Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

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12 Luglio Lug 2017 1535 12 luglio 2017

Migranti, Renzi in un vicolo cieco. E Di Maio gongola

Il segretario dem smentito su Triton. E il grillino a Bruxelles fa propaganda. Intanto l'Italia è in un tunnel. Non se ne esce con l'attacco alle Ong. Ma forse grazie alla proposta Bonino. E alla clausola di Dublino.

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da Bruxelles

Gongola Luigi Di Maio. Grazie all’impegno dei due eurodeputati che per anni hanno seguito il dossier migranti all’Europarlamento, Laura Ferrara e Ignazio Corrao, il leader in pectore del M5s ha potuto partecipare a un incontro bilaterale con il numero uno di Frontex Fabien Leggeri. E ottenere da lui in persona la conferma che nessun Paese ha dato disponibilità all'apertura dei porti all'Italia: «Gli altri Paesi europei alla domanda sui porti hanno fatto scena muta», ha spiegato Di Maio ai giornalisti nei corridoi dell'assemblea di Bruxelles, prima di accusare Paolo Gentiloni addirittura di alto tradimento, di sostenere che Triton sia il frutto di uno scambio - mai provato - tra flessibilità dei conti e accoglienza dei migranti e di minacciare di tagliare i contributi all'Ue per pagare la gestione degli arrivi.

DOCCIA FREDDA PER MINNITI E RENZI. Gli europarlamentari grillini hanno organizzato l'audizione del capo dell'agenzia delle frontiere Ue in commissione Giustizia, di cui Ferrara è vicepresidente, e hanno trasformato l'appuntamento in un'occasione di propaganda per il loro aspirante premier. Leggeri ha di fatto gelato le speranze del ministro dell'Interno Marco Minniti e ha soprattutto smentito la ricostruzione di Matteo Renzi che ancora la mattina del 12 luglio ribadiva che il problema non era Triton ma piuttosto il regolamento di Dublino.

L'incontro tra la delegazione degli europarlamentari grillini più Luigi di Maio a Strasburgo.

Renzi ovviamente ha ragione quando indica nel trattato di Dublino, accettato e sottoscritto da Silvio Berlusconi nel 2003, l’inizio di un grosso problema per l’Italia: il principio che la richiesta di asilo vada presentata nello Stato di primo approdo enunciato per la prima volta allora è sicuramente uno svantaggio per il nostro Paese. Ma - con buona pace della sua propaganda, questa volta - è con Triton che tutte le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo centrale iniziano a essere una faccenda squisitamente italiana. E questo perché quell’operazione è di fatto totalmente sotto il nostro controllo, è regolata - come ha spiegato Leggeri agli eurodeputati - da un accordo bilaterale con l'Italia e le sue regole operative prevedono che le navi che hanno fatto salvataggi anche oltre le acque italiane sbarchino sul nostro territorio. «Noi lavoriamo sotto il comando delle autorità italiane», spiegano a Lettera43.it dalla stessa Frontex, che nella riunione dell'11 luglio ha semplicemente accolto la creazione di un gruppo di lavoro «per identificare cosa bisogna rivedere nel mandato operativo di Triton».

RINCORSA AL M5S. E intanto la grande scommessa del governo per uscire dal cul de sac in cui ci siamo infilati da soli, e nella colpevole indifferenza degli altri Paesi Ue, è il codice di comportamento per le Organizzazioni non governative dalle quali, secondo le cifre della diplomazia italiana, dipendono il 60% dei salvataggi. A maggio, il capo del reparto operativo della nostra Guardia Costiera, Nicola Carlone, in audizione al Comitato Schengen aveva negato che le Ong aiutassero i trafficanti e riferito di solo 16 operazioni nell'intero 2016 all'interno delle acque libiche. Ma evidentemente le sue parole non sono state ascoltate. La bozza che circola in questi giorni prevede il divieto di entrare nelle acque della Libia, di lanciare segnalazioni luminose, di fare trasbordi tra un'imbarcazione e un'altra. E riprende anche i due punti chiave della proposta di legge depositata alla Camera dal deputato grillino Alfonso Bonafede: i controlli a bordo della polizia giudiziaria e il divieto di spegnere il transponder che segnala la posizione. Misure insomma che sembrano una rincorsa al M5s. E che secondo l'europarlamentare Barbara Spinelli servono solo a «ostacolare i salvataggi in mare». E per le Ong ad aumentare i morti.

Il solo obbligo del codice di comportamento che ha a che fare con l'obiettivo della condivisione degli sbarchi è quello che impone alle Ong di «informare lo Stato di cui battono bandiera dell'attività in modo che il Paese possa prendersi la responsabilità anche in merito all'obiettivo della sicurezza in mare». Una formula che potrebbe avere sviluppi se l'Italia chiudesse davvero i porti o riuscisse realmente a cambiare le regole di Triton. In pochi ci credono. Il cul de sac è completo se ci aggiungiamo che l’Italia ha anche il comando delle due operazioni Ue di addestramento della guardia costiera libica e di rafforzamento dei controlli alla frontiera meridionale dello Stato sventrato da una sciagurata operazione militare voluta fortemente da Usa, Gran Bretagna e Francia. La sola speranza che rimane all'Italia è proprio contenuta nel trattato di Dublino. In quella clausola umanitaria che prevede la possibilità di derogare alla regola del Paese di primo asilo in casi di emergenza.

ATTESA PER LA SENTENZA DELLA CORTE UE. Tra poco potrebbe arrivare la sentenza della Corte di giustizia Ue a sottolinearlo. E a rendere la proposta dei visti umanitari fatta da Emma Bonino alla Stampa ancora più solida. L'ex ministro degli Esteri propone un visto umanitario per chi arriva dalla Libia. L'Italia dovrebbe a questo punto denunciare quello che sta già denunciando l'Onu, cioè il continuo perpetrarsi di torture e violenze. andando anche a mettere i bastoni fra le ruote al piano di rimpatri dalla Libia avviato dall'Unione europea con il coordinamento della Organizzazione mondiale dell'immigrazione. Vorrebbe dire mettere alle strette tutti, alzare la posta. Per ora la sola cosa certa è che il gruppo degli europarlamentari socialisti democratici, rispondendo anche all'attivismo grillino, ha chiesto con urgenza al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk di anticipare a prima dell'estate un vertice sull'immigrazione. Le proposte concrete mancano da una parte e dall'altra, ma la battaglia politica infuria.

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