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Ong nel mirino

Migranti: Ue, ok a codice Italia per Ong
MAMBO 11 Agosto Ago 2017 1001 11 agosto 2017

Chiesa e Viminale lascino stare le Ong e pensino a scafisti e mafie

Oggi, pur con tutta la tecnologia di cui dispone il ministero dell’Interno e la rete di relazioni internazionali, non viene fuori il nome, uno solo, di uno scafista, di uno di quei trafficanti di uomini che scandalizzano i vescovi italiani. Gli unici nemici da combattere sembrano essere i migranti e chi li aiuta a non morire.

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I vescovi italiani, come spesso accade loro, sono entrati nella politica italiana e come, sempre accade, hanno scelto il governo. C’è poca misericordia nelle parole del loro presidente che invita le Ong ad accettare sulle navi le forze dell’ordine italiane, perdendo così lo status di terzietà. C’è poca misericordia nel mettere al primo posto il traffico anziché la salvezza dei “trafficati”. Il dibattito pubblico sull’immigrazione e sull’orribile tratta degli schiavi soffre di una deformazione propagandistica devastante.

MILIONI DI PERSONE IN FUGA. Partiamo da come le cose sono. Milioni di donne, uomini e bambini cercano di sfuggire, come possono, dalla guerra e anche, e forse soprattutto, dalla fame. Vogliono una vita migliore, in quasi tutti i casi vogliono una vita. Tutti coloro che hanno detto «aiutiamoli a casa loro» nulla hanno fatto, pur nel loro piccolo, a questo fine. Gli Usa ci aiutarono a casa nostra con il piano Marshall, che era un finanziamento imponente gestito non a pioggia e che pretendeva progetti e imponeva anche una gestione politica favorevole agli americani, ovvero ostile ai loro nemici.

Qui «aiutiamoli a casa loro» vuol dire, invece, ributtarli nei lager libici con qualche soldo in più, sperando che ne escano vivi, che non finiscano ancora nelle mani di trafficanti, che possano tornare nei loro Paesi, che spesso, per via della guerra, non esistono più. Chiunque dica «aiutiamoli a casa loro» senza reggere questa affermazione con una iniziativa internazionale che assomigli a un progetto fondato su grandi risorse e su soggetti che le gestiscano (insospettabili) e con obiettivi (siamo realistici) ventennali, sa di dire una bugia a fini elettorali, si chiami Salvini, Renzi o Minniti.

COSA HANNO FATTO I VESCOVI FINORA? La bugia elettorale sta anche nel viso dell’arme del ministro Minniti. Le Ong non sono forze di polizia, non possono diventarle surrettiziamente, il loro ruolo è salvare gli schiavi dovunque siano. Se vi sono Ong che lucrano commettendo reati se ne occupi la magistratura, ma se non commettono reati non vedo la necessità di questa polverone. La tratta degli schiavi non nasce dall’attività di salvataggio delle Ong. Il rappresentante dei vescovi e il suo rappresentato, il vescovo di Foggia (e i vescovi della pianura del Tavoliere), quanti interventi e azioni concrete hanno fatto per bloccare il sistema che consente ai proprietari di fondi di utilizzare forza lavoro schiavizzata per le raccolte stagionali? Non c’è, anche in quel caso, da far rispettare le leggi o chi utilizza schiavi sulla terra e ha un nome e un cognome è meno colpevole dello scafista senza volto?

Occupiamoci dello scafista. Alle Ong si chiede di affondare i barconi o gommoni che portano tanti poveracci a ridosso delle loro navi. Si chiede anche di non collaborare con gli scafisti e di denunciarli. Nel primo caso per fare quella azione di distruzione le Ong devono essere armate e, come si è visto, non possono e non devono. Nel secondo caso il problema diventa più interessante e investe il nostro ministero dell’Interno e i suoi sistemi di alleanza sul territorio libico. Il Viminale vanta di aver restituito ai lager libici tanta povera gente. Lo fa ormai anche con la benedizione vescovile. Bravi. Avranno tanti voti in più, lui e il suo partito. Ovvero li avranno coloro che potranno dire che Minniti fa quel che loro sostengono da anni si dovesse fare.

LA NOSTRA INTELLIGENCE IN PANNE. Il problema però non sono i poveracci, ma chi li trasporta. Il problema non sono chi li accoglie sulle navi, ma chi li trasporta fin lì. Fin qui siamo tutti d’accordo. Ma, domandina semplice-semplice, l’intelligence italiana e le nostre forze militari e dell’ordine è mai possibile che, senza la delazione delle Ong, non sappiano chi sono, dove operano, da chi sono guidati gli scafisti. Perché si legge solo di rado di arresti di scafisti, spesso scelti fra gli immigrati salvati? Secoli fa si sapeva chi erano i proprietari e i comandanti delle navi negriere. A Nantes c’è uno straordinario museo a cielo aperto.

Minniti vuole che il lavoro sporco lo facciano le Ong e siccome le sta bloccando pensa di aver avuto un successo. Quando tutto riprenderà non gli resterà che sparare in mare con la benedizione vescovile

Oggi, pur con tutta la tecnologia di cui dispone il ministero dell’Interno e la rete di relazioni internazionali, non viene fuori il nome, uno solo, di uno scafista, di uno di quei trafficanti di uomini che giustamente scandalizzano i vescovi italiani. Si sa il nome del “pretone” eritreo che dal quasi Nobel passa alla quasi galera, povera anima santa. Invece al Viminale nulla sanno della struttura criminale internazionale che alimenta e gestisce la tratta degli schiavi. Si sapeva di più quando c’era la monarchia spagnola. Il problema è tutto qui. Come nel caso delle mafie garganiche. Oggi sul Foglio Alfredo Mantovano, persona seria e ex sottosegretario agli Interni, nonché magistrato, racconta cose su quelle mafie note da tempo e negate da tempo. Ci sono voluti quattro morti per scoprire una realtà che era sotto gli occhi di tutti e che solo un paio di magistrati hanno visto.

SERVONO I NOMI E COGNOMI DEGLI SCAFISTI E I LORO CAPI. Faccio questo esempio non per dire a Minniti di occuparsi di mafia e non di immigrati, e di occuparsene senza fare teatro ma con silenziosa operosità, ma per dirgli che in epoca moderna la battaglia non si fa come quando c’erano i pirati e le navi spagnole o inglesi. Oggi le polizie possono sapere quasi tutto. Minniti vuole che il lavoro sporco lo facciano le Ong e siccome le sta bloccando pensa di aver avuto un successo. Quando tutto riprenderà, perché tutto riprenderà, non gli resterà che sparare in mare con la benedizione vescovile senza aver torto un capello, nel suo caso di fa per dire, ai trafficanti e ai loro capi che i nostri apparati di forza e i loro amici libici conoscono o hanno il dovere di conoscere. Tutto il resto è propaganda elettorale.

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