Dai che è verde

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21 Agosto Ago 2017 1042 21 agosto 2017

Nessuno di noi è più libero come prima, a parte i razzisti e gli xenofobi

Grazie alle orrende gesta dell’Isis, finalmente possono vomitare senza vergogna i loro pregiudizi, spacciandoli per analisi ragionevoli. Mentre chi in questo momento paga il prezzo più alto del terrorismo sono coloro che hanno la pelle olivastra.

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«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà la verità», teorizzava il dottor Goebbels. Per i politici italiani vale l’aforisma contrario: possono ripetere una verità cento, mille, un milione di volte e sembra sempre una bugia. Se poi il politico è Paolo Gentiloni, qualunque cosa dica, vera o falsa che sia, sembra un ritornello noioso e retorico. Come l’affermazione enunciata all’inaugurazione del Meeting di Cl: «I terroristi non ci costringeranno a rinunciare alla nostra libertà», frase sentita non so quante volte, pronunciata da varie autorevoli bocche, dal 2001 in poi. Ma è una verità o una bugia?

CHI HA LA PELLE OLIVASTRA PAGA IL PREZZO PIÙ ALTO. Certo, a 16 anni dalle Torri Gemelle in Occidente le donne non girano tutte col burqa e i campanili non sono diventati minareti, e a diminuire la nostra propensione allo shopping non sono stati Osama bin Laden o gli uomini in nero ma la crisi economica. Chi è stato costretto a rinunciare concretamente a una parte della propria libertà sono gli uomini dalla carnagione olivastra, che negli aeroporti vengono controllati più scrupolosamente degli altri viaggiatori e vengono guardati con sospetto sui treni e negli alberghi (vittime di equivoci nelle ultime settimane, un rapper libanese, un comico francese che ripassava un copione ad alta voce, un turista sardo in Austria e perfino un cosplayer in Canada. L’anno scorso era toccato al calciatore Nainggolan in Belgio). Ma nessuno di noi è più libero come prima, a parte i razzisti e gli xenofobi, che grazie alle orrende gesta dei degenerati dell’Isis finalmente possono vomitare senza vergogna i loro pregiudizi, spacciandoli per analisi ragionevoli.

Siamo più paurosi, guardinghi e diffidenti e ci sentiamo meno sicuri: tutti i camion guidati dai fanatici dell’Isis messi insieme hanno fatto meno vittime dei veicoli guidati da laicissimi imbecilli con l’occhio fisso allo smartphone, ma questo non sarà mai il titolo di apertura di un telegiornale. La verità, con buona pace di Gentiloni, è che di pelle ne abbiamo una sola, e saremmo tutti disposti a rinunciare almeno in parte alle nostre libertà se questo ci garantisse davvero la sicurezza. Ma siccome la sicurezza non può garantircela nessuno, un po’ per la natura pulviscolare di questo terrorismo e un po’ per la mancanza di collaborazione fra Paesi europei, come ha sottolineato il premier spagnolo Mariano Rajoy all’indomani della strage di Barcellona, teniamoci la libertà e cerchiamo di farne il miglior uso possibile. Ad esempio, criticando il governo per il suo atteggiamento sul caso Regeni: se il terrorismo è di Stato, e di uno Stato partner in affari, la vita e la libertà di un cittadino italiano non contano nulla.

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