Matteo Renzi
15 Luglio Lug 2017 1255 15 luglio 2017

Renzi rivendica il successo delle sue misure economiche

Il segretario Pd su Facebook difende i suoi #Millegiorni. E torna all'attacco di Monti e dell'austerity. Il senatore a vita: «Impossibile dibattere con lui. È un disco rotto».

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Matteo Renzi difende a spada tratta la sua fatica letteraria. Anche da Mario Monti, che in un'intervista al Corriere della Sera, gli ha dato del «disco rotto», bollando come «insensata» la proposta del deficit al 2,9%. Il segretario Pd su Facebook rivendica invece il successo della «strategia di crescita e di riforme che abbiamo fatto durante i #MilleGiorni» che «sta dando i primi frutti».

LA CRITICA ALL'AUSTERITY MONTIANA. «Proprio per questo», aggiunge Renzi, «la proposta di tornare a Maastricht che ho illustrato in Avanti e su cui discuteremo nei prossimi mesi è fondamentale per creare benessere e posti di lavoro nei prossimi anni. Il futuro si decide adesso». E rilancia: «Sia detto con molto rispetto per Mario Monti che oggi ha fatto una intervista per attaccare le tesi di Avanti: la cultura dell'austerity ha visto aumentare il numero di famiglie in povertà, un Pil negativo e crescere le diseguaglianze. E paradossalmente in quegli anni il rapporto debito Pil è peggiorato perché senza crescita il debito sale, sempre». Insomma: no austerity, no lacrime e sangue (anche se la ratifica del Fiscal compact fu votata nel 2012 anche dal Pd) perché all'Italia «servono strategie pro crescita, non austerity». «Sostenere una ricetta diversa, fatta di crescita e flessibilità è l'unico modo per ridurre il rapporto debito Pil e aumentare il benessere», si legge ancora nel post.

Avanti sta facendo discutere e questo mi fa piacere: era il mio obiettivo. In tanti mi state scrivendo i vostri...

Geplaatst door Matteo Renzi op zaterdag 15 juli 2017

Il Professore non aveva certo usato i guanti di velluto con il suo successore. «Dibattere con il presidente Matteo Renzi è, purtroppo, impossibile», aveva attaccato nell'intervista. «Le argomentazioni degli altri non gli interessano. Come un disco rotto, ormai ripete senza fine i suoi slogan e le sue accuse. Il rumore e la rissosità crescono esponenzialmente. L'impatto, in Italia e all'estero, tende asintoticamente a zero. Pari a zero è anche il suo rispetto per gli interlocutori e per la realtà».

L'ex premier bocconiano ha poi ricordato come il Fiscal compact abbia «un padre, Mario Draghi, e una madre, Angela Merkel. Io l'ho firmato, certo. Se in quel momento l'Italia, il Paese più a rischio dell'Eurozona, non l'avesse sottoscritto, lo spread sarebbe subito tornato ben oltre i livelli ai quali l'avevo trovato. Ma l'ho firmato», ha messo in chiaro, «in base a due considerazioni: quegli stessi vincoli erano già stati introdotti in forma cogente nelle regole europee, durante il governo precedente al mio, e prima di firmarlo eravamo riusciti a far modificare in senso meno penalizzante la procedura per sanzionare gli eventuali eccessi». La proposta di deficit al 2,9%, poi, viene bocciata in toto. «Appartiene al genere delle improvvisazioni in cui l'annuncio precede la riflessione, come fu la strategia fiscale del governo Renzi, annunciata a un'assemblea Pd a Milano senza che neanche il ministro dell'Economia», ha fatto notare Monti, secondo cui «bisogna far evolvere il patto di Stabilità introducendo uno spazio legittimo per veri investimenti pubblici. Una volta fatto questo si può puntare verso il pareggio. Creare uno spazio indiscriminato del 2,9%, dichiaratamente per ridurre le tasse in disavanzo mi sembra una recidiva senza senso».

LE FRECCE DEL PROF. Per il senatore a vita, poi, «dove Renzi brilla per viltà è quando mi accusa di avere lasciato oneri a carico dei futuri governi. Ho accettato di governare in un momento in cui nessuno voleva prendersi quel rischio e», ha sotolineato, «non ho, come lui, preteso di governare quando un collega lo stava facendo decorosamente. Il mio governo ha lasciato una finanza pubblica riequilibrata, un Paese uscito dalla procedura di disavanzo eccessivo integro nella sua sovranità, uno spread ridottosi ad un terzo, un processo di riforme avviato».

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