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Caso Consip

Csm
6 Luglio Lug 2017 1930 06 luglio 2017

Consip, al Csm è guerra per il nuovo capo della procura di Napoli

Slitta il voto per eleggere il procuratore capo, posto vacante da febbraio. De Raho in vantaggio su Melillo, ma l'inchiesta non aiuta. E s'interseca con la battaglia per la successione a Roberti alla Dna.

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Sotto l'inchiesta Consip cova uno scontro interno alla magistratura sulle nomine del nuovo capo della procura di Napoli e sulla successione a Franco Roberti alla Direzione Nazionale Antimafia. È questa l'ennesima battaglia a livello istituzionale - che si consuma questa volta tra le mura del Consiglio Superiore della Magistratura - intorno alle indagini sull'appalto da 2,7 miliardi di euro, con l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, finanziatore con la sua Global Service della Leopolda del segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, che in autunno andrà a giudizio immediato: Marco Gasparri, dirigente della centrale acquisti della pubblica amministrazione, ha ammesso di aver ricevuto soldi per aggiustare gli appalti.

NON SOLO UN CASO POLITICO. Non c'è quindi solo il dibattito politico per un'inchiesta che ha coinvolto il padre dell'ex presidente del Consiglio e il ministro dello Sport Luca Lotti. Non bastavano i veleni all'interno dell'Arma dei Carabinieri, con le indagini per fuga di notizie a carico del comandante generale Tullio Del Sette e di quello della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia, o persino il caso del capitano del Noe Giampaolo Scafarto, accusato di aver falsificato atti d'indagini per arrestare Tiziano Renzi. La guerra intorno a Consip non è neppure solo un confronto serrato tra la procura di Napoli e quella di Roma, con la seconda che ha messo sotto indagine Henry John Woodcock, il pm che nella prima aveva aperto il caso. Ce n'è per tutti, in questa inchiesta matrioska.

Ora il conflitto si sposta pure a palazzo dei Marescialli. Perché caso vuole che giovedì 6 luglio, per l'ennesima volta, sia slittato il voto per nominare il capo della procura da dove è partita l'indagine che ha colpito la famiglia Renzi. È da febbraio che il posto è vacante. Da quando Giovanni Colangelo è andato in pensione, nonostante la Corte di Cassazione avesse concesso una proroga. Perché lasciare senza capo una delle procure più importanti del Mezzogiorno, la più grande d'Italia con 107 magistrati in organico? Perché al Csm non si accelera il voto per dare una guida a una procura che combatte la criminalità organizzata ogni giorno e che si ritrova da mesi nell'occhio del ciclone su Consip?

AREA È L'AGO DELLA BILANCIA. Dalle parti di Napoli si sostiene che Colangelo fu fatto fuori proprio per colpa dell'inchiesta. Il plenum del Csm dovrà scegliere fra tre candidati. Il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, il procuratore generale di Salerno Leonida Primicerio e l'ex capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando, Giovanni Melillo, ora sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma. Non è un segreto che lo scontro sia a due, tra Cafiero De Raho e Melillo. E che ago della bilancia nel voto sarà la corrente di Area, quella dove è confluita Magistratura Democratica. Ma c'è di più. Entrambi i profili potrebbero andare bene per una partita sempre interna alla magistratura che si aprirà tra un paio di mesi, cioè quella per la sostituzione di Franco Roberti alla Direzione Nazionale Antimafia.

IL CASO MELILLO. Chi perderà Napoli poi si ripresenterà come procuratore nazionale per la Dna? E le correnti come vorranno spartirsi gli incarichi? Melillo è considerato vicino ad Area, mentre De Raho è di Unicost, la corrente centrista. Il problema è politico. Perché Melillo, ex organico al governo, è considerato un nome che potrebbe "stabilizzare" la procura napoletana, cosa che lui stesso ha escluso durante le audizioni in quinta commissione arrivando a citare persino Giovanni Falcone che con il ministero di Grazia e Giustizia aveva lavorato senza rinunciare alla lotta alla mafia.

Melillo con Orlando.

Al momento il borsino dà De Raho in vantaggio, ma non è detto che i giochi interni alle correnti possano cambiare da qui alla prossima settimana. A quanto pare si potrebbe già votare il 10 o l'11 luglio. Sempre che la discussione non slitti un'altra volta, superando l'estate. O sempre che non escano nuovi particolari sull'inchiesta Consip. Da ultimo c'è da segnalare che Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua, avrebbe ritrattato di fronte ai magistrati romani quanto detto a quelli napoletani, scagionando Lotti sul fronte della rivelazione di segreto e favoreggiamento. Vannoni lo ha spiegato anche al capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone, che caso vuole sia anche lui un potenziale candidato per la Direzione Nazionale Antimafia al posto di Roberti. Politica, magistratura e incarichi. Benvenuti al circo Consip.

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