensante diversamente da me.

LA REAZIONE DELLA SINISTRA. Nulla di tutto questo sta avvenendo con Renzi. Nessuno lo accredita come un plasmatore di coscienze, nessuno pensa che stia cambiando i fondamentali del vivere sociale (la riforma costituzionale era una riformetta), nessuno lo accredita di un’idea di futuro inquietante. È semplicemente un leader che ad alcuni, sempre meno, piace e a tanti, sempre più, no. Nella sinistra crescono quelli che lo detestano perché Renzi detesta la sinistra e tutti quelli di sinistra lo avvertono. È come quando un cane ti ringhia contro perché sente in te una minaccia. Ma l’antirenzismo come fenomeno culturale e politico di massa è una invenzione giornalistica.

NON SIETE I NOSTRI AVVERSARI. Può però diventare una ossessione politica. Cioè può trasformare una legittima contrapposizione reciproca nella covinzione che sia lui, nel senso di Renzi, l’avversario della sinistra. Non è così. Mi dispiace deludere lui, Lorenzo Guerini, Maria Elena Boschi eccetera: non siete i nostri avversari. Siete persone che si affannano a fare politica senza sapere bene dove attraccare la vostra navetta. Avete fatto una sola operazione interessante: avete convinto una parte non grande di popolo ex comunista che era tornato il capo che mancava da decenni, l’uomo provvidenziale. Roba antica. Questa parte della sinistra sta con Renzi. No problem. Se la tenga.

IL VERO LAVORO CULTURALE. Tuttavia il resto della sinistra deve non solo parlare di diseguaglianza e così via, ma deve superare le colonne d’Ercole di un sistema economico-sociale che non regge più. Non è alle viste il crollo del capitalismo né io propongo di abbattere lo Stato borghese. Ma vogliamo dare al termine “riforme” il suo significato di trasformazione radicale dello status quo che porti a nuove forme di potere (tutte rigorosamente democratiche) e a nuove forme di eguaglianza (nessun pauperismo, evviva i ricchi) fra i cittadini? È tutto qui il lavoro culturale, senza perdere tempo ad analizzare Renzi, il suo caro papà, i suoi amici più stretti. IL fenomeno “anti” lasciamolo ad altri obiettivi. De minimis non curat praetor.

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