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L'America di Trump

Virginia
TRUMPERIE 17 Agosto Ago 2017 1341 17 agosto 2017

Vivere negli Usa tra i neonazi, riprovando la paura dei nostri nonni

I fatti in Virginia ci ricordano che in America ci sono persone che non vogliono famiglie come la mia, ebrea. E risvegliano in noi antichi terrori. La sensazione è che la democrazia con Trump stia ormai morendo.

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Sono giorni difficili, quelli che hanno seguito gli eventi atroci di Charlottesville, in Virginia: che nel 2017 si possa ancora morire per mano nazista solo perché si sta protestando contro il Ku Klux Klan è gravissimo. Molti americani, in questi giorni di veglie e di riflessioni, hanno ricordato i loro nonni, che hanno combattuto contro il regime nazista durante la Seconda guerra mondiale. Molti neri hanno ricordato i loro, di nonni, linciati dai razzisti.

I NERI DEVONO STARE IN ALLERTA. Per quanto la situazione sia molto migliorata rispetto agli Anni 50, essere nero in America vuole ancora dire essere sempre in allerta, vuol dire insegnare ai propri figli come comportarsi quando da grande verranno fermati dalla polizia, per evitare che vengano arrestati o ammazzati per un fanalino della macchina rotto. Vuol dire mettere in conto un trattamento di second’ordine dalle istituzioni, dal capo, dagli insegnanti.

TRADIZIONI NONOSTANTE LE VIOLENZE. Il 90% della famiglia ebrea polacca di mio marito, invece, è morta nei campi di concentramento nazisti, ed è anche per questo che a casa nostra festeggiamo alcune delle feste ebraiche: per insegnare ai nostri figli che malgrado le violenze subite, malgrado i lager, le tradizioni della loro famiglia ci sono e anzi sono ancora più forti. Non è un caso se, malgrado il fatto che io e Dan avessimo deciso fin dall’inizio che non avremmo cresciuto i nostri figli con una fede religiosa, loro si identifichino come ebrei.

Nessuno, ovviamente, è tanto ingenuo da pensare che il razzismo e l’ideologia nazista fossero del tutto debellate, ma nessuno si aspettava di vedere simboli nazisti e bandiere confederali sventolare in un campus universitario della Virginia. Lo sanno tutti che le radio private americane sono di estrema destra e che convincono milioni di persone a credere a teorie complottistiche assurde, dal falso certificato di nascita di Obama al pizzagate (un uomo sparò in una pizzeria a Washington credendo alle voci secondo le quali il locale era un centro di sfruttamento della prostituzione minorile gestito da Hillary Clinton) durante le elezioni 2016, per ricordarne solo alcune.

L'ALT RIGHT CHE ODIAVA OBAMA. Sappiamo tutti cosa vuole dire alt right, e nessuno è stupito del fatto che il movimento di estrema destra che si sia rafforzato soprattutto durante gli otto anni della presidenza di Barack Obama e che ha invece apertamente ed entusiasticamente appoggiato il nuovo presidente. Per la destra radicale avere un presidente nero era come per noi avere un presidente di estrema destra.

Trump ci ha messo due giorni prima di usare le parole "Ku Klux Klan", "white supremacy" e "neonazisti". Considerato che impiega sette minuti a insultare via Twitter chiunque, sono un’eternità

È come avere un presidente che non vuole ammettere che, malgrado l’esecuzione materiale di una donna di 32 anni, la violenza durante la manifestazione è stata per mano nazista. Ci ha messo ben due giorni prima di usare le parole "Ku Klux Klan", "white supremacy" e "neonazisti". Due giorni. Considerato che ci impiega sette minuti a insultare via Twitter chiunque si permette di criticarlo, due giorni sono per lui un’eternità.

DONALD STA DALLA PARTE SBAGLIATA. Ma non solo. Il giorno dopo aver finalmente ammesso che l’America non tollera il nazismo, il presidente ha retwittato una vignetta agghiacciante postata da Jack Posobiec, leader del movimento alt right, che ritrae un giornalista della Cnn investito da un treno. Dopo poco, fortunatamente, Trump ha seguito il consiglio dei suoi scugnizzi e l'ha tolta. Ma ormai il danno è stato fatto, il messaggio era chiaro: «Sono ancora dalla vostra parte».

BRUTTE SENSAZIONI ORMAI DIFFUSE. Quindi vedere le immagini di questo corteo omogeneo e numeroso, di gente che vorrebbe avere una nazione senza persone con un colore diverso dal loro e senza persone come mio marito e i miei figli, ha svegliato in noi quel terrore provato dai nostri nonni e ha validato la sensazione che abbiamo dall’inizio di questa amministrazione: di vivere un momento storico in cui la democrazia sta velocemente morendo.

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