Trump Maduro
12 Agosto Ago 2017 1024 12 agosto 2017

Trump minaccia anche Maduro: «Non escludo l'opzione militare»

Il leader di Caracas chiede un colloquio telefonico con Trump. La secca replica: «Volentieri, se ripristinerai la democrazia».

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Donald Trump apre un nuovo fronte e lancia un avvertimento chiaro al presidente del Venezuela Nicola Maduro: gli «Stati Uniti non escludono, se necessario, l'opzione militare» per affrontare la delicata situazione nel paese dopo il voto sull'Assemblea costituente. Parole dure che fanno eco alle ripetute denunce piovute da tutto il mondo contro Maduro per la brutale repressione delle manifestazioni di piazza dell'opposizione. E alla sfida lanciata dallo stesso presidente venezuelano che ha annunciato pubblicamente di voler incontrare Trump.

MESSAGGIO CHIARO A MADURO «Abbiamo molte opzioni per il Venezuela, e non escludo l'opzione militare. Il Venezuela non è così lontano dai, e la gente nel Paese sta soffrendo e morendo», ha affermato Trump al termine di un incontro con il segretario di Stato americano Rex Tillerson e l'ambasciatrice americana all'Onu NIkki Haley, convocato per fare il punto sulla Corea del Nord. Un messaggio chiaro quindi a Maduro, che continua a ignorare le critica e sfidare la comunità internazionale, rafforzato dall'Assemblea Costituente che lui stesso ha promosso, annunciando anche di voler incontrare Donald Trump.

A puntare il dito contro la violenza usata da Maduro è stato il responsabile del Comitato contro la tortura dell'Onu, Jens Modvig, che ha annunciato la richiesta di un incontro con le autorità venezuelane per discutere «il deterioro dei diritti umani nel paese», alla luce del rapporto diffuso due giorni fa dall'Alto Commissario Onu per i diritti umani. All'Onu si è aggiunta anche l'Organizzazione degli stati americani (Osa), il cui segretario, Luis Almagro, ha detto che dispone di «prove sufficienti» che dimostrano che Maduro «ha commesso e commette ancora crimini di lesa umanità in Venezuela» e ha annunciato che promuoverà una denuncia al Tribunale penale internazionale (Tpi).

ACCUSE RECIPROCHE. Il governo di Caracas, però, non ne vuole sapere niente di queste accuse e ha respinto il rapporto Onu, accusando l'organismo di «ingannare platealmente la comunità internazionale sugli atti di violenza perpetrati dall'opposizione venezuelana dallo scorso aprile». In quanto ad Almagro, Maduro ha già proclamato da mesi che l'ex ministro degli Esteri uruguayano è in realtà un agente della Cia, pagato per danneggiare la sua immagine.

MADURO CONTRO TUTTI. In un lungo ed applauditissimo discorso davanti all'Assemblea costituente, il presidente venezuelano ha denunciato essere vittima di attacchi da ogni direzione: l'opposizione che promuove «violenza fascista», i Paesi della regione, che «vogliono imporci un blocco», gli Usa, che finanziano «terroristi paramilitari» e la «borghesia parassitaria», vera responsabile a suo avviso della acuta crisi economica del paese. Contro tutti questi avversari, Maduro ha lanciato il guanto della sfida.

ATTACCO ALL'OPPOSIZIONE INTERNA. Ai presidenti sudamericani che lo criticano ha detto che vuole «vederli faccia a faccia» in un vertice continentale, e a Donald Trump che spera fargli cambiare idea sul suo paese, se accetta incontrarsi con lui a New York, a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu. Le parole più dure, però, le ha riservate all'opposizione interna. Dopo aver insultato l'ex candidato presidenziale Henrique Capriles con uno scherzo omofobo, Maduro ha promesso che la Commissione della Verità della Costituente chiamerà a dichiarare «uno per uno» i suoi dirigenti, per punire chiunque «abbia istigato la violenza terrorista e fascista».

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