Matteo Renzi
SCHERMAGLIE 10 Luglio Lug 2017 1352 10 luglio 2017

Deficit al 2,9%, la Commissione Ue non commenta la proposta di Renzi

Il portavoce del presidente Juncker: «Non rispondiamo a persone che non fanno parte del governo italiano». Dijsselbloem: «Sarebbe fuori dalle regole di bilancio». Il segretario del Pd a muso duro: «Vedremo se ci sarà ancora lui alla guida dell'Eurogruppo».

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Ritorno per cinque anni ai parametri di Maastricht con il rapporto deficit/Pil al 2,9%. No al Fiscal Compact nei Trattati e, se i Paesi europei continuassero a essere sordi in tema di migranti, veto dell'Italia sul prossimo bilancio comunitario. Sono queste le parole d'ordine della prossima campagna elettorale di Matteo Renzi, messe nero su bianco nel suo libro Avanti, in uscita mercoledì 12 luglio.

NO COMMENT DAL PORTAVOCE DI JUNCKER. La prima reazione della Commissione europea è un no comment: «Il presidente Juncker ha un rapporto molto buono con il premier Gentiloni e i commissari incaricati hanno un rapporto molto buono con il ministro Padoan. La Commissione non commenta osservazioni fatte da persone fuori da questa cerchia», ha risposto il portavoce del presidente della Commissione europea ai cronisti che gli chiedevano un commento sulla proposta renziana di tenere il deficit al 2,9% del Pil per cinque anni.

DIJSSELBLOEM: «FUORI DALLE REGOLE DI BILANCIO». Decisamente più netta e più critica la posizione espressa dal presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem: «Stare al 2,9% sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo. In questa Unione monetaria ci si sta insieme. Sono sempre aperto a rendere le regole più efficienti, efficaci, ma non è possibile dire unilateralmente che le regole per quest'anno e per i prossimi cinque per qualcuno non valgono».

MOSCOVICI: «L'ITALIA NON SI PUÒ LAMENTARE». «Ci serve un'Italia al centro della zona euro e che rispetti le regole. Regole che sono intelligenti e che sono applicate in maniera flessibile. L'Italia veramente non può lamentarsi delle osservazioni della Commissione europea, essendo il solo Paese che ha beneficiato di tutta la flessibilità prevista per investimenti, riforme e terremoti», ha rincarato la dose il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici.

RENZI REPLICA: «DOVRANNO DIRE DI SÌ». Dopo qualche ora è arrivata la replica di Renzi: «Ho grande rispetto per i commissari europei, ma quando arriveremo a discutere di questa soluzione in Europa non potranno che dire di sì. È mai possibile che l'Europa ci dica cosa fare e poi non sia in grado di mantenere gli impegni per il ricollocamento dei migranti? Io ho grande rispetto, ma inizino anche loro a farsi rispettare dagli Stati membri». Quanto a Dijsselbloem avrebbe «un pregiudizio» nei confronti dell'Italia, come «alcuni dirigenti europei». E non si renderebbe conto che «di Fiscal Compact e austerity l’Europa muore». Renzi ha sottolineato che il presidente dell’Eurogruppo «alle sue elezioni ha preso il 5%, vedremo se ci sarà ancora lui alla guida dell’Eurogruppo».

L'ACCORDO DI LEGISLATURA PROPOSTO DA RENZI. Nel suo libro Renzi lancia idee per un «accordo di legislatura» con l'Unione europea. Tenere il rapporto deficit/Pil al 2,9%, secondo il segretario del Pd, «permetterà al nostro Paese di avere a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per i prossimi cinque anni per ridurre le tasse a famiglie, piccoli imprenditori e a chi non ce la fa».

RICETTA STRONCATA DA BERSANI. Una ricetta che Pierluigi Bersani, dalle sponde di Articolo 1-Mdp, ha stroncato senza mezzi termini: «Cinque anni di riduzione delle tasse in deficit. Se è così, si tratta dell'eterna e fallimentare ricetta di tutte le destre del mondo». Nella lunga corsa verso le politiche, tutti sanno che sull'immigrazione e sulle scelte economiche si giocherà l'esito delle elezioni.

FISCAL COMPACT SENZA PADRI. In linea con Renzi remerà anche Paolo Gentiloni, sia nella definizione della prossima legge di Stabilità, sia nel confronto con l'Ue sui migranti. Secondo indiscrezioni, quando a dicembre i gli Stati memebri discuteranno se inserire nei Trattati il Fiscal Compact, l'Italia si dichiarerà contraria. In questo modo il Fiscal Compact, votato da tutti ai tempi del governo di larghe intese presieduto da Mario Monti, si ritroverebbe improvvisamente senza padri.

ASSEGNO UNIVERSALE PER I FIGLI. Nel libro Avanti, Matteo Renzi fa anche altre proposte: raddoppiare i fondi per le periferie, ad esempio, oppure istituire un «assegno universale per i figli», affinché «la questione demografica sia affrontata anche sotto il profilo fiscale».

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