Gadget
15 Luglio Lug 2017 0800 15 luglio 2017

Dal M5s alla Lega: la corsa al gadget dei partiti

I grillini lanciano uno store ad hoc per il merchandising. Il Carroccio lavora a una linea di brand. E mentre il Pd sta (volutamente) a guardare, anche Radicali e Pli si muovono. Ma i ricavi sono ancora marginali.

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Felpe, magliette, tazzine e portachiavi, ma vanno bene anche braccialetti e shopper bag. Senza dimenticare le intramontabili bandiere o le classiche biro. In tempi di magra per le casse dei partiti che, dall’inizio del 2017, hanno dovuto dire addio, dopo un triennio transitorio di riduzione dei rimborsi, al finanziamento pubblico, torna in grande spolvero, tra le diverse opzioni di fundraising, il feticcio del gadget. Da regalare dietro elargizione liberale a banchetti, feste oppure online. E pazienza se Matteo Renzi non è Fedez né Silvio Berlusconi è Cristiano Ronaldo, sebbene ai tempi d’oro della discesa in campo, correva l’anno 1994, il kit azzurro prevedesse addirittura borse, cravatte e foulard.

METODI ALTERNATIVI DI AUTOFINANZIAMENTO. A puntare sulla gadgettistica per autofinanziarsi sono, innanzitutto, i Cinque stelle che, da strenui oppositori di qualsiasi forma di contributo pubblico ai partiti, sin dagli esordi hanno sempre cercato metodi alternativi per reperire risorse. Ma persino un piccolo partito come quello liberale italiano (Pli) si è dato da fare su questo fronte. Da due anni a questa parte, infatti, come ha raccontato a Lettera43.it Massimiliano Giannocco, membro della direzione nazionale e ideatore dell’iniziativa, «abbiamo creato una sezione ad hoc sul sito ufficiale con una serie di gadget che doniamo in base alle elargizioni liberali». Il bilancio, però, in casa Pli, non sembra incoraggiante: «Quello dei souvenir», fanno sapere dalla tesoreria del partito, «non è un canale che sembra decollare. Da un calcolo a spanne, infatti, nello scorso anno siamo riusciti a ricavare al massimo 100 euro».

IL M5S? UN MARCHIO CHE TIRA. Certo rispetto al Pli, il Movimento guidato da Beppe Grillo ha dalla sua la forza dei numeri, oltre che un elettorato molto giovane. Elementi che possono far ben sperare i pentastellati sul futuro dei loro simboli, dal tappetino del mouse, alle cover per cellulari, passando per le t-shirt da indossare per orgoglio grillino. Tipo quelle a sfondo giallo con impresso Grillo nei panni di San Francesco seguito dal lupo di Gubbio, in bella mostra ogni anno all’appuntamento o con la marcia Perugia-Assisi. Sarà anche per tale ragione se i Cinque stelle hanno appena lanciato addirittura uno store ad hoc per il loro merchandising. Uno spazio letteralmente per tutti i gusti visto che ospita persino una sezione di souvenir eco. Oltre che per mettere a sistema l’intero settore e «combattere», spiegano dal Movimento, «l'inevitabile contraffazione di un marchio che comunque ‘tira’».

Ma a innovare su questo fronte non sono i soli. Pure il Carroccio, legato al suo simbolismo sin dalle origini, in maniera quasi speculare al M5s, rilancia. Il partito di Matteo Salvini, infatti, come L43 è in grado di anticipare, sta lavorando per realizzare una propria linea di brand «con un sito ad hoc già pronto al debutto – riferiscono dai piani alti del partito «e una società che la gestirà. Insomma puntiamo a riportare in house il nostro merchandising, tutto rigorosamente made in Italy. Un modo per dare organicità all’attività, ma senza nulla togliere a quanto fanno e continueranno a fare le sezioni sul territorio, da un lato, e Radio Padania, con la sua offerta di digital radio, dall’altro». Ebbene sì, l’emittente ha puntato sulle radioline per cercare di ‘sintonizzare’ sempre più simpatizzanti.

LA LEGA INVESTE 10 MILA EURO. Lo scopo principale di tutta l’attività legata ai souvenir, comunque, «non è certo fare cassa», ha detto a L43 il tesoriere della Lega, Giulio Centemero. «L’obiettivo è fidelizzare. Per quanto il settore, pur non essendo una voce di peso nell’ambito della raccolta fondi, rappresenti una significativa possibilità di autofinanziamento per le sezioni sul territorio. Oltre ad assolvere, naturalmente, una funzione per noi molto importante e cioè accrescere il valore del brand». Un po’ come è accaduto con le felpe localistiche di Salvini, una per ogni città, replicate a livello locale. Che l’oggettistica non sia una grossa fonte di guadagno, tuttavia, lo rivelano ancora una volta i dati: i ricavi annuali dalle elargizioni liberali relative ai gadget si aggirano su qualche decina di migliaia di euro. Anche lo scorso anno, quindi, l’incasso è stato questo, «a fronte di quasi 10 mila souvenir prodotti, tra t-shirt, felpe, bandiere e altri oggetti per una spesa di circa 8 mila euro e senza contare le mille shopper bag e le altrettante bandiere regalate a militanti e simpatizzanti», dicono da via Bellerio. Non senza aggiungere che «nel 2017 il volume sarà più alto perché cominceremo a fare un po’ di magazzino e, quindi, anche il nostro investimento sarà maggiore e arriverà a 10 mila euro».

UN DECIMO DEI RICAVI COMPLESSIVI. Pure in casa Cinque stelle non è facile calcolare con precisione i ricavi da merchandising. I flussi, spiegano dal Movimento, non sono ricostruibili in dettaglio perché i prodotti ai banchetti e agli eventi non vengono ceduti a prezzo fisso, ma dietro offerta libera. Un'offerta che spesso, da parte degli aficionados, è più alta del valore minimo o del costo dell'oggetto o del food venduto. «Comunque alle tre edizioni di Italia5Stelle (Roma, Imola e Palermo), di media», sottolineano, «il M5s ha raccolto una cifra intorno agli 80-90 mila euro dal merchandising, oltre un decimo dei ricavi complessivi». Tra i gadget di maggiore successo fino a ora c’è senza dubbio tutta la campagna ‘Io dico No’ «anche perché», ha spiegato a L43 la responsabile delle tre kermesse nazionali, Roberta Lombardi, «quello era un messaggio-manifesto che poteva prescindere dal referendum costituzionale. Era ed è più ampio, di opposizione radicale a tutti gli abusi e le piaghe del Paese».

Se Lega e M5s, insomma, competono anche sul fronte dei souvenir, un partito come il Pd non sembra al momento interessato alla partita: «I nostri elettori non sono legati al feticcio degli oggetti, sono affezionati alle tessere. E per un certo periodo anche alle magliette che volontari e simpatizzanti ci chiedevano e noi regalavamo loro», ha raccontato a L43 il deputato Marco Miccoli, ex segretario del Pd Roma. Parole confermate da un altro dem sotto garanzia di anonimato: «Sono passati i tempi in cui si esponeva con orgoglio la spilletta della Cgil. Oggi è cambiato tutto. E poi, soprattutto in questa fase delicata per il partito, con una forte disaffezione si trova qualcuno in giro fiero di esibire un qualsiasi oggetti col nostro logo?».

L'ORGOGLIO DEI RADICALI. Un orgoglio che invece si respira in casa dei Radicali che hanno in archivio una memorabile collezione di gadget. Dalla maglietta ‘Buoni o cattivi”, lanciata nel 2004 in occasione della raccolta firme per il Referendum sulla fecondazione assistita e indossata da Vasco Rossi durante la tappa del suo tour a Latina, «alle pseudo aspirine – ha ricordato Rita Bernardini «contenenti marjuana, con tanto di bugiardino per la somministrazione. Le vendevamo ai banchetti ai tempi del Coordinamento radicale antiproibizionista». «Oggetti come le spille e le magliette sono sempre stati una forma di autofinanziamento importante per un partito come il nostro da sempre contrario ai contributi pubblici – ha rimarcato Isio Maureddu, storico militante dei Radicali che dalla metà degli Anni 80 si occupa proprio del merchandising in via di Torre Argentina «Solo che in questo momento la priorità per noi sono le 3 mila iscrizioni da raggiungere per la sopravvivenza stessa del partito».

NESSUNA VOCE IN PREVENTIVO. Quanto la gadgettistica incida sulle casse radicali, infine, non è facile da stimare perché «non abbiamo una voce in preventivo. D’altronde», ha concluso, «i vari simboli sono sempre stato collegati a battaglie e campagne specifiche. Sin dai tempi in cui eravamo noi stessi ad autoprodurre le spille in serie con una storica macchinetta che conserviamo ancora gelosamente».

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