I 400 colpi

MACRON
400 COLPI 26 Luglio Lug 2017 0936 26 luglio 2017

E gli italiani si scoprirono un popolo di sadomacronisti

L'idolo da emulare si è trasformato in nemico. Perché si sa, quando si tratta di difendere i suoi interessi, la Francia non arretra di un passo. E monsieur le Président sul tema si è rivelato ancora più oltranzista dei suoi predecessori.

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Tra i tanti record italiani non proprio commendevoli, spicca quello della rapidità nel creare astri nascenti che poi alla prima prova dei fatti vengono repentinamente oscurati. L’ultimo più fulgido esempio è quello di Emmanuel Macron, il giovin presidente francese che appena eletto tutti i leader politici italiani avrebbero volto essere. E infatti nei salotti e nei giornali (spesso i due luoghi mediaticamente coincidono) era tutta una gara a individuare chi fosse il più macroniano dei nostri, quello che in versione italica ne potesse emulare l’irresistibile ascesa, il modo con cui aveva fatto strame delle logore vestigia della Republique, di istituzioni e partiti carichi di storia ma scarichi di futuro e prospettiva.

DA IDOLO A NEMICO. Ma non sono ancora passati tre mesi dal suo ingresso all’Eliseo, ed ecco che da idolo del nuovo che avanza Macron è diventato in Europa il nemico da cui guardarsi, l’uomo che mentre ti sorride e invita a cena in realtà ti sta pugnalando alle spalle in nome degli esclusivi e prioritari interessi del Paese che guida. Tant’è che è subito diventato il più cinico interprete dell’Europa a due facce, quella che negli innumerevoli vertici ufficiali e incontri ristretti fa ampia profusione di spirito comunitario salvo poi, fatte le foto di rito e spenti i riflettori, badare esclusivamente al proprio tornaconto.

Noi italiani, che per via delle nostre endemiche debolezze e un’innata indole al servaggio, ci presentiamo ai tavoli di Bruxelles e delle varie capitali come quelli che si accontentano delle briciole, siamo accolti con tutti i salamelecchi ma trattati di conseguenza. Ma quando ci sono da decidere le cose importanti, o difendere gli interessi nazionali, veniamo scaricati senza tanti complimenti e lasciati soli ad arrangiarci. L’incontro di Parigi con i leader libici, in cui agli occhi del mondo Macron ha fatto la figura del grande mediatore al confronto di noi italiani sulla vicenda inconcludenti e pasticcioni, suona beffarda nel momento in cui furono proprio i cugini d’Oltralpe che, bombardando inopinatamente Gheddafi, hanno reso quell’area del mondo un coacervo di instabilità.

PORTE CHIUSE AI MIGRANTI. Che dire poi della perentorietà con cui l’inquilino dell’Eliseo ha chiuso alle nostre richieste di condividere il peso degli sbarchi, aprendo i suoi porti o ignorando la proposta di visti temporanei per consentire ai migranti di defluire dall’Italia. O affermando la surrettizia distinzione tra migrazione economica e di guerra, abbia di fatto chiuso le porte d’accesso al suo Paese come preconizzato dalla surreale vicenda di Ventimiglia.

Da idolo Macron è diventato il nemico da cui guardarsi, l’uomo che mentre ti sorride in realtà ti sta pugnalando alle spalle in nome degli esclusivi interessi dela Francia

Se la Francia, da sempre, quando si tratta di difendere i suoi interessi non arretra di un passo, s’è capito che il moderno e post politico Macron sul tema è ancora più oltranzista dei suoi predecessori. Nelle grandi come nelle piccole questioni. Mentre faceva il pacificatore con i libici, il leader di En Marche impartiva ordini al suo ministro dell’Economia per sbarrare il passo a Fincantieri nella sua corsa a prendersi Stx-France. Questi sono i francesi, questo il loro modo di intendere reciprocità e libera concorrenza, dopo che con le loro aziende sono arrivati a controllare metà del sistema industriale e finanziario italiano.

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