Renzi, basta parlare solo di alleanze
MAMBO 13 Luglio Lug 2017 1036 13 luglio 2017

Renzi sta facendo la vera scissione: lasciamo che si auto-demolisca

L'ex premier le sta provando tutte per unire un mondo che aveva smesso di parlarsi. Lui forse riuscirà davvero a crearsi un partito personale. Ma nella prossima legislatura si scioglierà.

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Vuoi vedere che alla fine il centrosinistra dovrà ringraziare Matteo Renzi? Il centrosinistra del passato deve molto a Silvio Berlusconi che fece da collante di un’area confusa che non stava bene insieme, come si vide dai travagli dei vari governi succeduto a quello di Romano Prodi. L’anti-berlusconismo, però, era un fenomeno serio fondato su una contrapposizione culturale, umana e politica al Cavaliere. L’unico punto debole di quell’anti-berlusconismo fu il prevalere della sua anima giudiziaria. Però la scelta della contrapposizione fu giusta e aiutò a formare coalizioni ma soprattutto un “popolo”. L’anti-renzismo non va in quella direzione perché il renzismo è poca cosa. Non rappresenta una cultura, non vive nella società e fra le persone reali, non trae alimento da una visione. È stato il prepotente, e resistibile, affacciarsi sulla scena politica di un uomo disinvolto, favorito dagli errori capitali dei suo competitor e predecessori.

L'ASSIST DI RENZI ALLA SINISTRA. Sotto il renzismo non c’è niente. Lo riconoscono, a loro modo, anche i renziani assoluti guidati da un sempre più infastidito Claudio Velardi che sollecita una radicale mutazione nel comportamento di Renzi (studia, parla meno, circondati meglio) ma non cerca la leva in una idea, in una mission, nel venir fuori attraverso la persona di Renzi di un sentimento popolare. Tutto questo con Berlusconi c’era. Per questo l’80enne resta il più forte del suo campo. Il quale 80enne aveva dalla sua anche compagni di viaggio importanti, fra tutti Gianni Letta, mentre Renzi ha il tuttofare ministro Luca Lotti, una specie di Nicola Latorre antipatico. Ecco: questo Renzi le sta provando tutte per fare unire, non contro di lui ma distante da lui, un mondo che aveva smesso di parlarsi. La sinistra dalle tante facce, e persino prosopopee, ha cominciato a prendere in considerazione l’idea di fare casa comune. Massimo D’Alema non è Bernie Sanders né Jeremy Corbyn perché, a differenza loro, ha avuto ruoli di governo nel passato, ma oggi è il leader politico di sinistra che con maggiore continuità e profondità critica quella robaccia chiamata turbo-capitalismo.

Fuori da questo mondo di sinistra, e in probabile connessione con lui, fino a immaginare un soggetto unico, ci sono vari altri mondi. Giuliano Pisapia, che molti sottovalutano, è la stazione di raccolta e passaggio di altre fuoriuscite dal Pd sia gauchiste sia più moderate o ex renziane. Poco alla volta sta per vedere alla luce un “cantiere” in cui bravi muratori e capomastri sperimentati possono tirar su un bel palazzotto. Tutto ciò lo si deve a Renzi e ai suoi più cari collaboratori. È difficile trovare gente di sinistra disposta ancora a votarlo. Il discredito lo accoglie anche in quelle famiglie politiche moderate che mal sopportano questo ciarliero e inconcludente ex premier. I renziani assoluti giustamente ci ricordano i voti delle primarie, si appropriano del 40% referendario, fanno leva su un partito che reagisce all’auto-isolamento di Renzi stringendosi attorno al leader. Ma anche qui, per capire, torniamo ai fondamentali. Stringersi attorno a Berlusconi ha e aveva un senso perché oltre l’uomo, peraltro simpatico, c’era una pagina densa della politica italiana. I libri di storia ne parleranno. Renzi finirà nell’annuario che pubblica con puntualità Bruno Vespa. Qualche pettegolezzo, maldicenze varie, Dagospia formato fiorentino.

UN "PARTITONE"? NO GRAZIE. Questo centrosinistra largo che Renzi sta aiutando a crescere deve però stare attento a molte cose. La prima è non coltivare l’idea del “partitone”, meglio l’ipotesi federale e della lista unica. Poi non potrà più essere accettato che le idea più critiche della sinistra (i pickettismi, per dirla con un nome) siano considerate estranee alla cosidetta sinistra di governo. Va fatto quello che non fu fatto con l’Ulivo. Allora si mise il cappello su tutto, oggi si va tutti a testa scoperta, il che vuol dire che la sinistra deve portare nel processo unitario le sue idee, sfidando la propria capacità di progettazione. Così come chi ha piantato altre tende deve fare con il proprio riformismo. Lasciamo lavorare Renzi all’auto-demolizione. Forse riuscirà davvero a farsi un partito personale ma nella prossima legislatura si scioglierà.

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