Elezioni Germania Merkel Schulz

Elezioni tedesche

Merkel Schulz
4 Settembre Set 2017 1500 04 settembre 2017

Elezioni in Germania, tra Merkel e Schulz un duello soporifero

Nel confronto tivù il candidato della Spd, più empatico e aggressivo, ha rimontato 10 punti, ma resta a -20: in testa c'è la cancelliera «più credibile, affidabile e competente» per la maggioranza degli spettatori.

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Non un duello, un «duetto». Per una volta la sinistra radicale della Linke e i liberali della Fdp la pensano allo stesso modo, bollando con un'identica battuta il duello tivù – il solo al quale la cancelliera tedesca abbia accettato di partecipare, negando sia il bis sia modifiche al format – tra la cristiana-democratica (Cdu-Csu) Angela Merkel e lo sfidante socialdemocratico (Spd) Martin Schulz: «Un duetto specchio della grande coalizione al governo». Hai voglia a fare la voce grossa, apparendo il più aggressivo nel dibattito, come dai sondaggi gli ha riconosciuto anche la grande maggioranza degli spettatori: Schulz per i partiti all'opposizione, a destra e a sinistra, «non è un'alternativa». E non pare un'alternativa valida nemmeno per l'ampia ferra di elettori moderati.

MERKEL «PIÙ COMPETENTE». A tre settimane dalle Legislative del 24 settembre 2017 in Germania, i numeri del faccia a faccia danno ragione alla cancelliera per l'80% degli aspetti presi in esame. Qualche sorpresa c'è: nelle interviste fatte dalla tivù pubblica Ard a migliaia di spettatori alla fine del duello, il 55% ha riconosciuto che Schulz «è più vicino ai problemi dei cittadini», mentre Merkel lo è per appena per il 24%, che è stato più grintoso e ha fatto anche meglio del previsto. Eppure per il tutto resto Merkel «è più convincente», «più credibile», «più precisa nelle argomentazioni», in una parola «più competente» del socialdemocratico per 20 anni di casa a Strasburgo. Un'analisi lucida, razionale da parte di un elettorato, dai giudizi dell'ultimo sondaggio, non emotivo: sarà anche per questo che il fronteggiarsi in tivù, incalzati dai giornalisti, è stato – come finora la campagna elettorale – il più noioso di sempre da parte dei due frontrunner.

Il blasonato ex ministro alla Difesa zu Guttenberg, sposato con la pronipote di Bismark, che in Germania come l'ex collega all'Istruzione Annette Schavan ha pagato con le dimissioni e una nuova carriera negli Usa le accuse di plagio mosse alla sua tesi di laurea (l'attuale titolare alla Difesa von der Leien è invece rimasta al suo posto), è stato il primo a rompere le dighe, deluso e anche un po' basito dalle performance: «Un duello che alla fine non c'è stato, per le posizioni centriste su diversi argomenti di entrambi», ha commentato nei talk show, precisando di essere in Germania per portare voti a un paio di candidati della Csu (l'ala bavarese dei cristiano-democratici) ai quali è vicino. Poi tornerà «tranquillamente» negli Usa.

IL PRESSING SU ERDOGAN. A onor del vero l'indole diversa di Merkel e Schulz si è svelata nelle domande secche a fine confronto: reticente a esporsi con un sì o con un no su temi divisivi la cancelliera («la famiglia resta fondamentalmente quella tra uomo e donna, ma quest'anno in parlamento abbiamo riconosciuto l'equiparazione anche per altri tipi di coppie...»), più netto l'ex capo dell'Europarlamento che, anche alla domanda se fosse giusto o no che l'ex cancelliere e il compagno di partito Schröder, diventato un dirigente di Gazprom, accettasse di entrare nel board anche del colosso russo Rosneft, ha risposto sincero e impulsivo «no». Il buon Schulz è apparso più idealista, Merkel una stratega mediatrice. Certo non era facile per lei essere battuta sul campo della conoscenza dei temi. Per quanto il segretario della Spd l'abbia spinta, infine, a non usare mezzi termini con la Turchia di Erdogan.

Il duello alla fine non c'è stato a causa delle posizioni centriste di entrambi su diversi argomenti

Zu Guttenberg, ex ministro della Difesa

Alla cancelliera restia a esporsi sul tagliare fuori Ankara dai negoziati per entrare nell'Ue, Schulz ha fatto notare come anche lei sappia bene che «con Erdogan l'unico linguaggio efficace sia l'aut aut». Infliggendole poi un altro fendente su Orban: il premier “centrista” e xenofobo ungherese «che la Cdu-Csu continua a invitare agli incontri del partito». Ma Merkel resta la titolare, dal 2005, del governo tedesco, è la donna e il terzo leader al mondo dopo più potente dopo i presidenti di Usa e Russia e ha buon gioco a replicare a Schulz raccontando di come l'altro ieri abbia parlato a telefono con Trump – «anche con Trump si deve trattare su alcuni temi» - e la settimana prima con Putin. «Fidatevi di me» è il messaggio della finora inesistente campagna elettorale di Merkel, e anche del dibattito tivù del 3 settembre.

30% ANCORA INDECISI. D'altra parte la cancelliera non è una comunicatrice (nel 2013 perse anche il precedente duello tivù), quanto una misurata maestra d'affondi: negli anni al governo e sotto elezioni non ha mai fatto uso di account Twitter e Facebook, solo per l'ultima corsa si è fatta intervistare dagli youtuber per sfilare a Schulz il voto di parecchi giovani entusiasti di lui. Certo il leader della Spd può lavorare sullo sprint: da prima a dopo il duello è salito dal 25% al 34% dei consensi, mentre Merkel è rimasta inchiodata al 54%. C'è poi nei sondaggi sulle Legislative un 30% di elettori ancora indecisi, che davanti alla tivù ha propeso per Merkel ma non è ancora sicuro. L'impressione è che comunque, superata l'ubriacatura dell'effetto novità che a febbraio portò a Schulz un'impennata nei sondaggi e di iscritti alla Spd, il tedesco medio sia tornato a credere che Merkel sia meno buona e meno impulsiva. Quindi più sicura per la Germania.

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