Delpini
7 Luglio Lug 2017 1851 07 luglio 2017

Delpini, uomo del territorio e anti star per la diocesi di Milano

Si definisce «brav'uomo» e «inadeguato». In una Chiesa in cui mancano grandi personalità, il papa sceglie un monsignore tra i "buoni amministratori". Rapporti con Cl, modernità, multiculturalismo: le sfide.

  • ...

La lunga e faticosa fase di transizione della Chiesa italiana sembra aver trovato una sua prima quadratura con la nomina a Milano del successore del cardinale Angelo Scola: il papa ha infatti scelto per la cattedra ambrosiana Mario Delpini, vicario della diocesi e quindi già stretto collaboratore del suo predecessore.

CON MARTINI, TETTAMANZI E SCOLA. Delpini ha trascorso una vita a Milano, ha avuto incarichi di rilievo con diversi arcivescovi, da Carlo Maria Martini a Dionigi Tettamanzi, e ora prende il posto di un'altra personalità forte della Chiesa, il cardinale Scola, annoverato fra gli oppositori più intelligenti e dialoganti di papa Francesco (e suo avversario all’ultimo conclave). Tuttavia non va dimenticato che nel corso dei due sinodi sulla famiglia tenuti in Vaticano, l'autorevole cardinale milanese non si spostò di un millimetro dalle posizioni più intransigenti, quelle contrarie anche solo all’ipotesi remota di dare la comunione ai divorziati risposati, cioè alle nuove coppie nate dopo una separazione e risposate civilmente.

ATTENZIONE ALLE ALTRE FEDI. D’altro canto Scola è stato pure sempre attento ai temi dell’incontro con i credenti di altre fedi, al confronto con l’islam, a una lettura attiva e propositiva della multiculturalità (fra i temi che ha sviluppato di più c'è quello del meticciato di civiltà). E su questo lo stesso Delpini ha coltivato una sua sensibilità derivata dalla stessa esperienza milanese e lombarda in cui l’impatto delle nuove comunità straniere è stato potente.

Mario Delpini succede all'arcivescovo Angelo Scola.

È accaduto allora che dopo la nomina-elezione a maggio 2017 del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) - l’indicazione dei vescovi raccolta da Bergoglio è andata sul cardinale Gualtiero Bassetti una volta concluso il mandato di Angelo Bagnasco - sono arrivati anche i nuovi arcivescovi di Roma e Milano: monsignor Angelo De Donatis e proprio Delpini.

PRESENZA CRISTIANA CAPILLARE. Entrambi già vescovi delle rispettive diocesi, conoscitori del clero e dei problemi locali - quelli organizzativi e di organico, quelli finanziari, pastorali di rapporto con la città - provengono tutti e due dalle diocesi che dovranno governare; non è insomma il momento di super star o strappi eccessivi, ma di personalità legate la territorio, in grado di ricostruire una presenza cristiana capillare; questa è la logica alla base delle ultime nomine papali.

MANCANO FIGURE DI RILIEVO. Allo stesso tempo emerge un limite della Chiesa italiana: mancano le figure e le personalità di rilievo, forti profeticamente o teologicamente, pastori ispirati, in grado di dare un contributo originale alla Chiesa universale. È il tempo dei buoni amministratori, dei pastori presenti, forse il tempo di una ripresa e di un rilancio diffuso dei grandi temi del Concilio Vaticano II.

La mia attenzione ora si concentra sulla mia inadeguatezza, aiutatemi. Le persone che mi conoscono dicono "è un brav'uomo", ma come arcivescovo di Milano non so se sarò all'altezza

Monsignor Delpini

Va anche detto che gli uscenti da Bagnasco a Agostino Vallini (l’ex vicario di Roma) non hanno lasciato il segno dietro di sé, insomma non c’erano grandi modelli alle spalle. Delpini, da parte sua, avrà un compito non facile, e forse ne è consapevole se fra le sue prime affermazioni ha detto: «La mia attenzione ora si concentra sulla mia inadeguatezza, aiutatemi». Per poi aggiungere: «Io sono stato tutta la mia vita a Milano, non potrò essere una sorpresa. Le persone che mi conoscono dicono "è un brav'uomo", ma come arcivescovo di Milano non so se sarò all'altezza».

MILANO CITTÀ SEMPRE PIÙ CHIAVE. Il tempo dirà se si tratta solo di frasi di circostanza o se invece rappresentano il sintomo di una consapevolezza. D’altro canto la Milano che il nuovo arcivescovo si appresta a prendere in mano sotto il profilo pastorale è una delle diocesi più grandi del mondo, ricca di strutture, iniziative sociali, clero, università, pezzi importanti del potere della Chiesa in Italia. Ma è, allo stesso tempo, tornata a essere una delle punte più avanzate di un Paese che, al contrario, vive ancora una profonda crisi economica, sociale e culturale.

UN'IMMIGRAZIONE MASSICCIA. Il capoluogo lombardo è forse l’unico grande centro urbano del Paese con una proiezione europea e una visione, per quanto problematica, del futuro. Milano, ancora, si confronta in modo determinante con la trasformazione del tessuto urbano verso una società multiculturale, vive le possibilità e i problemi costituiti da un’immigrazione massiccia. Insomma, la sfida non è da poco.

Don Inzoli, ridotto allo stato laicale per uno scandalo pedofilia.

Dentro questa realtà, poi, la Chiesa conosce esperienze diverse: dalla Caritas a Comunione e liberazione, alla presenza storica dell'università Cattolica e di gruppi editoriali cattolici (alcuni in precarie condizioni economiche, si pensi ai recenti scioperi di Famiglia cristiana) solo per citarne alcune. In tal senso Delpini è ben consapevole che Cl, nonostante la crisi di identità e ruolo attraversata negli ultimi anni - le indagini sull’ex presidente della Regione Roberto Formigoni, il difficile rapporto con papa Francesco, il colpo subito con la riduzione allo stato laicale a causa dello scandalo pedofilia di don Mauro Inzoli, uno degli uomini ciellini di punta, in ottimi rapporti con il centrodestra lombardo - è ancora una potenza in Lombardia, basta guardare solamente al settore sanitario, e ha persino conquistato uno come l'ex comunista Fausto Bertinotti («dentro Cl ho ritrovato un popolo»).

«ASCOLTIAMO LE LINGUE DIFFICILI». Ecco, oltre questo schema, Delpini avrà il compito arduo di collocare la Chiesa e il cattolicesimo milanese in una dimensione urbana moderna - tema assai caro a papa Francesco quello dell’evangelizzazione nelle grandi città - e nella quale convivono culture e fedi differenti. Lui stesso vi ha fatto un accenno appena nominato quando ha detto: «La città metropolitana e la diocesi devono interrogarsi su qual è la società del futuro. Io mi sento smarrito di fronte a questa molteplicità di condizioni e di fedi. Impariamo ad ascoltare lingue per noi difficili da capire, ma che sono quelle dei cittadini del futuro».

In quattro anni Bergoglio ha ormai nominato circa 80 nuovi vescovi in Italia su 224 diocesi e la fatidica soglia dei 75 anni sarà toccata entro pochi mesi da Bagnasco e Sepe

In ogni caso il ricambio di uomini è in corso e Milano è uno snodo di questo passaggio chiave del pontificato. Il cardinale Scola ha compiuto 75 anni a novembre 2016, è l’età limite nella Chiesa: a quel punto come da prassi ha presentato le sue dimissioni al papa. Pochi mesi di proroga e poi la "pensione", o meglio il ritiro a Imberido, un paesino in provincia di Lecco.

PROCESSO DI RICAMBIO NON FINITO. Tuttavia c’è da credere che il cardinale - che potrà entrare come votante in conclave fino all’età di 80 anni - non si ritirerà del tutto dalla vita della Chiesa. Nel frattempo però il processo non è finito, intanto perché in questi quattro anni Bergoglio ha ormai nominato circa 80 nuovi vescovi in Italia su 224 diocesi, e poi bisogna tener presente che la fatidica soglia dei 75 anni sarà toccata entro pochi mesi dallo stesso arcivescovo di Genova, il cardinale Bagnasco (gennaio 2018), e dal cardinale Crescenzio Sepe (giugno 2018) che giuda da diversi anni la diocesi di Napoli.

PEZZI DA NOVANTA ALLONTANATI. È presto per dire se tutte e due le diocesi in questione saranno oggetto di nomine altrettanto rapide, ma l’aria che tira sembra andare in questa direzione. Infine, di recente, anche in Curia, approfittando di fatti di cronaca e scadenza del mandato, alcuni pezzi da novanta sono stati allontanati da papa Francesco: il cardinale Gerhard Müller ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (cui non è stato rinnovato l’incarico, e il suo posto è stato preso da monsignor Ladaria, gesuita) e George Pell, prefetto - in congedo - della segreteria per l’Economia (che deve essere processato in Australia per abusi sui minori). Ossia la teologia e la finanza; e non è detto che saranno gli ultimi a dover fare le valigie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati