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FINANZIAMENTI 6 Luglio Lug 2017 1913 06 luglio 2017

Donazioni ai partiti, gli imprenditori mollano Pd e Forza Italia

Ma le fondazioni restano opache. Nel 2016 i parlamentari della Lega hanno tutti pagato la loro quota. Tra gli azzurri, invece, i contributi crollano. Per il M5s debutta l'Associazione Rousseau, che ha percepito 22.500 euro.

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Il Movimento 5 stelle somiglia un po' di più a un partito. Tra i soggetti che nel 2016 hanno depositato alla Tesoreria della Camera la dichiarazione delle donazioni ricevute dai privati, infatti, compare anche l'Associazione Rousseau, promossa da Davide Casaleggio, Max Bugani e David Borrelli, che ha percepito 22.500 euro.

CROLLO DELLE QUOTE IN FORZA ITALIA. Dai tabulati che riguardano gli altri partiti emerge inoltre il crollo delle quote pagate dai propri parlamentari a Forza Italia, che supplisce con le donazioni di Berlusconi, dei suoi figli e dei suoi amici, come Adriano Galliani. Tra i partiti più amati dagli imprenditori Forza Italia e Partito democratico sono in calo, mentre è in ascesa Stefano Parisi, finanziato anche da Berlusconi.

PITTARELLO DONA 8.500 EURO. I 22.500 euro percepiti dall'Associazione Rousseau (14 mila dal M5s Sicilia e 8.500 da Filippo Pittarello, collaboratore di Casaleggio) non sono rilevanti per l'importo, ma perché segnano l'ingresso di una costola del Movimento tra i soggetti politici ufficiali, che hanno l'obbligo di denunciare alla Camera le donazioni private superiori a 5 mila euro.

IL CAV E I SUOI AMICI SOCCORRONO LE CASSE AZZURRE. Il mancato pagamento delle quote da parte dei parlamentari di Forza Italia colpisce in modo particolare per le dimensioni del fenomeno. Nel 2016 infatti hanno aperto il portafoglio soltanto 46 onorevoli, rispetto agli 88 del 2015. Tra i quali c'era pure Giovanni Toti, che l'anno scorso non ha staccato alcun assegno. A compensare la disaffezione sono giunti assegni da 100 mila euro (il massimo consentito dalla legge) da Silvio Berlusconi, dal fratello Paolo, dai figli Luigi e Marina e dagli amici Adriano Galliani e Bruno Ermolli. Anche la Fininvest ha contribuito con 99.900 euro (45 mila cash e 54.900 in servizi) e perfino il Tesoriere di Forza Italia, Alfredo Messina, ci ha messo del suo: 90 mila euro.

NEL CARROCCIO NESSUNO MANCA ALL'APPELLO. Diversissimi i casi della Lega e del Pd. I parlamentari del Carroccio, a Roma e Strasburgo, hanno tutti pagato la quota di almeno 36 mila euro (Roberto Calderoli è arrivato a 46.250), e lo stesso hanno fatto gli eletti del Pd, che hanno versato in tutto poco più di 7 milioni di euro, rispetto ai 397 mila dei colleghi azzurri.

L'ASCESA DI STEFANO PARISI. Il partito di Berlusconi e quello di Renzi condividono però lo scarso appeal verso gli imprenditori. Il Pd ha ricevuto solo 50 mila euro da Aurelio de Laurentis (Maurofilm), mentre Forza Italia 130 mila, di cui ben 70 mila dalla Pellegrini, la ditta di ristorazioni aziendali che ha messo a disposizione anche buoni pasto per 5.616 euro durante la campagna per l'elezione del sindaco di Milano. La nuova stella degli industriali è Stefano Parisi. Gli imprenditori hanno finanziato sia la sua candidatura a sindaco Milano, sia la sua attuale corsa politica. La sua Lista Civica ha ricevuto più di 277 mila euro, di cui 50 mila da Gianmarco Moratti e altrettanti dalla Mapei di Giorgio Squinzi (che ha dato 10 mila euro anche alla lista civica di Ap), 10 mila dalla Pellegrini e cifre tra i 10 e i 20 mila euro da aziende nel campo immobiliare.

MECENATI BIPARTISAN. Altre donazioni sono giunte a Parisi da Alberto Bombassei (40 mila euro), assegni da 50 mila euro da diverse aziende immobiliari di Milano e Roma (Mangiarotti, Sepac, Sofrac, Ecovillage, Bizzi e Partner) e soprattutto 100 mila euro da Berlusconi. Oltre al Cav e alla Pellegrini, ci sono alcuni mecenati bipartisan, tra cui spicca il deputato Gianfranco Librandi: oltre ai 18 mila euro dati al suo partito Scelta Civica, ha finanziato con la propria azienda Beppe Sala (145 mila euro), il Pd di Milano (40 mila euro) ma anche i loro avversari, Stefano Parisi (10 mila euro) e Mariastella Gelmini (10 mila euro).

MA LE DONAZIONI ALLE FONDAZIONI RESTANO OPACHE. Occorre tuttavia ricordare che finanziamenti milionari e del tutto anonimi arrivano da banchieri e imprenditori non più direttamente ai partiti, ma alle 65 fondazioni che in Italia fanno capo ai leader politici, da Matteo Renzi a Maurizio Gasparri, da Angelino Alfano a Gaetano Quagliarello. Le fondazioni, al contrario dei partiti, possono avvalersi del vincolo della privacy e non sono obbligate per legge a rendere pubbliche le donazioni superiori ai 5 mila euro. Per mettere fine a questa opacità basterebbe stabilire regole uguali per tutti. Con una legge che da anni giace immobile alla Camera.

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