I 400 colpi

Consip: inchiesta su intero appalto FM4
6 Luglio Lug 2017 0930 06 luglio 2017

Su Consip un polverone per tacitare tutto

Nuovi fronti di indagine, presunti regolamenti di conti tra apparati dello Stato, accusatori che ritrattano. Questa vicenda presto finirà in un nulla. Con il pesce piccolo Gasparri unico a pagare. E i grossi salvi.

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Ammesso che ci sia un regista occulto della vicenda Consip, ovvero le indagini per scoprire chi abbia mangiato o cercato di mangiare al desco di uno dei più grandi appalti d’Europa (valore 2,7 miliardi), a questo punto la sua strategia è chiara: sollevare polvere, confondere tutto, aprire sempre nuovi fronti di indagine, evocare (come nelle migliori tradizioni) regolamenti di conti tra apparati dello Stato, carabinieri contro servizi, procure in guerra tra di loro. Con immancabile appendice del giornalista accusato di aver rivelato notizie coperte da segreto, e della giornalista che essendo la compagna di un procuratore indagato viene sospettata di essere la destinataria di quello che gli americani chiamano un “pillow talk”, ossia la rivelazione di una informazione riservata durante una conversazione intima poi rivelata al suddetto giornalista.

VANNONI FA MARCIA INDIETRO. Non bastasse tutto questo, c’è poi il capitolo dei testimoni ravveduti. L’ultimo è tal Filippo Vannoni, renziano di ferro, immancabilmente fiorentino, presidente della municipalizzata dell’acqua del capoluogo toscano, implacabile accusatore del ministro Luca Lotti. Era stato l’attuale ministro dello Sport, secondo la sua ricostruzione, ad avvisare i vertici di Consip che i loro telefoni e uffici erano infestati di cimici.

VERSIONI CHE NON REGGONO. Interrogato il 5 luglio 2017 dai magistrati romani, ha smentito ogni parola della originaria versione. Avrebbe mentito, tirando in ballo Lotti, per tacitare l’insistenza con cui Marroni - l’amministratore delegato di Consip, fiorentino e renziano pure lui - lo pressava di domande su come gestire l’azienda. Versione credibile almeno quanto quella del papà di Matteo Renzi i cui conversari con il detto Marroni vertevano unicamente sul come spostare nell’atrio di un ospedale fiorentino una statua della madonna di Medjugorje.

Vannoni non è stato indagato all’istante per falsa testimonianza. Ferrara, l'altro che ritrattò, sì. Due pesi e due misure o il primo è stato più convincente del secondo?

Vannoni, almeno a quel che risulta, non è stato indagato all’istante per falsa testimonianza. Sorte che è invece toccata a un altro degli improbabili personaggi di questa vicenda, Luigi Ferrara, all’epoca dei fatti presidente di Consip e anche lui grande accusatore di Lotti e Renzi senior. Sentito il 16 giugno sempre dalla procura di Roma come persona informata dei fatti, avendo ritrattato, si è visto appioppare all’istante l’accusa di false comunicazioni ai magistrati. Due pesi e due misure, o Vannoni è stato più convincente di Ferrara?

L'OPINIONE PUBBLICA SI STUFERÀ. Ora non occorre essere un osservatore avveduto per capire che di questo passo alla fine tutto finirà in un nulla, di Consip si parlerà ancora per qualche mese, poi l’opinione pubblica presa da noia e sfinimento volgerà lo sguardo altrove. E che l’unico topolino partorito dalla montagna resteranno i 100 mila euro dati dall’imprenditore Romeo al dirigente di Consip Gasparri per avere informazioni utili a vincere il mega appalto.

INTRAPPOLATO UN PESCE PICCOLO. Un pesce piccolo, oltretutto reo confesso, rimasto intrappolato nella rete a pagare per tutti (vedrete che alla fine anche Romeo se la caverà con poco) mentre quelli grandi stanno riguadagnando il mare aperto.

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