Consip Sistema Romeo

Caso Consip

Tortora
14 Luglio Lug 2017 1807 14 luglio 2017

Consip, nel libro "Avanti" Renzi paragona babbo Tiziano a Tortora

Matteo accosta il padre, coinvolto nell'inchiesta, al conduttore finito in carcere ingiustamente nel 1983: «Penso ai mesi d'inferno del grande Enzo e della figlia Gaia». Le pagine su Lotti, D'Alema, Grillo.

  • ...

Mentre la procura di Roma riaccende i riflettori sull'inchiesta Consip ascoltando il ministro dello Sport Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento, vale la pena leggere le pagine che il segretario del Partito democratico Matteo Renzi dedica nel libro Avanti all'indagine iniziata a Napoli dal magistrato Henry John Woodcock. L'ex premier, che chiama il procuratore napoletano «il dottor Woodcock», ripercorre la vicenda Consip da quando è comparsa sui giornali a dicembre 2016.

«MASSIMA COLLABORAZIONE COI GIUDICI». Difende soprattutto il padre («Penso a una giornalista come Gaia Tortora, figlia del grande Enzo, e a quei mesi di inferno proprio nel momento degli esami di maturià»). Poi si schiera con l'amico Lotti, che, si legge, «quando viene contestata la violazione del segreto d'ufficio, reato peraltro consumato silenziosamente da anni nel rapporto a volte perverso tra redazione giornalistiche e uffici giudiziari, lui mette a disposizione le proprie agende e l'elenco delle persone incontrate nel periodo "sospetto", così da fugare tecnicamente ogni dubbio sui propri incontri. Ancora una volta la massima collaborazione con i giudici».

Matteo Renzi col padre Tiziano.

E qui c'è un inciso importante da fare, perché il segretario del Pd attacca Articolo 1-Movimento democratico e progressista, quello «degli scissionisti di D'Alema e Bersani», scrive. «Il loro primo atto è chiedere le dimissioni di Lotti, come avrebbero fatto dei grillini qualunque. E non per cultura politica, essendo il garantismo, almeno a parole, patrimonio culturale della sinistra, ma per rancore verso uno degli esponenti di punta del cosiddetto Giglio magico».

QUALCHE AMNESIA DI RENZI NEL LIBRO. La parte più delicata è quella che riguarda il padre Tiziano, indagato nell'inchiesta sull'appalto da 2,7 miliardi di euro per concorso esterno in traffico di influenze. Renzi nel libro non cita l'imprenditore Alfredo Romeo, da venerdì 14 luglio 2017 ai domiciliari, finanziatore della Leopolda di Firenze, indagato per corruzione nonché estromesso con la sua Global Service dagli appalti della centrale acquisti della pubblica amministrazione: a ottobre deve essere giudicato per giudizio immediato data l'evidenza delle prove in mano alla procura di Roma. Marco Gasparri, dirigente Consip, ha confessato di essere stato pagato da Romeo con 100 mila euro per quattro anni. Ma questo Renzi non lo scrive.

«Mio padre avrebbe agevolato», si legge, «non si capisce bene in quali forme, alcuni imprenditori interessati a partecipare a gare pubbliche. Come un pericoloso fuorilegge, viene pedinato in più di una circostanza e addirittura inseguito in un viaggio autostradale sulla Firenze-Roma che risulta sospetto perché a Roma mio padre incontra una persona». E cioè Alessandro Comparetto, direttore generale della società di poste private Fulmine Group.

«SONO INGENUO E CREDO AI GIORNALI». Renzi difende babbo Tiziano: «Conosco mio padre e conosco la sua onestà, alla storia dello stipendio in nero da 30 mila euro non crederebbe nemmeno un bambino. Ma dubito di lui, esperienza che vi auguro di non provare mai per vostro padre e sulla cena mi arrabbio: "Ma come? Vai a fare le cene riservate in una bettola segreta a Roma? Con imprenditori che hanno rapporti con la pubblica amministrazione?". Mi sembra allucinante. E tuttavia, ingenuo come sono, credo a la Repubblica perché mi sembra impossibile che pubblichino un pezzo senza alcuna verifica: se lo scrivono, sarà vero. Dunque incalzo mio padre».

CENA CON MAZZEI ALLA FINE SMENTITA. Il pezzo su la Repubblica citato da Renzi è quello dove Alfredo Mazzei - già tesoriere del Pd regionale campano, commercialista, storico esponente del Pci campano, nonché ideatore della Fondazione italiani europei di Massimo D'Alema e vice presidente di quella Mezzogiorno Europa, fondata dall'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2000 - racconta che babbo Tiziano mangiò appunto in una bettola con Romeo. L'episodio è poi stato smentito durante gli interrogatori proprio da Renzi senior.

Lo tratto male, dicendogli: "Non dirmi bugie, la cena c'è stata per forza, altrimenti non lo scriverebbero". "Quante volte hai visto Romeo?". Se tuo padre bluffa lo senti

Matteo Renzi sul babbo Tiziano

Renzi scrive anche delle intercettazioni che finirono su il Fatto Quotidiano tra lui e il padre. Racconta di nuovo quel dialogo. «Lo tratto male, dicendogli: "Non dirmi bugie, la cena c'è stata per forza, altrimenti non lo scriverebbero". "Quante volte hai visto Romeo?". Lo interrogo. Sono un figlio. E se tuo padre bluffa lo senti. Mio padre ribadisce: "Non c'è stata nessuna cena, devi credermi. Matteo, è una notizia falsa, devi credermi"».

RIFERIMENTI A SCAFARTO E GRILLO. Nelle pagine successive il segretario riporta l'indagine per falso a carico del capitano del Noe Giampaolo Scafarto, senza citarlo per nome, e parla della polemica con il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, a cui ha dedicato un post su Facebook per dirgli di non permettersi di parlare di suo padre.

Enzo Tortora fu arrestato nel 1983.

Quindi continua: «Nei giorni successivi alla polemica a nove colonne vado a trovare mio padre, che dopo un piccolo intervento al cuore decide di lasciarsi crescere la barba. Per la prima volta mi impongo su mia madre e le mie sorelle e gli intimo di tagliarsela, di uscire e tornare a vivere. Lo costringo a non chiudersi in casa. E intanto penso ad altri figli che ho conosciuto, che hanno vissuto vicende più gravi. Penso a una giornalista come Gaia Tortora, figlia del grande Enzo, e a quei mesi di inferno proprio nel momento degli esami di maturià».

UN GRANDE SCANDALO ITALIANO. Il paragone è importante, con uno dei casi giudiziari più pesanti degli ultimi 30 anni in Italia, di quando l'ex conduttore di Portobello fu portato in carcere, era il 1983, accusato da alcuni pentiti di camorra di traffico di stupefacenti. Tortora attraversò anni durissimi, persino una condanna in primo grado che lo colpì nel fisico e nell'anima. Poi arrivò l'assoluzione in Appello: chi lo accusava aveva dichiarato il falso allo scopo di ottenere una riduzione della pena.

«A CASA MUTUI, NON TANGENTI». Per Renzi, si legge ancora in Avanti, «questi sono i veri drammi della vita, non il fatto che per una settimana i giornali presentino la tua famiglia come un covo di delinquenti. Siamo gente per bene, semplice, onesta. A casa nostra trovano mutui, non tangenti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati