Pisapia, soli non si va da nessuna parte
MAMBO 14 Luglio Lug 2017 1152 14 luglio 2017

La rinuncia di Pisapia è una prova di leadership

L'ex sindaco non vuole inutili discussioni sulla sua capacità o meno di bucare lo schermo. Vuole fare cose per la sinistra. Va colta la generosità di questa scelta, che può rivelarsi vincente per l’area di marchio ulivista. 

  • ...

Giuliano Pisapia, leader riluttante, secondo la definizione di Gad Lerner, ha sorpreso amici e no con la scelta di non candidarsi alle prossime elezioni. Il chiacchiericcio attorno a Pisapia è stato molto intenso in questi mesi e non è venuto solo dalle voci di dentro del Pd. Si è parlato di leadership poco carismatica, si è diffusa la voce che prima o poi avrebbe abbandonato, lo si è descritto come alleato “in pectore” di Matteo Renzi. E altro ancora. Fermiamoci sull’uomo. Pisapia è un signore di inoltrata mezza età che ha dalla sua diverse cose positive: un bel cognome, una fama di buon avvocato, una vita da parlamentare di prima fila, la lealtà nei confronti di Romano Prodi; poi la guida di Milano, la buona amministrazione e la rinuncia al secondo mandato. Per una persona seria e “riluttante” come lui potrebbe bastare. Invece si era messo in testa di creare un ponte fra Renzi e il variegato Campo progressista da costituire.

L'ANATEMA DEL "SÌ" AL REFERENDUM. Renzi, ovviamente, ha bombardato il ponte e giacché si trovava ha fatto sloggiare la tenda di Prodi che era lì nei paraggi. Da qui Pisapia, che pure probabilmente nel proprio foro interiore sogna ancora la riconciliazione con il Pd (è una colpa?), prende la strada del federatore di ciò che si muove a sinistra trovando due barriere davanti a sé. L’una è il partito di Fratoianni che lo tratta come un vecchio nemico dimenticando di averlo portato in parlamento e di averlo voluto sindaco di Milano. Fratelli-coltelli. L’altra è il nuovo raggruppamento di Falcone e Montanari che dice cose sul centrosinistra e dintorni che stupiscono per il primitivismo politico di due persone altrimenti eccellenti. Insomma Pisapia, il compagno di strada di Rifondazione, si vede circondato da tanti nuovi piccoli Bertinotti. Infine grava l’anatema del “sì” al referendum. Anche lui, come il personaggio di Hawthorne, viene esposto alla pubblica umiliazione vestendo sul petto una lettera scarlatta (potrebbe essere la lettera “s” di “sì”).

Che cosa fa il caro Pisapia di fronte a questo ambaradan? Organizza una manifestazione col solleone e propone una piattaforma de-renzizzata ma non anti-Renzi per la sinistra invitando alla nascita del nuovo soggetto politico. I primi a sostenerlo sono quelli di Articolo 1 che hanno chiaro in testa che, per dirla alla Peppino De Filippo, è «meglio essere vincoli che sparpagliati». Da qui il dibattito con i gauchisti di D’Alema, nel ruolo del pacificatore mentre su di lui si abbattono le calunnie renziane. Improvvisamente arriva l’annuncio di Pisapia del rifiuto del nuovo mandato parlamentare. E da qui l’interrogativo: perché lo fa? La tesi giornalisticamente più facile e largamente presente sui giornali di oggi è che così vuole sospingere fuori dal parlamento anche D’Alema e Bersani, o almeno uno dei due (vuoi vedere che è il primo?). Tesi non campata per aria ma abbastanza banale. La rinuncia, come la colpa, è personale.

LA FUORIUSCITA DALLA "TERZA VIA". Stiamo da mesi assistendo a una ricollocazione politica sia di Bersani sia di D’Alema e di tanti altri. La fuoriuscita dalla “terza via” è largamente ben motivata. La battaglia del “no” referendario ha detto come vecchie ma sperimentate personalità possano muovere un’area politica potenzialmente immensa. Allora la tesi maliziosa su Pisapia può essere: a) infondata; b) fuori di luogo. Chi vuol tornare in parlamento ha un solo ostacolo: gli elettori. L’altra ipotesi che si può fare attorno alla rinuncia di Pisapia è molto più “alta” politicamente ed è questa: Pisapia è effettivamente riluttante, ha voglia solo di radunare il campo e sa di poterlo fare, non vuole gare per la leadership né inutili discussioni attorno alla sua capacità o meno di bucare lo schermo. Vuole fare cose per la sinistra e il centrosinistra. Vuole attrarre anche chi non milita in formazioni radical, dare un porto a chi uscirà dal Pd, fare da sponda per Prodi e i prodiani.

UNA SCELTA GENEROSA. Infine, vuole tenersi pronto in caso cambio di marcia del Pd. Ecco perché vuole avere le mani libere. Ecco perché, lo dico al mio amico Enrico Rossi, non può fare la rinuncia con una scelta collegiale, questa sì impegnativa verso altri. Ecco perché di questa scelta va colta la generosità. Forse per questo Pisapia può restare un leader riluttante ma rivelarsi la carta vincente dell’area a sinistra del Pd e di marchio ulivista. Uno che lavora gratis dove lo trovate?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati