I 400 colpi

Villaggio: Berlusconi, profondo dolore,
10 Luglio Lug 2017 0909 10 luglio 2017

E se Berlusconi ci stesse prendendo tutti per i fondelli?

In pochi giorni ha tirato fuori dal cilindro tre papabili candidati premier. Incassando due rifiuti e un silenzio emblematico. Ma l'impressione è che questi nomi siano solo fumogeni per coprire le sue trame inciuciste. 

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Angelino Alfano, Guido Martinetti, Guido Barilla, Gerry Scotti, Giulio Tremonti, Michela Brambilla, Guido Bertolaso, Luca di Montezemolo, Stefano Parisi, Paolo Del Debbio, Mario Monti, Luca Zaia, Alfio Marchini. Mara Carfagna, Sergio Marchionne, Carlo Calenda, Mario Draghi, Emma Marcegaglia, e andando indietro (nel tempo) si potrebbe andare ancora avanti (nell’elenco). È vero, Silvio Berlusconi ha sempre avuto la sindrome del papa straniero, tanto alla fine è sempre lui che comanda. Però la malattia si è aggravata nell’ultimo weekend, dove è riuscito in rapida sequenza a nominare in quasi contemporanea tre potenziali candidati premier del centrodestra. E a prendersi due secchi “no, grazie” e un silenzio che, visto da chi viene, il governatore della Bce, non è certo scambiabile per assenso. Ma c’è da giurare che Silvio non si fermerà qui, e che con l’approssimarsi delle elezioni la girandola dei nomi si farà frenetica e sempre più sorprendente.

Naturalmente tanta è la gioia dei colonnelli di Forza Italia nel vedere come il loro leader non ritenga nessuno di loro degno di ricoprire il ruolo. Altrettanta quella degli alleati, Lega in testa, ridotti al rango di portatori d’acqua di un disegno che i suoi sodali stentano a capire, e che Berlusconi invece deve avere fin troppo chiaro in testa. Molte le ipotesi che tentano di spiegare l’arcano. Una è che l’arzillo vecchietto, che peraltro si sente ancora un aitante giovanotto e dunque schifa l’etichetta di padre nobile, si diverta come un matto a spiazzare i suoi inanellando i nomi più disparati. Un’altra che davvero sia convinto che dentro Forza Italia o come si chiama adesso nessuno possieda il quid per insediarsi a Palazzo Chigi senza sfigurare. Un’altra ancora che l’uomo, inarrivabile fiutatore di umori, sforni nomi di personaggi destinati a incarnarli. Anche se nell’ultima roboante sortita, tolto Marchionne, che si porta universalmente incollata la nomea di formidabile risanatore, gli altri due, Draghi e Calenda, vanno poco oltre la cerchia degli addetti ai lavori.

ESPEDIENTI PER VINCERE LA NOIA. L’ultima ipotesi, forse la più accreditata, è che Silvio faccia solo scena, e che in realtà abbia già deciso per la prossima legislatura di governare con Matteo Renzi. E che dunque i nomi eclatanti di candidati premier siano solo fumogeni buoni per nascondere le sue trame inciuciste. E soprattutto a rinsaldare la convinzione (la cosa manda ai matti Salvini) che sia solo e sempre lui da un quarto di secolo a dare le carte. Tutto il resto è noia. E per vincere la noia, il Cav lo sa bene, bisogna riempirla di espedienti.

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