MASSONERIA
15 Agosto Ago 2017 1800 15 agosto 2017

Massoneria, un manuale contro il complottismo

Squadra, compasso, grembiule. E un complesso rituale. La palestra d'iniziazione descritta e spiegata in una guida che fin dall'inizio si prefigge di smontare l'alone di diffidenza intorno alle logge.

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Forse era dai tempi della scoperta della famigerata Loggia P2 che il tema massoneria non intrigava così il giornalismo e il dibattito politico. L’indice puntato dell’ex direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli ha scatenato retroscenisti e complottisti, e Matteo Renzi si è visto costretto a replicare nel suo libro Avanti: «Massone io? Io che non mettevo il grembiulino neanche all’asilo…». I social poi hanno amplificato la faccenda e mixando la vicenda di Banca Etruria con l’inchiesta Consip si è arrivati di nuovo a ipotizzare il megacomplotto, dove a tirare i fili ci sarebbero sempre loro: i massoni lobbisti e trafficoni. I potenti. I veri padroni occulti.

MANUALE CONTRO I COMPLOTTISMI. Ma che cos’è allora veramente questa famigerata massoneria? Come nasce? Cosa si propone? E perché resta immersa nel limbo di una segretezza sospetta? Sono domande cui tenta di dare risposta la Guida alla massoneria scritta da Michele Leone e appena pubblicata da Odoya (pp. 376, euro 20). Un manuale utile per un orientamento di massima, che va letto con un’avvertenza: fin dalle prime righe l’autore appare soprattutto preoccupato di disinnescare le polemiche antimassoniche, presentando le varie scuole come palestre di iniziazione.

LA GALASSIA DI OBBEDIENZE. Già, perché la massoneria al singolare in realtà non esiste. Ci sono invece le varie, particolari «obbedienze», accomunate tra loro da una serie di elementi: l’utilizzo di riti e cerimonie, il riconoscimento di un principio primo chiamato Grande Architetto dell’Universo, l’adozione di Statuti simili nei contenuti a quelli in uso a tutti i liberi muratori. Il massone però non è semplicemente un filantropo: non si occupa solo di operare per il bene dell’umanità, ma si trova immerso in una babele di simboli e miti (ripresi dagli antichi egizi ma anche dalla setta dei Rosacroce) in cui alla fine dovrà trovare orientamento spirituale.

IL RITO DELL'INIZIAZIONE. Non a caso l’apprendista si presenta per la cooptazione in una confraternita con gli occhi bendati e con una corda al collo che è la metafora del suo collegamento alla materia. Il candidato che chiede di entrare in una loggia si presenterà allora «né nudo né vestito, ma in stato di decenza, braccio e seno sinistri scoperti, gamba e ginocchio destri messi a nudo, piede sinistro scalzo, con una lunga corda attorno al collo che termina in un nodo scorsoio e gli occhi coperti da una spessa benda…». Almeno così prevede il rituale.

Uno stemma massonico.

L’idea che vorrebbe trasmettere Michele Leone è quella della massoneria come lenta e faticosa costruzione non di un edificio in muratura (la massoneria com’è noto riprende le tradizioni delle confraternite medievali dei costruttori di cattedrali) ma di una coscienza illuminata e libera da pregiudizi. Questa pratica legata a una cerchia di pochi eletti la rende troppo esoterica per essere compresa da tutti e la espone a diffidenze molteplici.

IL SOSPETTO DELLA CHIESA. Come forma di iniziazione titanica - l’uomo che da solo intraprende la via dell’illuminazione facendo uso di un disinvolto sincretismo tra varie tradizioni - la massoneria è guardata lecitamente con sospetto dalle religioni in generale e dalla Chiesa cattolica in particolare. Non solo, ma anche da un punto di vista esoterico grava sulla massoneria il giudizio negativo di chi, Julius Evola tra questi, vi vede solo il residuo di una tradizione ormai priva di energie vivificanti. E lo stesso René Guenon, che fu iniziato ai misteri massonici, metteva in guardia contro la degenerazione della massoneria moderna nata dalla Gran Loggia d’Inghilterra, giudicata come il fulcro operativo del «sovversivismo mondiale».

PIETRA, FUOCO, TEMPIO: I SIMBOLI. Ma qui sconfiniamo nel terreno delle interpretazioni e dei giudizi storici mentre allo stato attuale non disponiamo di un’ermeneutica della massoneria ma solo di una spiegazione a livello letterale della sua ricca simbologia. A cominciare dalla pietra, la materia umana da plasmare: la pietra grezza rappresenta il neofita che deve lavorare su stesso e non è ancora «pietra squadrata». Accanto alla pietra, c'è il fuoco di Prometeo che diede origine alla tecnica. Quindi il Tempio di Salomone che indica la vera conoscenza e il suo costruttore, Hiram, il Grande Architetto appunto, sepolto con una squadra e un compasso, che è «artefice, artigiano, fabbro». Chi è Hiram per i massoni di oggi? «È un simbolo morale, è l’uomo probo perseguitato, è l’idea del progresso inceppata dai sofismi come dalle persecuzioni…», scrive Leone.

Un tempio massonico.

Qui si coglie uno dei punti più ambigui incontrati dallo studioso delle tradizioni massoniche: la componente progressista e illuminista delle libere muratorie odierne e l’impossibilità di conciliare questa tendenza con le tradizioni sacrali da cui la massoneria si vorrebbe originata, che siano i misteri egizi o gli antichi culti di Mithra. Né può valere qui la distinzione tra una massoneria esoterica e una più confacente ai gusti contemporanei, essoterica o sociale: anche nell’idea dell’Architetto dell’Universo infatti, molto simile al Demiurgo platonico, la dimensione della trascendenza è trascurata e lasciata in disparte. Tutto parte dall’uomo, per quanto saggio e consapevole, e all’uomo ritorna.

DONNE QUASI ASSENTI. E le donne? Esistono ordini massonici misti in cui sono ammesse ma non mancano notevoli resistenze alle pari opportunità in fatto di apprendistato massonico. Tra i più tenaci sostenitori dell’impossibilità per una donna di trasmettere l’iniziazione troviamo ancora René Guenon, considerato da molti massoni occidentali un faro da seguire. Le donne insomma, almeno finché non prevarranno le comunioni massoniche miste, dovranno accontentarsi del regalo di un paio di guanti bianchi.

IL DONO DEI GUANTI BIANCHI. Un doppio paio di guanti bianchi viene infatti donato al neofita che ne terrà un paio per sé mentre l’altro lo regalerà alla donna che stima di più al mondo. «Questi guanti», prescrive il rituale, «sono destinati alla tua perfetta polarità contraria, cioè quella lunare…». Una forma di risarcimento alle donne per la loro esclusione dai misteri dei riti massonici. Goethe regalò il suo doppio paio di guanti bianchi ricevuti come neofita a Charlotte von Stein: «Un modesto dono l’attende al suo ritorno, la cosa più straordinaria che ha è che lo posso regalare a una sola donna nella vita». Un tocco di galanteria che sicuramente rende meno lugubri e soffocanti i rituali cui deve sottoporsi l’apprendista nel suo cammino solipsistico verso la conoscenza.

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