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MAMBO
18 Agosto Ago 2017 1126 18 agosto 2017

Caro Bechis, torna a fare il giornalista e smettila di alimentare odio

Scrive che il killer del Flaminio che ha ucciso e fatto a pezzi la sorella era di sinistra. E così invita a criminalizzare tutto il mondo cosiddetto buonista, quello ad esempio che tifa per le Ong, quello dell'accoglienza, quello che esibisce buoni sentimenti.

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Si può fare buon o cattivo giornalismo. Può capitare che buoni giornalisti facciano talvolta cattivo giornalismo per foga, per passione di parte, per la canicola. È difficile che cattivi giornalisti facciano buon giornalismo. L'imbarbarimento della società italiana trova nel giornalismo scritto e televisivo una causa fondamentale. Il modello era pronto. Bastava portare i discorsi da ubriachi delle osterie sulle pagine dei quotidiani o nelle arene televisive. Tutto il non dicibile poteva essere così legittimato, salvo poi ciascuno a lamentarsi quando la rabbia della Rete colpiva i propri prediletti.

UN'OPERAZIONE INDECENTE. Però c'è un limite al giornalismo cattivo. Ed è la stupidità o, se preferite una definizione non da querela, la pacchianeria. Prendiamo un caso caso attuale. C'è un collega che io apprezzo pur non condividendo alcuna sua idea politica, che da moderata e berlusconiana oggi è diventata filo-grillina. Parlo di Franco Bechis, faccione rotondo, barba non fatta, esperto di numeri e di economia ma ormai surclassato da Mario Sechi, che scrive cose in odio alla sinistra. Fin qui nulla quaestio. Oggi però è riuscito a fare l'operazione più indecente. Ha preso la biografia di un uomo tranquillo, che si occupava di cose di sinistra, che amava il sindaco Marino e un po' veltroneggiava, ne ha raccontato le piccole imprese quotidiane da "buonista" preparando così il colpo di scena finale. Si trattava dell'assassino del Flaminio che ha ucciso e fatto a pezzi la sorella. Il suo articolo ha come occhiello questa frase: «La vita buonista dell'uomo che ha fatto a pezzi la sorella». Ma nel timore che non si fosse colto il riferimento politico l'articolo è stato così titolato: «Così un cretino di sinistra può diventare un assassino».

Io ho fatto giornalismo di parte, come tutti. Diffidate da quelli che vi dicono che fanno «solo giornalismo», vi imbrogliano

Che dire? Replicare non si può, neppure utilizzando tanti buoni argomenti sulla follia, su nessun rapporto fra passione politica e azione criminale, in particolare quando l'azione criminale non è suggerita dalla convinzione politica. Né si può indicare indicare Bechis al disonore di un articolo vergognoso perchè io non amo questa gogna e poi perchè Bechis questo vuole raggiungere: il primato nella lotta più bieca alla sinistra per ragioni che non sappiamo (ma sapremo fra qualche mese). Resta il carattere sgradevole di un invito alla criminalizzazione di tutto il mondo cosiddetto buonista, quello ad esempio che tifa per le Ong, quello dell'accoglienza, quello che esibisce buoni sentimenti.

UN GIORNALISMO CHE SPINGE ALL'ODIO. Attenti, scrive Bechis, sono tutti efferati assassini. Io ho fatto giornalismo di parte, come tutti. Diffidate da quelli che vi dicono che fanno «solo giornalismo», vi imbrogliano. Meglio quelli che dicono dove sono e con chi e poi raccontano e commentano fatti con serietà e professionalità. Bechis ha fatto parte per anni di questa categoria. Oggi invece è diventato uno che spinge all'odio inconsulto verso la sinistra, torna senza sprezzo del ridicolo agli anni in cui «i comunisti mangiavano i bambini». È semplicemente senza vergogna. Come Magdi Cristiano Allam, che ha fatto titolare il suo pezzo sulla terribile strage di Barcellona così: «Il suicidio dell'Occidente. Chi accoglie e chi uccide». Sono penne pronte per la guerra civile fra italiani che, consapevoli o no, stanno sobillando.

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