Bandiera Grillo M5s
10 Luglio Lug 2017 1223 10 luglio 2017

M5s contro la legge che punisce l'apologia di fascismo

I 5 stelle bocciano il provvedimento presentato da Emanuele Fiano (Pd). Ma non è una novità: dalla marcia su Roma di Grillo al «boia chi molla» di Tofalo tutti gli scivoloni pentastellati sul Ventennio.

  • ...

La legge proposta dal dem Emanuele Fiano per punire l'apologia di fascismo? «Liberticida». Parola del Movimento 5 stelle che hanno bollato così il provvedimento in un parere depositato in commisssione alla Camera. La legge, in Aula lunedì, introduce il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista. Ma i pentastellati hanno bocciato il testo perché, spiegano, vengono punite «anche condotte meramente elogiative, o estemporanee che, pur non essendo volte alla riorganizzazione del disciolto partito fascista, siano chiara espressione della retorica di tale regime, o di quello nazionalsocialista tedesco». E invece, sostengono, «la Cassazione ha confermato che l'idoneità lesiva della condotta viene in rilievo solo in quanto realizzata nel corso di pubbliche riunioni o manifestazioni, non anche in un ambito privato e ciò ha correttamente determinato, ad esempio sulla punibilità 'saluto romano', pronunciamenti da parte dei giudici di merito con sentenze di senso diverso a seconda dei casi, senza arbitrari automatismi».

LA RISPOSTA DI RENZI. «Liberticida era il fascismo non la legge sull'apologia di fascismo. Bisogna dirlo al M5s: era il fascismo liberticida. Almeno la storia!», ha twittato Matteo Renzi.

Ma i pentastellati non sono soli. Il segretario leghista Matteo Salvini pare essere sulla stessa lunghezza d'onda. «Nel 2017 non ha senso il "reato di opinione"», ha dichiarato. «Un conto sono le minacce, gli insulti o l'istigazione al terrorismo, altra cosa sono le idee, belle o brutte, che si possono confutare ma non arrestare. Le idee non si processano, via la Legge Mancino». A dire che per essere d'accordo non servono incontri più o meno segreti.

GLI EFFETTI COLLATERALI DEL POSTMODERNISMO. Forse però il Movimento 5 stelle preso dall'ansia di non essere «né di destra né di sinistra» - slogan tra l'altro preso pari pari dalla Lega delle origini il cui popolo sul pratone di Pontida amava scandire: «Né neri né rossi, ma liberi con Bossi» - alla fine è andato in confusione. Stato ben rappresentato dalla recente uscita di Luigi Di Maio che ha ricordato come all'interno del Movimento «c'è chi guarda a Berlinguer, chi alla Dc e chi ad Almirante».

I NO A GRAMSCI E DI VAGNO. Il no al ddl antifascismo arriva dopo il voto contrario, lo scorso aprile, alla trasformazione della casa museo di Antonio Gramsci in monumento nazionale e dopo la polemica su Giuseppe Di Vagno, il Matteotti del Sud. Nel 2013 il M5s presentò in commissione Cultura due emendamenti per togliere l'aggettivo «socialista» nel testo della proposta di legge per istituire un premio in memoria della prima vittima politica del fascismo e propose di sostituirlo con la dicitura «di cultura sociale, economica, ambientale». Solo ostruzionismo tecnico, spiegarono poi i deputati 5 stelle dopo che la notizia era rimbalzata sui giornali. «Ribadiamo», scrissero in una nota, «che non abbiamo assolutamente nulla contro la figura e la memoria di Di Vagno, o la sua appartenenza socialista. Semmai è vero il contrario».

Roberta Lombardi.

Al di là delle ben note convinzioni politiche di Vittorio Di Battista e Antonio Di Maio, padri delle due pentastar - il primo negli Anni 60 consigliere comunale del Msi a Civita Castellana, poi aennino e quindi dopo Fiuggi sposare Fiamma Tricolore, Azione Sociale e Fronte nazionale, il secondo dirigente rautiano e poi confluito in An - i 5 stelle sono scivolati spesso sul terreno del Ventennio. Roberta Lombardi per esempio, prima del suo ingresso alla Camera, sul suo blog scrisse: «Da quello che conosco di CasaPound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo». Per poi lanciarsi in una giustificazione del Ventennio: «Prima che (il fascismo, ndr) degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia. Quindi come si vede CasaPound non è il fascismo ma una parte del fascismo. E quindi solo in parte riconducibile a esso».

LA MARCIA DI GRILLO SU ROMA. Qualche mese dopo, nell'aprile 2013 Beppe Grillo aveva chiamato i suoi a una «marcia su Roma» (poi saltata) per protestare contro la rielezione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Espressione che fece indispettire e non poco Stefano Rodotà, candidato pentastellato al Colle, che prese le distanze. Il comico poi spiegò meglio il suo intento. «D’accordo con Stefano Rodotà perché non faccio calate a Roma, né parate, né cose violente», disse dando conto di uno scambio di sms con il giurista (a cui poco dopo diede dell'«ottuagenario miracolato dalla Rete»): «Non facciamo nessuna marcia su Roma, io mi sono mobilitato per andare in città a placare un po’ gli animi. Lui mi ha risposto che andava bene»

Le AFFINITÀ CON CASAPOUND. Ma non finisce qui. Nello stesso anno, il capo politico in vista delle Regionali si era intrattenuto a chiacchierare davanti al Viminale con il candidato di CasaPound alla Pisana Simone Di Stefano. «Avete idee condivisibili, alcune più, alcune meno. Ma se un ragazzo di CasaPound vuole entrare a far parte del Movimento, non vedo problemi oggettivi. Questa è democrazia», diceva Beppe ricordando che no, «l'antifascismo non gli compete». E, ancora, sempre a Di Stefano: «Non possiamo non essere d'accordo sui concetti. Noi siamo la controparte strutturale del Palazzo: sto parlando con te che sei un esponente di estrema destra, ma sembri un delegato del Movimento 5 stelle».

Una linea condivisa senza batter ciglio da alcuni deputati. Per esempio fece discutere il like del pentastellato Cosimo Petraroli proprio sulla pagina di CasaPound durante il dibattito sul reato di immigrazione clandestina. Questo è quello che il portavoce lombardo scriveva su Facebook nell'ottobre 2013: «Conoscete la mia opinione riguardo l’argomento “immigrazione”, il famoso “mi piace” sulla pagina Fb di Casapound è molto indicativo, al di là di questo, dal punto di vista tecnico non ho elementi sufficienti per valutare se la depenalizzazione del reato di clandestinità possa portare vantaggi oppure no, una cosa è certa, il resto d’Europa ha quest’istituto nel proprio ordinamento, ritengo che gli attivisti provenienti “da sinistra” debbano riflettere, soprattutto quando si tratta dei diritti di cittadini che non sono italiani. Ma con tutti i problemi che abbiamo.. che ve ne frega del reato di clandestinità?».

LE BATTAGLIE COMUNI. E in un commento aveva aggiunto: «Condivido pienamente diverse loro battaglie come la sovranità popolare della moneta, la battaglia contro Equitalia e la lotta all'immigrazione. È inutile negare che su vari contenuti abbiamo idee abbastanza simili». Poi il chiarimento d'ordinanza: «Dichiaro ufficialmente: non sono di destra e non sono di sinistra». «Ammetto di esagerare nei modi e nella forma ma dovete capire sono stato eletto a Varese, città al confine con la Svizzera, chi ci vive sa bene quale sia la mentalità di quel territorio». A vedere però gli ultimi sviluppi M5s sull'immigrazione - dagli attacchi alle Ong ai delinquenti che l'Italia importerebbe dalla Romania - la storia pentastellata gli ha dato ragione.

Beppe Grillo.

ANSA

Nel gennaio 2014 fu invece la volta di Angelo Tofalo che si rivolse alla presidente della Camera Laura Boldrini con un «Boia chi molla, presidente Boldrini. Boia chi molla, e noi non molleremo fino alla fine». Per sedare la polemica spiegò citando Wikipedia: «Si tratta di un'espressione diventata famosa come un motto fascista, tuttavia fu coniata da Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della repubblica partenopea nel 1799 e utilizzata anche nelle Cinque giornate di Milano del 1848». Semplice spirito risorgimentale, insomma.

Il 25 aprile 2016 invece a sollevare il polverone fu la consigliera comunale M5s di Ragusa Gianna Sigona. Su Facebook aveva postato una foto con alcuni busti di varie misure di Benito Mussolini, da lei realizzati, con il commento: «Noi eravamo fascisti, poi siamo rimasti fascisti e saremo sempre fascisti». Una svista? Un errore di comunicazione? Per nulla: a stretto giro pubblicò l'immagine del tricolore a lutto con la scritta: «Io non festeggio. L'Italia non è libera: il 25 aprile è cominciata l'occupazione». Per lo meno aveva dimostrato un po' di coerenza visto che il settembre prima, in un intervento in Consiglio, aveva detto che «gli immigrati devono essere portati fuori dal centro storico».

Il post della consigliera m5s di Ragusa.

L'attrazione per il busto in precedenza aveva colpito un'altra consigliera pentastellata, questa volta di Sassari che aveva postato sorridente una sua foto con una statua del Duce. Lei però decise di cancellare il post. In fondo il suo intento era goliardico. «Quelli che mi conoscono», si giustificò, «sanno anche che sono una persona che sa sorridere e ridere, perché mi appartiene anche l'ottimismo con il quale agisco e che mi rigenera. Perciò ho trovato e trovo molto superficiali e offensivi certi commenti che ho letto dopo aver postato una foto con la capoccia del duce trovata all'ingresso di un ristorante dove sono stata a mangiare. Soltanto la malizia (o la malafede) poteva indurre alcuni ad attribuirmi simpatie fasciste che non mi possono appartenere prima di tutto per pensiero ed indole e poi anche per anagrafe: sto combattendo contro il vecchiume (politico) attuale mica per riesumare un cadavere (politico) oramai più che putrefatto!!!».

FOSSE ARDEATINE, L'ASSENZA DI RAGGI. Ma non di soli post è fatta la polemica. Anche le assenze pesano. Per esempio quella della sindaca Virginia Raggi che quest'anno ha disertato la cerimonia di commemorazione dell'eccidio delle Fosse Ardeatine per riposare su consiglio dei medici all'Alpe di Siusi. L'aver inviato il vicensidaco Luca Bergamo con la fascia non era bastato a placare gli animi. Né aver visitato il Mausoleo il giorno del suo insediamento in Campidoglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso