Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

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BASSA MAREA 10 Agosto Ago 2017 1355 10 agosto 2017

Sui migranti un dialogo tra sordi che dura da oltre 20 anni

Flussi non spontanei. Stato sociale a rischio. Pericolo di conflitto razziale. Necessità di quote d'ingresso. Ne scriveva l'ex funzionario di governo Bolaffi nel 1995. Da allora destra e sinistra si sono solo insultate.

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I primi migranti africani chi scrive li ha visti nel porto di Genova nel 1973, clandestini su un cargo dal Congo carico di legnami tropicali pregiati. Un poliziotto stazionava alla scaletta e ne impediva lo sbarco. Questo ben prima che gli arrivi dal Nord Africa su barconi e poi gommoni incominciassero a ripetersi insistenti, con tragedie infinite e 4 mila morti annegati. Può sembrare strano, ma certi temi che oggi dominano il dibattito e formano il fronte contrapposto tra accoglienza e respingimenti erano già ben delineati decenni fa, e da allora poco si è mosso.

Possibile che non sia raggiungibile un consenso nazionale maturo? No, non è possibile, perché ci sono tre posizioni, semplificando:

  1. Il no agli immigrati, come minimo irrealistico data la demografia italiana (mai avuto bisogno di una badante per gli anziani di casa?);
  2. Il sì ma solo ai rifugiati veri e gli altri con quote annuali più o meno strette;
  3. Il sì a tutti poiché chi non scappa dalle guerre scappa dalla fame, caso questo che coinvolge la totalità del popolo dei gommoni dal Nord Africa, quindi sono tutti rifugiati come dice la linea dei cattolici di Sant’Egidio.

Le tre posizioni, o meglio la seconda e la terza perché la prima è come minimo singolare, non si parlano tra loro, si insultano.

Già più di 20 anni fa qualcuno affermava, con cognizione di causa, che si stava commettendo «un imperdonabile errore di valutazione politica nel considerare l’immigrazione come un favorevole terreno di battaglia sociale in linea con altre rivendicazioni del proprio elettorato». In altre parole, è sbagliato essere pro immigrazione in quanto si è contro la destra o contro l’immigrazione in quanto si è contro la sinistra, riducendo il tutto alla solita logica delle solite diatribe italiane. I migranti sono altra cosa. Esistono senza destra e senza sinistra.

RETORICA DA METTERE DA PARTE. Queste osservazioni le faceva Guido Bolaffi In un breve saggio dal titolo La destra, la sinistra e l’immigrazione pubblicato sulla rivista il Mulino nel numero del settembre-ottobre 1995. Ex sindacalista Cgil, funzionario allora a Palazzo Chigi (governo Dini), considerato fra i maggiori esperti europei di immigrazione, Bolaffi lamentava la difficoltà di stabilire in Italia alcuni punti fermi mettendo «da parte la retorica e gli stereotipi sulla vecchia, classica immigrazione, che non c’è più».

GIOVANI COME TESTA DI PONTE. L’immigrazione clandestina non è un fenomeno spontaneo, diceva Bolaffi nel '95 citando India o Bangladesh e non ancora l’Africa nera. «L’arrivo dei trafficanti provoca la mobilitazione economica di intere collettività che, con i loro risparmi, puntano a far partire il più intraprendente dei loro giovani come testa di ponte della successiva catena migratoria». Molti dei giovanotti africani che arrivano sui gommoni sono selezionati così anche oggi.

Guido Bolaffi.

L’Italia, scriveva Bolaffi 22 anni fa, sogna nel subconscio di essere ancora la povera Grande madre di emigrati e, si può aggiungere, si trova a vivere il sogno di Grande madre di immigrati, di salvatrice di vite disperate. «Camminiamo ormai su un sentiero molto stretto», osservava però Bolaffi. Primo perché non si potrà avere a lungo una politica dell’immigrazione troppo diversa da quella degli altri partner. Secondo perché «la nostra afflittissima burocrazia» rischia il cortocircuito di fronte al fenomeno immigratorio.

ESPLOSIONE DI PATOLOGIE SOCIALI. Il nostro Paese resisteva alle regole di Schengen che imponevano controlli alle frontiere esterne, regole per molti italiani liberticide. L’Italia rifiutava dopo forti polemiche l’identificazione elettronica e non cartacea dei nuovi privati, ritenendola discriminatoria. L’Italia non si rendeva conto che se «la clandestinità diventa, anziché eccezione, regola, si pongono le basi per l’esplosione della più grave tra le patologie sociali: il conflitto razziale».

Certo, i migranti regolari inseriti al lavoro svolgono un importante ruolo di contribuenti dell’Inps, ma chi si dichiara contento dei migranti «perché mi pagano o mi pagheranno la pensione» esagera notevolmente. Come Bolaffi osservava 22 anni fa, «tra immigrazione e stato sociale esiste un difficile rapporto di compatibilità. La crescita dell’una porta infatti l’automatica diminuzione del grado di copertura dell’altra. Un problema fino a oggi accuratamente rimosso nelle posizioni della sinistra, che ha sempre invocato il massimo di apertura dei confini e l’estensione a tutti delle prestazioni sanitarie e assistenziali».

WELFARE USUFRUITO DA TUTTI. È cambiato qualcosa? La medicina soprattutto, fra le massime voci di spesa del bilancio pubblico, è molto sbilanciata a carico dei “vecchi” contribuenti nazionali, che pagano da ben più tempo. Ma tutti ne usufruiscono.

La variabile africana, 22 anni fa non così forte, pone l’Italia e l’Europa di fronte a un esodo disperato che difficilmente potrà essere accolto se non in parte. Non dimentichiamo mai i dati demografici africani: 500 milioni di abitanti fino a 50 anni fa, 1,2 miliardi oggi, 2,4 miliardi fra 30 anni. Qualche anima bella paragona il viaggio dei migranti a quello di Ulisse, con la ricerca negli occhi, e dice che Ulisse oggi sarebbe su un gommone. Ma attorno all’anno 1200 avanti Cristo, l’era di Ulisse, il Mediterraneo aveva forse 15 milioni di abitanti Egitto compreso, oggi ne ha 500.

ACCOGLIERLI, MA FINO A CHE LIMITE? C’è anche chi, vedi il presidente della Camera Laura Boldrini, dipinge come ineluttabile l’arrivo di milioni di africani e il dovere italiano ed europeo di accoglierli. Fino al limite del possibile, che la signora Boldrini non indica, in genere. Questo non rasserena gli animi. L’Africa - per non parlare di altre aree, ma sarà l’Africa il problema maggiore - è o sarà presto come un metro cubo d’acqua che vuole tracimare su un barile da 200 litri, l’Europa. E l’Italia, che è come una bacinella da 10 litri, che fa, si candida a soluzione del problema?

Il ministro dell’Interno Minniti cercando di frenare gli sbarchi non propizia l’avvento di Salvini. Sono le linee alla Boldrini che stanno tirando la volata alla Lega

È sbagliato dire, a parere di chi scrive, che il ministro dell’Interno Marco Minniti cercando di frenare gli sbarchi fa una politica alla Salvini e quindi propizia l’avvento di Salvini. No, Minniti cerca di evitare una vittoria di Salvini. Sono le linee alla Boldrini che stanno tirando, ahimé, la volata alla Lega Nord e ad altri. Già 22 anni fa, con una pressione migratoria molto più bassa, Bolaffi identificava in «quote ben definite per nuovi ingressi» l’unica strada, in prospettiva. Dopo quasi un quarto di secolo siamo ancora fermi a discutere, e fra sordi.

RISCHIO DI UNO TSUNAMI ALLE URNE. Parte notevole della sinistra e del mondo cattolico alla sola parola “quote” reagisce con forte dissenso. Si capisce il desiderio di salvare vite disperate, ci mancherebbe, ma che cosa alla fine abbiano in mente, se non un’infinita insostenibile bontà, su un piedistallo di nobiltà morale, non è chiaro. Speriamo che il prossimo voto politico, fra sei mesi o poco più, non sia uno tsunami. Molti risultati delle recenti Comunali di giugno 2017 sarebbero solo l’antipasto. Schiarirsi le idee con una tempesta non è mai il massimo, e costa sempre troppo.

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