Renzi Signorini
MAMBO 12 Luglio Lug 2017 1039 12 luglio 2017

Se Renzi è questo, meglio Signorini alla guida del Pd

Dalle anticipazioni del libro “sòla” dell'ex premier emergono solo complotti, pettegolezzi (inesatti oppure scontati), gossip politici. Una specie di lungo Dagospia. Allora dateci il direttore di Chi come capo partito.

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A giudicare dalle anticipazioni, questo libro di Matteo Renzi deve essere una vera “sòla”, per dirla come i romani. Fateci caso. L’ex premier avrebbe tanti argomenti con cui raccontare la sua esperienza ai lettori. I momenti difficili, le soddisfazioni, qualche incontro internazionale, i sogni di trasformazione dell’Italia. Niente di tutto questo, anzi per scelta sua e del suo staff di comunicazione escono solo pettegolezzi spesso smentiti dai protagonisti.

ANEDDOTO ERRATO SU PISAPIA. Lasciamo perdere l’aver iscritto Giuliano Pisapia fra coloro che avrebbero votato contro facendo cadere Romano Prodi nel 1998 mentre i resoconti parlamentari, consultabili!, sostengono esattamente il contrario. Poi c’è stata la grandiosa rivelazione dell’accordo Berlusconi-D’Alema per portare al Quirinale Giuliano Amato. Renzi racconta di averlo saputo direttamente da Silvio e che da quel momento aveva immaginato che il patto del Nazareno sarebbe fallito, anzi era già fallito. Renzi dice di più: così finiva la stagione delle riforme.

DOVE SAREBBERO LE RIVELAZIONI? Come tutti i parlamentari e i cronisti di Transatlantico assieme ad alcune centinaia di migliaia di italiani sapevano, Giuliano Amato era un candidato che Berlusconi avrebbe potuto votare. La gerenza della rivista Italianieuropei, che riporta i nomi dei fondatori della medesima istituzione culturale, portava in cima il nome di Amato accanto a quello di D’Alema. Mi dite allora dov’è la rivelazione di Renzi? Amato, per tanti, era un signor candidato al Quirinale e non c’è da stupirsi se piacesse anche a personalità opposte. Semmai la sorpresa è che non piacesse al segretario del Pd.

Renzi sta sui maroni alla stragrande maggioranza del Paese: sondaggi e voti finora espressi nelle diverse campagne elettorali suffragano questa tesi

Ma Renzi scrive la frase-chiave: dice che quella convergenza Berlusconi-D’Alema gli fece capire che era finita la stagione delle riforme che si era immaginato. Faccio solo due considerazioni. La prima: Renzi continua a cercare spiegazioni segrete e complottistiche alla sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Se lo faccia dire da uno che voleva vedere la fine del bipartitismo perfetto: quella sconfitta è nata dal fatto che la maggioranza degli italiani non vuole alcuna manipolazione della Costituzione, non la vuole soprattutto se gli stessi autori della riforma ammettono che è fatta male, e non sopportavano che un gioco di potere (Renzi contro tutti) avvenisse alle spalle della Carta fondamentale.

NON L'HA AFFOSSATO D'ALEMA. Si può aggiungere la considerazione finale, suffragata dai sondaggi e dai voti finora espressi nelle diverse campagne elettorali: Renzi sta sui maroni alla stragrande maggioranza del Paese. D’Alema forse vorrebbe aver dato una mano al raggiungimento di quest’ultimo risultato, ma non è merito suo, su quei maroni Renzi ci si è assiso da solo.

RENZI-CAV COME SALVINI-ISOARDI. In secondo luogo la finta rivelazione conferma che Renzi non vede altra maggioranza riformista che il patto con Berlusconi. E l’idea che D'Alema gli stesse scippando il rapporto con il tycoon lo mandò ai pazzi. Restituiteglielo, non facciamo come con la Isoardi e Salvini, impediamo questo tradimento Renzi-Berlusconi.

Questa è la cultura e l’idea della politica dell’uomo che vuole dirigere il Paese: fare o temere complotti. Il Pd è guidato da un pettegolo fiorentino

I libri dei politici sono quasi sempre inutili. Dopo quelli di Giorgio Amendola, bellissimi, sarebbe meglio dissuadere i politici dalla scrittura. Tuttavia ai politici contemporanei si chiede verità, narrazione, speranza. Non ha molto senso invece pubblicare, con rispetto parlando per D’Agostino, una specie di lungo Dagospia.

ALTRO CHE ERRORI DI COMUNICAZIONE. Eppure questa è la cultura e l’idea della politica dell’uomo che vuole dirigere il Paese. Fare o temere complotti. Altro che errori di comunicazione. Il maggior partito d’Italia, o il secondo, è guidato da un pettegolo fiorentino. Voglio Signorini (Alfonso, direttore di Chi) alla guida del Pd. Almeno passo il tempo con uno bravo.

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