Carlo Calenda
2 Agosto Ago 2017 1617 02 agosto 2017

Fincantieri-Stx, Calenda passa al contrattacco su Tim

Il ministro: «Applicheremo con intransigenza la legge sul golden power e proporremo una norma antiscorrerie per le aziende quotate». Chiesta una verifica sull'attività di Vivendi.

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«Applicheremo con intransigenza le norme sul golden power e proporremo una norma antiscorrerie per le aziende quotate». Relazionando in parlamento sulla vicenda Fincantieri-Stx, il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda è passato al contrattacco.

«Affrontiamo un mondo in cui nazionalismo e protezionismo tornano prepotentemente alla ribalta», ha detto infatti il ministro, «e il nostro Paese deve rafforzare i meccanismi di difesa dai comportamenti scorretti e predatori. Per questa ragione il governo italiano, per molto tempo da solo in Europa, ha contrastato con successo ogni progetto di indebolimento degli strumenti di difesa commerciale».

UN ARGINE ALLE ACQUISIZIONI PREDATORIE. Ed è sempre per questa ragione che l'Italia ha deciso di inviare all'Unione europea «una bozza di norma contro le acquisizioni predatorie di aziende ad alto contenuto tecnologico, da parte di imprese provenienti da Paesi che non sono economie di mercato».

I CASI TIM E MEDIASET. Un'azienda che ha sicuramente un alto contenuto tecnologico è Tim, controllata dai francesi di Vivendi. Mentre una società quotata che ha recentemente subìto, sempre da parte di Vivendi, quella che lo stesso Calenda ha definito a suo tempo una «scalata ostile e inaproppriata» è Mediaset, controllata dalla Fininvest della famiglia Berlusconi (leggi anche: Bolloré, i 4 dossier da trattare con Palazzo Chigi).

LA VERIFICA SU VIVENDI. «Facciamo quello che il governo deve fare, cioè applicare le regole», ha proseguito quindi il ministro in parlamento, annunciando di aver chiesto a Palazzo Chigi di «verificare se c'è l'obbligo di notifica sull'attività di direzione e coordinamento» in Tim dichiarata da Vivendi pochi giorni fa. Alla domanda se l'obiettivo di tale verifica possa essere una sanzione da comminare all'azienda capitanata da Vincent Bolloré, Calenda ha risposto così: «Vediamo cosa dice il Comitato (il riferimento è al Comitato di coordinamento per l'esercizio dei poteri speciali presso Palazzo Chigi, ndr), comunque questa cosa non ha nulla a che fare con la questione Fincantieri».

FERMEZZA NEI RAPPORTI CON LA FRANCIA. Sarà, ma la tempistica della mossa del ministro dello Sviluppo è piuttosto eloquente. Anche perché rimette sotto i riflettori la gestione di un asset strategico per il Paese come la rete delle telecomunicazioni, privatizzata nel lontano 1997 dal governo di Romano Prodi. Tornando alle trattative che riguardano i cantieri di Saint-Nazaire, Calenda ha infine assicurato che l'esecutivo «manterrà la linea di fermezza che ha seguito sin qui, tenendo però sempre aperto un canale di dialogo costruttivo con i francesi. Riteniamo che esistano tutte le condizioni per trovare un accordo su Stx».

Intanto, però, la notizia è che il governo ha aperto formalmente il dossier golden power su Tim. Di cosa si tratta? È un potere che lo Stato riserva a se stesso e che nel 2012 ha sostituito la vecchia golden share varata nel 1994, una norma che consentiva allo Stato di mantenere una quota nelle imprese pubbliche collocate sul mercato. Attualmente il golden power si applica a tutte le società, non soltanto a quelle partecipate dallo Stato o da altri enti pubblici, operanti nei settori strategici della difesa e della sicurezza nazionale, nonché a quelle che possiedono asset di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

DIRITTO DI VETO E SANZIONI PECUNIARIE. In sostanza il golden power offre al governo strumenti che consentono di intervenire nell'attivita ordinaria delle società in questione, arrivando fino al veto preventivo sulle acquisizioni solo in via eccezionale e al verificarsi di condizioni particolarmente gravi, ad esempio quando il compratore arrivi a detenere un livello di partecipazione al capitale con diritto di voto tale da compromettere gli interessi della sicurezza nazionale. Tra le ruote di Vivendi, tuttavia, sempre attraverso una stretta applicazione del golden power, potrebbe finire un altro bastone.

IL NODO DELL'INFORMATIVA. I francesi avrebbero infatti potuto/dovuto notificare al nostro governo l'avvenuta acquisizione del controllo de facto di Tim già nel 2016, per permettere un eventuale e tempestivo esercizio del potere di veto, ma non l'hanno fatto. L’inizio dell’attività di direzione e coordinamento su Tim è stata dichiarata volontariamente da Vivendi soltanto lo scorso 28 luglio. Ebbene: la legge consentirebbe di punire questo comportamento - la mancata notifica di un'informativa completa - con una multa. Una «sanzione amministrativa pecuniaria fino al doppio del valore dell'operazione e comunque non inferiore all'1% del fatturato cumulato realizzato dalle imprese coinvolte nell'ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio».

FARO ACCESO IL 31 LUGLIO. Sul sito web di Palazzo Chigi è stato precisato che la richiesta di una verifica sull'operato di Vivendi in relazione a Tim è stata presentata dal ministero dello Sviluppo al Comitato di coordinamento lo scorso 31 luglio. Al fine di valutare non solo «la sussistenza di obblighi di notifica», ma anche la più generale «applicazione» delle norme sul golden power.

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