Draghi Weidmann
16 Agosto Ago 2017 1800 16 agosto 2017

Il duello Weidmann-Draghi dietro la guerra al Quantitative easing

C'è lo zampino del n.1 della Bundesbank nell'attacco all'acquisto di bond. Così la corte tedesca tenta di minare la credibilità della Bce. E Super Mario deve guardarsi dal suo storico nemico interno. Le trame.

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Nel 2012 più di 34 mila tedeschi, politici di destra e di sinistra, docenti universitari e comuni cittadini, si erano appellati alla Corte costituzionale di Karlsruhe contro lo scudo anti spread. Oggi come allora, i giudici avevano accolto i procedimenti, chiesto alla Corte Ue di esprimersi e deciso infine che il programma con cui Mario Draghi aveva inaugurato l'era del «whatever it takes» («qualunque cosa necessaria» per salvaguardare l'euro) era compatibile con il diritto dello Stato tedesco.

NUOVA TEMPESTA SULLA MONETA UNICA. Cinque anni dopo, il massimo tribunale di Germania torna a mettere in discussione l'operato della Banca centrale europea e la stabilità della moneta unica accogliendo i ricorsi contro il programma di acquisti di bond presentati dall'ex fondatore del partito euroscettico Alternative für Deutschland (Afd) Bernd Lucke, dall'ex rappresentante della Csu alleata di Angela Merkel Peter Gauweiler e dal professore Markus Kerber.

CON L'APPOGGIO DELL'ESTABLISHMENT. Lo fanno fuori tempo massimo, chiedendo alla Corte del Lussemburgo addirittura una procedura d'urgenza, visto che, con tutta probabilità, il giudizio arriverà quando il Quantitative easing (Qe) sarà in fase di chiusura. Ma intanto, a un mese dalle elezioni tedesche del 24 settembre 2017, a plaudire all'iniziativa ci sono ancora buoni pezzi dell'establishment tedesco. E soprattutto nel faldone dei giudici c'è ancora una volta, scritta nero su bianco, l'opinione di Jens Weidmann, capo della Bundesbank (la banca centrale di Germania), nemico interno di Draghi e soprattutto l'uomo che da sempre aspira a sostituirlo al timone dell'Eurotower.

A rivelare la consultazione del numero uno della "Buba" è stato il quotidiano di Zurigo Neue Zurcher Zeitung. Secondo cui, nell'affrontare il caso, la Corte costituzionale tedesca ha inviato in qualità di esperti un questionario di 43 domande sul programma del Qe sia alla Banca centrale europea sia all'azionista tedesco.

INSERITA UNA QUESTIONE GIURIDICA. Nella sua lettera al presidente della Corte, Weidmann ha elencato gli effetti collaterali indesiderati degli acquisti Bce e tra questi ha inserito però una questione giuridica, in perfetto stile tedesco, e cioè «un forte offuscarsi dei confini tra politica monetaria e politica economica». La questione non è da poco perché mentre i trattati Ue danno a Francoforte il mandato per la prima, la seconda è competenza degli Stati.

«DRAGHI NON PUÒ FARE COME DIO». Come scrive la Süddeutsche Zeitung, i giudici partono proprio da questo assunto: «Karlsruhe insiste sul fatto che la Bce... è responsabile solo per la politica monetaria, non la politica economica», si legge sul quotidiano di centrosinistra che, tanto per dare l'idea del clima, ricorda come i giudici stiano affermando che «Draghi non è Dio, non può stare al di sopra di tutto».

Del resto il numero uno della banca centrale tedesca aveva già testimoniato contro l'istituzione di cui vuole divenire presidente. Oltre ad aver organizzato negli anni una cordata contro l'attuale guida dell'Eurotower. Per lo scudo anti spread però la Corte Ue aveva chiaramente spiegato che le politiche monetarie inusuali della Bce rientravano pienamente nella cornice del suo mandato, perché motivate dalla crisi e perché i programmi di acquisti erano proporzionali, in sostanza perché i Paesi oggetto del maggior numero di operazioni sono quelli che partecipano in misura maggiore al capitale dell'Eurotower.

SUPER MARIO HA FATTO RISPARMIARE BERLINO. Ovviamente il principio è rispettato anche per il Quantitative easing, in tutte le sue declinazioni. I dati aggiornati a luglio 2017 e pubblicati dalla Banca centrale registrano un volume di operazioni mensili di oltre 12 miliardi di euro per la Germania, 10 miliardi per la Francia e 9,6 miliardi per l'Italia, primi tre azionisti Bce. Tanto che a fine luglio anche una ricerca della Bundesbank era giunta alla conclusione che le politiche di Draghi hanno fatto risparmiare a Berlino 240 miliardi di tassi di interesse.

L'Eurotower di Francoforte, sede della Banca centrale europea.

Per mantenere il principio della proporzionalità e quindi comprare soprattutto titoli tedeschi, a gennaio 2017 la Bce ha persino cominciato ad acquistare titoli di Stato con tassi di interesse inferiori ai propri e quindi a fare operazioni in perdita. E molte delle successive estensioni del Qe si devono proprio alla necessità di allargare un paniere che altrimenti avrebbe portato i bund a tassi sempre più negativi.

NON CHIARI GLI EFFETTI SUI BILANCI TEDESCHI. In più in generale il programma ha aumentato la scadenza dei debiti europei a 6,8 anni in media, un piccolo passo avanti verso una maggiore stabilità dell'Eurozona nel suo complesso che dovrebbe interessare la sua prima economia. E senza una reale condivisione dei rischi, che si ferma al 20% del totale degli interventi. Eppure i giudici della Corte costituzionale continuano a dichiarare che non sono chiari gli effetti del Quantitative easing sul bilancio dello Stato tedesco, di competenza del parlamento.

Il n.1 della Bce Mario Draghi col ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.

Il numero due dei cristiano democratici di Merkel, Ralph Brinkhaus ha dichiarato a Die Welt: «La Bce ha massicciamente esteso il suo mandato con le sue politiche di acquisto. Ecco perché è ragionevole che le sue azioni siano messe sotto esame dal punto di vista legale». Tra le poche voci contarie a sorpresa si è levata quella del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, in passato pronto ad accusare le politiche di Draghi di essere il carburante degli euroscettici di Afd e oggi impegnato secondo lo Spiegel a sostenere la candidatura di Weidmann.

IL DOPO DRAGHI INIZIA NEL 2019. E poi quella del presidente dell'istituto tedesco per la ricerca economica (Diw) Marcel Fratzscher. «La mia preoccupazione è che questa causa contro la Bce», ha dichiarato in un comunicato, «possa danneggiare la credibilità della Banca centrale europea in Germania». Bisognerebbe ricordarsene anche anche quando nel 2019 si valuterà chi è il più adatto a sostituire Draghi alla guida della sola istituzione che ha agito prepontemente contro gli effetti della crisi a livello comunitario.

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