Pisapia Bersani
5 Luglio Lug 2017 1530 05 luglio 2017

"Insieme", gli ostacoli alla formazione dei gruppi parlamentari

Per Mdp e Campo progressista la fusione non è semplice. Tra le divisioni sull'apertura al Pd, le mire dalemiane e la conta in Aula. Le resistenze principali? Arrivano dai bersaniani.

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«Dopo l’appuntamento in piazza Santi Apostoli, subito i gruppi parlamentari». Anzi no. La kermesse, il primo luglio scorso, c’è stata, ma è arrivato anche il ‘contrordine, compagni’: gruppi rimandati a settembre. In casa Campo progressista-Mdp manca ancora la quadra per stare ‘Insieme’. Vero, qualcosa si muove a livello locale visto che lunedì nascerà ufficialmente il nuovo gruppo consiliare a Milano, ma sulla scena nazionale tutto tace.

TUTTO RINVIATO A SETTEMBRE. Le resistenze alla costituzione dei gruppi parlamentari, a sentire una fonte vicina a Giuliano Pisapia, provengono per lo più dalle fila dei bersaniani. «Non da Pier Luigi Bersani, però», ha messo in chiaro la fonte con Lettera43, «che è in totale sintonia con l'ex sindaco». Dalle parti dei Democratici e progressisti, invece, rispediscono la palla al mittente: «Nessun ostacolo da parte nostra», è la spiegazione. «È un processo in corso e servono tempi tecnici. C’è l’estate di mezzo e quindi il discorso slitta a dopo la pausa agostana». Ancora più netto il deputato di Mdp, Arturo Scotto: «Abbiamo detto che a settembre costituiremo i gruppi alla Camera e al Senato e lo faremo».

IL RUOLO DEL PD. Al di là dei proclami, però, la strada sembra ancora lunga. Tanto per cominciare, se l’intesa sembra reggere con la compagine dei Verdi capeggiata da Angelo Bonelli e anche con sindaci più o meno civici come il primo cittadino di Latina, Damiano Coletta e quello di Palermo, Leoluca Orlando, è pur vero che persino tra le anime di sinistra più vicine a Campo progressista non mancano i distinguo. È il caso, per esempio, dei senatori del Misto Dario Stefano e Luciano Uras, due ex Sel che non hanno aderito a Sinistra italiana. Proprio quest’ultimo è stato tranchant: «Nel mio orizzonte, al momento, non c’è nessun altro gruppo se non il Misto. Il ragionamento politico che faccio parte da una premessa chiara: penso che di centrosinistra ce ne sia uno solo e che non ci sia un centrosinistra senza la partecipazione del Pd. Sono convinto che dobbiamo lavorare per unire le forze e non per dividere. Bisogna, insomma, trovare le ragioni per stare insieme». Concetti che fanno il paio con quelli espressi il 4 luglio su Repubblica dal sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, anche lui contrario a una rottura col Pd.

Pier Luigi Bersani e Giuliano Pisapia.

ANSA

«Mettere insieme le varie anime non è una passeggiata», ammette l'insider di Campo progressista. «Ma di sicuro non questa componente a destare preoccupazione. Si tratta di una compagine minoritaria». A suscitare maggiore apprensione sono invece le resistenze in seno a Mdp: «Alcuni esponenti come Massimo D’Alema, per esempio, sembrano puntare a un soggetto più identitario e radicale. Insomma guardano al teatro Brancaccio e, quindi, a una lista a sinistra del Pd». Non solo: «Sulla stessa linea del Lider Massimo ci sarebbero pure parlamentari come Arturo Scotto, folgorato sulla via di D’Alema…».

LA TEORIA DELL'ARCIPELAGO. Scotto dal canto suo si limita a ribadire la propria «coerenza» di pensiero: «Quando ho lasciato Sinistra italiana al congresso di Rimini ho ribadito un concetto semplice e cioè che credo nel progetto di una grande sinistra. E la mia linea è rimasta la stessa: non serve a nulla fare tanti isolotti che compongono un arcipelago, bisogna costruire un ponte grande che unifichi una larga parte di sinistra che ha come obiettivo il governo. Ben venga, dunque, se c’è la possibilità, costruire una convergenza programmatica anche con chi non ha aderito ad Mdp». Poi lancia un consiglio finale che ha il sapore di una frecciata: «È necessario evitare che tra di noi si faccia l’esame del sangue a chi è più rosso, come è emerso nel post appuntamento di Santi Apostoli. Bisogna, invece, riconoscere i passi in avanti». «È chiaro che c’è bisogno di una discussione per potere affinare una linea comune così come è evidente che è proprio su questi presupposti che si giocherà la partita dei gruppi», getta acqua sul fuoco Massimiliano Smeriglio, numero due di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio e braccio destro di Pisapia. «Ma io sono fiducioso».

Massimo D'Alema alla manifestazione ai Santi Apostoli.

Sul cammino della rappresentanza in Parlamento della nuova formazione, tuttavia, c’è pure un altro ostacolo non secondario: Democratici e progressisti è appena nato ed è troppo presto per pensare già allo scioglimento. Il movimento, che si sta consolidando sui territori, sarebbe disposto a rinunciare alla sua identità? «In effetti, è un problema da affrontare», ammette un esponente di Campo progressista. E aggiunge: «Se alcuni bersaniani hanno pensato a Mdp come a un partito hanno commesso un errore. Noi l’abbiamo sempre inteso come un processo costituente. D’altronde, una formazione politica la costruisci dopo che hai preso 2 milioni di voti e non con 5 mila iscritti». Da questo nodo, ça va sans dire, deriva pure il rebus del numero dei parlamentari che aderirebbero al progetto. «È presto per far di conto. Per ora siamo concentrati sulla linea politica», taglia corto un altro big impegnato nel progetto. «A settembre saremo pronti. E, allora, cominceremo a pensare anche a una sede romana per i nostri incontri».

IL NODO DELLA LEGGE ELETTORALE. Ma non è finita qui. A remare contro una veloce costituzione dei gruppi alla Camera e al Senato c’è sempre la legge elettorale che tiene sotto scacco tutta la politica italiana. E ‘Insieme’, a quanto pare, non fa eccezione. «La linea ufficiale sarebbe quella del Mattarellum», si ammette nell'entourage di Pisapia, «ma nella compagine che stiamo costruendo non manca chi, in un’ottica più identitaria, non disdegnerebbe affatto il proporzionale».

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