I 400 colpi

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10 Agosto Ago 2017 0923 10 agosto 2017

L’abito fa il monaco e i giornali lo cuciono

Il sindaco di Viareggio Del Ghingaro viene cacciato da un ristorante perché, vestito in bermuda, non rispettava il dress code. Il Corsera 'approfondisce' e svela che gli abiti erano firmati e molto costosi, mentre il menù non superava i 30 euro. Cosa avrà voluto suggerici con questa informazione?

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Ciascuno, come diceva Andy Warhol, prima o poi deve avere il suo quarto d’ora di celebrità. E anche il sindaco di Viareggio l’ha avuto. Più di un quarto d’ora, una giornata intera visto che la sua foto con tanto di cronaca dell’episodio che gli è toccato campeggia su tutti i giornali. La vicenda ha un sapore d’altri tempi: Giorgio del Ghingaro, il primo cittadino della capitale versiliana, si presenta al ristorante in bermuda. Giusto il tempo di sedersi e un cameriere imbarazzato gli si avvicina per dirgli che così non può stare. Il locale è un circolo privato che tra le sue regole ha anche un dress code impermeabile alle stagioni, che rende obbligatori i pantaloni lunghi.

LA POLEMICA SCOPPIA SU FACEBOOK. Imbarazzo generale, sconcerto nel commensale cui non resta che alzarsi e guadagnare l’uscita. Siccome però non si tratta di uno qualunque, ma del sindaco, il giorno dopo scoppia la polemica anche perché Del Ghingaro, appena rientrato a casa, affida a Facebook il racconto della sua esperienza corredandolo con tanto di foto che lo ritrae con il corpo del reato, ovvero i famigerati bermuda.

La cosa potrebbe finire lì, ma ci pensano i media a rilanciarla comme il faut. Il più generoso di particolari è il Corriere della sera, fermamente deciso a diventare in omaggio al suo nuovo editore il primo quotidiano popolare italiano. Il giornale prende la foto postata dal primo cittadino e la pubblica corredandola di tutta una serie di informazioni che altrimenti ci sarebbero mancate. Facendo quello che molto spesso usano i femminili quando ritraggono le dive: mettere il cartellino del prezzo per ogni capo indossato. Si viene dunque a sapere che i famigerati bermuda costano 250 euro, i mocassini 350, la camicia bianca immacolata altri 250 e l’orologio 1.000.

MA QUANTO GUADAGNA IL SINDACO? Qualche domanda sorge spontanea. La prima, fastidiosamente moralista, ammettiamolo: ma quanto guadagna un sindaco per avere shorts così cari e mocassini che neanche le scarpe di D’Alema? La seconda: ma cosa avrà voluto dirci Del Ghingaro prezzando a uno a uno i capi che indossava? Che indossando 1850 euro aveva ben diritto di cenare in quel circolo? Che lui, per altro noto tributarista (ecco svelato l’arcano della prima domanda), non è uno straccione ma anche nel bel mezzo dell’afa agostana veste griffato dalla testa ai piedi? Che col denaro si può comprare tutto, anche il regolamento di un circolo che ancora pretende, giusto o sbagliato che sia, il rispetto della forma?

Ma cosa avrà voluto dirci Del Ghingaro prezzando a uno a uno i capi che indossava? Che indossando 1850 euro aveva ben diritto di cenare in quel circolo?

Colpo di scena finale, che sempre al Corriere dobbiamo. A un certo punto, infatti, l’articolo contiene un’informazione preziosa, oseremmo affermare dirimente: il ristorante del Club velico Versilia non è di quelli stellati, ma ha tariffe da trattoria, visto che per mangiare non si spendono più di 30 euro. Un caso di millantato credito o la rivendicazione della filosofia del circolo per cui in barba al prezzo del vitto è sempre l’abito che fa il monaco? Nel dubbio non resta che notare lo spirito di resilienza del suo gestore. Colpito, forse spaventato, dall’enfasi dell’episodio, si è ripromesso di organizzare una serata di pacificazione dove stavolta, quando si dice tenere la posizione, a essere banditi saranno i pantaloni lunghi.

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